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http://www.archive.org/details/iltesoro01lati
COLLEZIONE
DI
OPERE INEDITE 0 RARE
DEI PRIMI TRE SECOLI DELLA LINGUA
PUBBLICATA PER CURA
DELLA R. COMMISSIONE PE' TESTI DI LINGUA
NELLE PROVINCIE DELL' EMILIA
>>
il^V
IL TESORO
BRUNETTO LATINI
VOLGARIZZATO
BONO GIAMBONI
RAFFRONTATO COL TESTO AUTENTICO FRANCESE
EDITO DA
P. CHABAILLB
EMENDATO CON MSS. ED ILLUSTRATO
DA
LUIGI GAITER
W
voii. i.
BOLOGNA
Presso Gaetano Romagnoli
1878
Bologna. - Reg. Tipografia.
PREFAZIONE
Nella solitaria mia cameretta di studio, quando assorto nella meditazione della Divina Comedia, più sento in me ed applaudo l' immagine di Dio, se improvviso mi si facesse innanzi , come lo ri- trarrebbe l'Ariosto,
Un venerabil vecchio in faccia mesta,
e mi si annunciasse quale maestro di Dante; non sarebbe atto di riverenza e cortesia , eh' io non gli profferissi. E se con un melanconico ammic- care dei languidi occhi infossati accennando alle spesse e sconcie macchie della sua veste , adda- tosi della spontanea mia compassione, mi sog- giugnesse : Aspetto lungo studio e grande amore
VI
di qualche Italiano ! come potrei non sentirmi acer- bamente eccitato ? Credi , amico lettore, che ap- punto così accadesse.
Mettiamo dunque mano alacremente all' opera, e ragioniamo innanzi tratto di ser Brunetto La- tini, e del suo grande Tesoro : poi di Bono Giam- boni , e del suo Volgarizzamento : finalmente del- l' opera mia, alla quale, comunque possa riuscire, né il lungo studio né il grande amore sono man- cati. La impresi in nome di Dante.
II.
Brunetto ] figlio di Bonacorso Latini 2, nacque d' illustre famiglia in Firenze.
L'anno di sua natività , pare sia stato il 1220 3.
Il titolo di ser, datogli da Dante, e da tutti gli antichi scrittori , indica la professione di no- taio. Vale quanto sere , sire , signore , dal latino senior (provenzale senor, senher, ser), ed era pro- prio a que' giorni, dei preti non insigniti di pre- latura, e de'notai.
Fu dittatore del Comune di Firenze, cioè se- gretario. Dittatore a que' giorni, come fu detto anche di Piero dalle Vigne, era chiamato chi det- tava o scriveva lettere a nome di altri.
VII
Egli era di parte guelfa. Manfredi re di Si- cilia, era stato chiamato in aiuto dai ghibellini scacciati da Firenze. I guelfi invocarono re Al- fonso di Castiglia. ■ Acciò che egli con sue forze venisse abbattere la superbia e signoria di Man- fredi, per la quale cagione i guelfi di Firenze gli mandarono ambasciadori per sommoverlo dal paese, promettendogli grande aiuto acciò che favoreg- giasse parte guelfa, lo ambasciadore fu ser Bru- netto Latini , uomo di grande senno. Ma innanzi che fosse fornita la imbasciata, i Fiorentini furono sconfitti a Monte Aperti (Ricordano Malespini, Istor. Florent, e. 162). „ La battaglia di Monte Aperti fu a' 4 di settembre dell'anno 1260. Ricordano annoverando poi tutti i guelfi cacciati di Firenze dai vincitori, nomina u ser Brunetto Latini e' suoi. (Ih. e. 168). „
Dopo che abbiamo udito la dolente storia da un contemporaneo; ascoltiamola dallo stesso Bru- netto, coli' elogio di re Alfonso :
El Tesoro comenza
Al tempo che Fiorenza
Fiorìo, e fece frutto Sì ch'ella era del tutto
La donna di Toscana, Ancora che lontana
Vili
Ne fosse i' uua parte,
Rimossa in altra parte, Quella de' ghibellini,
Per guerra de' vicini, Esso Comune saggio
Mi fece suo messaggio All'alto re di Spagna
Che or è re della Magna, E la corona attende
Se Dio non gliel contende, Che già sotto la luna
Non si trova persona 5 Che per gentil legn aggio,
Né per alto barnaggio, 6 Tanto degno ne fosse,
Coni' esso re Nanfosse.
E io presi compagna , 8 E andai in Ispagna,
E feci l'ambasciata Che mi fu comandata.
E poi sanza soggiorno Ripresi mio ritorno,
Tanto che nel paese Di terra Navarese
Venendo per la calle Del pian di Roncisvalle,
IX
Incontrai 'no scolajo Sovr' un muletto bajo,
Che venia da Bologna ; E, sanza dir menzogna,
Molt' era savio e prode. (Ma lascio per le lode
Che sarebbero assai). Io lo pur dimandai
Novella di Toscana In dolce lingua e piana.
Ed e' cortesemente Mi disse immantenente
Ch' e' guelfi di Fiorenza Per mala provedenza,
E per forza di guerra, Eran fuor della terra,
E '1 dannaggio era forte Di prigione e di morte.
(Te sor etto, Capitolo I.)
Ascoltiamo ancora da Brunetto il medesimo racconto, e lo sfogo dell' ira sua contro Manfredi. ■ Questo Manfredi crebbe tanto, ch'ebbe il reame di Puglia e di Cecilia. Onde molti dissero, ch'egli V ebbe contro Dio , e contra ragione , sì che fu del tutto contrario a santa Chiesa; e però fece egli molte guerre, e diverse persecuzioni contra
X
a tutti quelli d'Italia che si tennero con santa Chiesa, e contra a questa partita di Firenze, tanto che ellino furono cacciati di loro terra, e le loro case furono messe a fuoco ed a fiamma e a di- struzione. E con loro fu cacciato maestro Bru- netto Latino; ed allora se ne andò egli per quella guerra sì come scacciato in Francia , e là com- pilò egli questo libro per amore del suo amico , sì come egli dice nel prologo. (Tesoro, Libro II , capitolo XXIX). " „ E nel principio del suo com- mento alla Rettorica di Cicerone da esso volga- rizzata : " La cagione perchè questo libro è fatto, è cotale, che questo Brunetto Latino per cagio- ne della guerra la quale fue tra le parti di Firenze , fu sbandito da Firenze , quando la sua parte guelfa , che si tenea col papa e con la Chiesa di Koma, fu cacciata e sbandita dalla terra P anno MCCLX. Poi se n' andò in Francia , per procacciare le sue vicende. „ 10
A ragione Dante facevasi predire il bando acerbissimo dalla patria , da tale maestro onde aveva appresa l' ira implacabile dell' esule. Così avesse ottenuto, come sperava, senza viltà quando che fosse, il ritorno !
In Francia ebbe accoglienza ospitale presso un amico, del quale nessuno ci tramandò il nome. Il grato ospite così ne favella , nel prologo al
XI
suo volgarizzamento della Kettorica di M. Tullio : " Là trovò un suo amico, della sua cittade e della sua parte, e molto ricco d' avere, ben costumato e pieno di grande senno , che gli fece molto o- nore e molta utilitade, e perciò 1' appellava suo porto, siccome in molte parti di questo libro pare apertamente, ed era molto buono parlatore natu- ralmente, e molto desideroso di sapere ciò che li savi avevano detto intorno la rettorica. E per lo suo amore questo Brunetto Latino , il quale era buono intenditore di lettera, ed era molto intento allo studio della rettorica, si mosse a fare que- sta opera , nella quale mette innanzi il testo di Tullio per maggiore fermezza, e poi mette e giu- gne di sua scienza, e dell' altrui, quel che ne fa di mestieri. „
Come nel poema di Dante nessuno de' con- temporanei chiarì alcune allusioni a persone, per- chè da tutti erano conosciute, e noi ne deside- riamo indarno la chiave : così nessuno registrò chi fosse questo amico generoso di ser Brunetto, al quale dedicò il Tesoro, e ne parla in più luoghi con molto affetto.
Fu detto che abitasse a Parigi, e v'insegnasse filosofia u. Se con questo aneddoto volle ricordarsi che nel suo esiglio in Francia dettasse opere di
XII
filosofia, si disse il vero. Né egli , né i contem- poranei parlano della sua scuola.
Ignoriamo quanti anni durasse il suo esiglio. Fu certamente fino alla morte di Manfredi, ucciso nella battaglia di Benevento a' 26 febbraio 1266. In patria ricuperò V antico incarico di segretario del Comune, e prese parte a molti nobili uffici 12. Nel 1280 cooperò alla pace, comecché effimera, tra guelfi e ghibellini. Morì nel 1294, e fu se- polto nella sua parrocchia di santa Maria Novella. Nella capella del palazzo del Podestà a Firenze, si conservò il suo ritratto. Nella capella del se- polcro di Dante a Ravenna, sono quattro meda- glioni, che rappresentano Virgilio , Brunetto La- tini, Can grande, e Guido Cavalcanti 13.
L' abate Mehus fece una collezione degli elogi di ser Brunetto, intorno ai quali osserva il Tira- boschi, che i posteriori non sono che ripetizione dei precedenti.
Riporterò . questi soli, che sono i più autore- voli.
Giovanni Villani, dopo di averne narrata la morte, aggiugne: u Fu un grande filosofo , e fu un sommo maestro in rettorica, tanto in ben sa- per dire, quanto in ben dittare .... et fu dit- tatore del nostro Comune, ma fu mondano uomo. Et di lui avemo fatto menzione, perchè egli fu
XIII
cominciatore et maestro in digrossare i Fioren- tini, a farli scorti in bene parlare, et in sapere giudicare et reggere la nostra repubblica secondo la politica. „
Filippo Villani : " Brunetto Latini fu eli pro- fessione filosofo, d' ordine notaio , e di fama ce- lebre e nominata. Costui , quanto dalla rettorica potesse aggiungere alla natura, dimostrò. Uomo, se così è lecito dire , degno di essere con quei periti ed antichi oratori annumerato .... Fu mot- teggievole, dotto ed astuto, e di certi motti pia- cevoli abbondante, non però senza gravità e tem- peramento di modestia, la quale faceva alle sue piacevolezze dare fede giocondissima, di sermone piacevole, il quale spesso moveva a riso. Fu of- ficioso e costumato , e di natura utile , severo e grave, e per abito di tutte le virtù felicissimo, se con più severo animo le ingiurie della furiosa patria avesse potuto con sapienza sopportare. „
Di Brunetto qualche opera è ancora sepolta in qualche biblioteca, o tomba di derelitti viventi che sospirano la luce: qualche altra ò smarrita.
Possediamo oltre il grande Tesoro , del quale ragioneremo poi, il Tesoretto dall'autore intitolato Tesoro, in versi settenari rimati a due a due, forse frammezzato da prose, come la Consolazione della filosofia di Boezio, che ora deploriamo per-
XIV
dute u. Ë perduto altresì il fine del poema. Forse nessuno, come sospetta il Nannucci , si prese briga di ricopiare le prose, che per avventura furono inserite nel grande Tesoro , come vi è ri- petuta la miglior parte dei versi del Tesoretto , il quale per questa cagione potè essere detto da Giovanni Villani sua chiave 15.
In questo poema egli canta, come ritornando dalla sfortunata sua ambasciata ad Alfonso re di (bastiglia, da uno scolare di Bologna intendesse la sconfitta e 1' esigli© de' suoi guelfi. Fuori di sé per dolore smarrisce la via, e riesce alle radici di un monte, ove incontra una veneranda matrona, eh' è la Natura. Dopo lungo scientifico dialogo con essa, entra in una vicina selva a cercarvi la filosofia. Vi trova baroni, re, uomini dotti. Vede la Virtù , imperatrice accompagnata da quattro figlie regine, Temperanza, Prudenza, Fortezza e Giustizia, servite da quattro dame di corte, Lar- ghezza, Leanza, Cortesia, Prudenza. Continuando 1' avventuroso viaggio, trova il Dio d' Amore, ed Ovidio cancelliere della sua corte, che dà mano al poeta ad uscire di quel laberinto. Fatto voto di ritornare a Dio , pentito de' suoi peccati li confessa ad un frate a Monpelieri , e predica molti precetti morali. Ripiglia il poetico viaggio, cavalca di nuovo per selve , e poggia alla cima
XV
dell'Olimpo. Colà incontra l'astronomo Tolomeo: ma qui il poema è bruscamente troncato, come dicemmo 16.
Il Favolello è un' epistola , nel metro stesso del Tesoretto , a ser Rustico di Filippo , poeta fiorentino, suo amico 1T.
Se gli attribuisce il Fiore di filosofi , e di
motti savi, sull'autenticità del quale è a leggere
il Nannuci , nell' opera citata , che ne pubblicò
una parte. ( V. Illustrazione del Prologo del lib.
VI del Tesoro).
La Rettorica di ser Brunetto Latini , è il Trat- tato de invention e di M. Tullio , da esso volga- rizzato , che possediamo ora in parte. Non è il primo libro delle partizioni, come scrisse il Fon- tani™. A torto il Salviati dubitò dell' autenticità di questo volgarizzamento , oltre la testimonianza del Villani , avendo in suo favore altresì quella di Brunetto, e dei secoli. È inserito in gran parte nel libro Vili del Tesoro.
L' Etica di Aristotele attribuita a Brunetto che è il Libro dei visi e delle virtù ricordato dal Villani, è il libro VI del Tesoro , che prima fu compilato, e poscia dall' autore annestato nella maggior parte del Tesoretto.
Possediamo inoltre alcuni volgarizzamenti di Orazioni di Cicerone, di Livio, di Sallustio ecc.
XVI
Due gravi accuse furono fatte a sei* Brunetto: di essere stato lussurioso contro natura, e di a- vere composto 1' osceno Pataffio.
L'Allighieri nel canto XV dell' Inferno, lo trova punito di sì enorme vizio con troppi. Letterati grandi e di gran fama, rammenta il poeta, miseramente ne furono lerci. Non è il poeta che cerca il peccatore in quella bolgia, come fece di altri, né che primo lo adocchia e conosce. È da esso raffigurato , quasi contro la sua volontà. Venuto a parlare con esso, di tutt'altro gli favella , che del turpe de- litto, come usa con tutti i perduti : anzi gli mo- stra aifetto di figlio, gratitudine di buon discepolo, e stima che a nessun altro maggiore. Si noti bene quell'esclamazione affettuosa se altra mai: " 0 figliuol mio ! „
Così adocchiato da cotal famiglia Fui conosciuto da un che mi prese Per lo lembo, e gridò: Qual meraviglia !
Ed io, quando il suo braccio a me distese, Ficcai gli occhi per lo cotto aspetto, Sì che il viso abbruciato non difese
La conoscenza sua al mio intelletto: E, chinando la mano alla sua faccia, Risposi : Siete voi qui, ser Brunetto ?
E quegli : 0 figliuol mio, non ti dispiaccia Se Brunetto Latini un poco teco Ritorna indietro, e lascia andar la traccia.
XVII
Il maestro è dipinto sotto 1' aspetto meno o- dioso, eh' era possibile. Le lodi più affettuose al suo ingegno ed al suo cuore sono poi ad esso profuse. Ma è forza conchiudere, che quella ine- sorabile giustizia , eco direi per poco della giu- stizia di Dio, che superiore ad ogni attenenza di patria, di partito , o di amicizia, ingiungeva al poeta di condannare al supplizio eterno degli atei, Cavalcante, padre dell'intimo suo amico Guido, e Farinata degli liberti salvatore di Firenze, e di innalzare al paradiso Buonconte da Montefeltro, contro del quale combattè a Campaldino, e forse di sua mano uccise ; gli imponeva di registrare fra i sodomiti il suo buono e caro maestro, per- chè pubblicamente infamato per lo sozzo delitto. Il Villani , neir elogio di Brunetto non tacque , ch'egli fu " uomo mondano. „ Brunetto stesso nel Tesoretto , quando sotto il flagello dell' esiglio rinsavì, confessa all' amico, dopo di avergli rac- contata la sua conversione:
E poi eh' io son mutato,
Ragion è che tu muti; Che sai che siam tenuti
Un poco mondanetti
(Cap. XXI.)
b
XVIII
Che volesse dire " Uomo mondano „ lo spiega 1' uso vivente della lingua nella frase comune a tutta la penisola : " Donna di mondo. „
Non facciamo le meraviglie, se ripatriato ebbe gli onori e pubblici incarichi di prima , nulla o- stante quella macchia infame. Era vecchio, era convertito: per la sua rara perizia nel parlare e dettare, era necessario ad un partito finalmente vittorioso in guerra civile.
Accettando anche solo in parte , colla severa nostra critica, l'erudito ragionamento dell'accade- mico della Crusca Francesco Del Furia , ne ab- biamo abbastanza a provare, che non è opera sua il Pataffio , " una delle più triste e pazze cose che s' abbia mai viste l'Italia „ come lo chiamò il Perticari : " il sozzo breviario de' bagascioni e de' pederasti „ come disselo il Monti.
Disconviene del tutto all' uomo grave e dotto (sentenzia il Del Furia) che poneva ogni suo stu- dio in ben dire e ben dettare, e in digrossare i suoi Fiorentini, comporre un libro colla lingua e stile della più fetida canaglia , e colla sfacciata immoralità dei bordelli. — Osserviamo di rimando, che non è a stupire se laidamente abbia dettato, chi laidamente coli' opera ha contaminato la patria. L' uomo pur troppo non è sempre quello che deve essere, né quello che vuol parere, e pare. Alcuni
XIX
momenti di aberrazione mentale, e morale , sem- brano fatali anche ai genii più illustri. Se fossero oggi scoperti anonimi in qualche biblioteca ; e chi mai ardirebbe di imputare al divino Galilei alcuni suoi versi ?
Gli scrittori contemporanei , o che fiorirono poco dopo Brunetto , come Domenico Aretino , Francesco Buti, Giovanni e Filippo Villani, quan- tunque avessero occasione di favellarne, del Pataffio non fanno parola. -Rispondiamo, ch'è argomento af- fatto negativo. Ne possono aver taciuto, perchè n'ebbero vergogna per l'autore, per la lettera- tura nazionale, e per se medesimi.
Benedetto Varchi nell' Ercolano , fu il primo che disse Brunetto autore del Pataffio : " Ser Brunetto Latini, maestro di Dante, lasciò scritta un' opera in terza rima, la quale egli intitolò Pa- taffio, divisa in dieci capitoli , nella quale sono migliaia di vocaboli, proverbi, e riboboli, che a quel tempo usavano in Firenze, e oggi di cento non se ne intende pur uno. „ — Rispondiamo, che in qualunque serie, uno deve essere il primo. Il Varchi asserisce il fatto come cosa nota, e senza controversia. La sua autorità vale assai.
Il depravato gusto di poetare per frottole, e per motti, è posteriore a Brunetto. I bisticci, gerghi, riboboli, strambotti, e simile lordura, usa-
XX
ronsi solamente nel secolo dopo di esso. — Ricor- diamo, di grazia, la storia di altri nostri compo- nimenti, dei quali quanto più frughiamo nelle bi- blioteche, ritroviamo più antica 1' origine , fino ai primordii delle lingue romanze, al basso latino, e più là.
iNon si trovò antico testo a penna , in cui si legga il nome di ser Brunetto, come non 1' ha il codice della Magliabechiana del secolo XVII, né le due copie della Marucelliana, 1' una del Salvini, 1' altra del Biscioni. — Notiamo, che qualche altro codice antico si può ancora trovare, e staremo a vedere se ha nome d' autore. Chi tace, né afferma né nega.
Il Salvini scrisse questo titolo, che si conserva autografo, in principio del suo commento: « Vo- caboli fiorentini, distinti in dieci capitoli chiamati Pataffio, detto di Messer Brunetto Latini. » — In- cominciamo ad intenderci. Quest'autorità si con- trappone assai bene a quella del Varchi.
In un codice della Laurenziana, del secolo XV, si legge nel titolo : " Vocaboli fiorentini , distinti in dieci capitoli, chiamati Pataffio, fatto per . . . de' Mannelli, sendo in prigione. „ — Di questa pri-
XXI
gionia 1' autore fa cenno al capitolo V, dove manda in dono alcune rose :
L' amico Cesar abbia la più fina, Che mi vide in prigione con ambascio.
Facciamo tesoro di questa notizia, che vale
non poco.
Nel capitolo VI parla dei Priori di Libertà,
stabiliti nel 1282, cioè tredici anni, o in quel torno, prima della morte di Brunetto. Nel capi- tolo IV nomina le due porte di Firenze, Faen- tina e san Gallo, edificate nel 1284 , cioè dieci anni, o in quel torno, prima della morte di Bru- netto. Era dunque assai vecchio quando lo com- poneva , se vero è che 1' abbia composto. Ma nel capitolo IX l' autore si dipinge in fiorente giovinezza, comechè povero:
Povero in canna son, col capo biondo.
Dunque non può esserne Brunetto P autore. — È agevole rispondere, che nessuna legge obbliga il poeta (ed in modo particolare il poeta del Pa- taffioj, a render conto esatto di sé. Come Vir- gilio .giovane si finse vecchio colla barba grigia
XXII
neir egloga prima ; Brunetto grigio si potè finger giovane col capo biondo nel Pataffio. Tanto può esser vero che Brunetto allora fosse giovane, quanto è vero che fosse povero. Mettiamo in sodo a buon conto, che se Brunetto compose que' sozzi capitoli, li compose in vecchiaia.
Nel capitolo IX si parla di soldi, e di soldi rotti :
Amore ha nome 1' oste ; un soldo rotto Spendi, e non bere acqua di cisterna.
L' aggiunto rotto , mostra che 1' autore parla del soldo, o soldino, moneta d' argento e rame coniata nel 1462 , un secolo e mezzo dopo la morte di Brunetto. Il soldo tutto di rame, fu fatto coniare dal duca Cosimo assai più tardi. — Questo è argomento che prova.
Nel capitolo VII si parla di grossi, e di un tosatore di essi :
Tu ti fai beffe di grossi tonduti.
Ma i grossi furono coniati la prima volta nel 129G, quando Brunetto da due anni era morto... — L' argomento vale per mille.
XXIII Nel capitolo IX allude al fatto scandaloso, narrato dal Boccaccio nella novella di monna Belcolore, avvenuto tra il 13 20 e il 1330, come fu dimostrato dal Marmi. Dunque... — Altro ar- gomento, che vale per mille.
Nel capitolo UT ha questo lazzo contro i guelfi :
Non frottolar, che tu gli hai traballati: Quando 1' asino ragghia, un guelfo è nato.
Come può credersi , che Brunetto guelfo in carne ed ossa in tutti li suoi libri , in tutta la sua vita, scaraventasse tanto plebea villania con- tro dei guelfi ? E molto più, aggiungo , quando i guelfi erano ritornati vittoriosi in patria , ave- vano dimenticato le colpe della sua gioventù, vec- chio canuto lo onoravano e rimuneravano quale principale sostegno della repubblica ? Non ab- biamo bisogno di altre prove. La causa è vinta. Brunetto non è l'autore del Pataffio.
Ripetiamo dunque lieti al maestro di Dante, le cordiali parole di tanto discepolo:
Se fosse pieno tutto il mio dimando, voi non sareste ancora Dell' umana natura posto in bando.
XXIV
Che in la mente m'ò fitta, ed or m'accora, La cara e buona immagine paterna Di voi, quando nel mondo ad ora ad ora
M'insegnavate come 1' uoin s'eterna: E quant' io l'abbo in grado, mentr'io vivo Convien che nella mia lingua si scerna.
III.
Il Tesoro, da esso intitolato il grande Tesoro, è la grande opera di Brunetto, nella quale adunò il fiore dell'altre opere sue 18, non che gli studii e le cure di tutta la sua vita : della quale di- ceva a Dante altresì fra l'eterno dolore , non di altro sollecito che di essa ,
Sieti raccomandato il mio Tesoro,
Nel quale io vivo ancora, e più non chieggio.
Il Tesoro può dirsi l'enciclopedia italiana dei tempi di mezzo. Protesta il suo autore, che nes- suno può reputarsi istrutto a sufficienza, se non conosce almeno la prima sua parte.
Lo divide in tre parti , ogni parte in libri , ogni libro in capitoli lf).
XXV
La prima parte tratta della creazione del mondo, della formazione dell' nomo, della storia dell' an- tico e del nuovo Testamento , dell' origine dei primi regni, dell'astronomia, geografia, e storia naturale.
La seconda parte tutta dedicata alla morale, si divide in due : un compendio della etica, o mo- rale di Aristotele : una dimostrazione pratica del- l' etica con sentenze di filosofi, e con esempi.
La terza parte discorre della politica , o go- verno della città. La distingue in due : arte di parlare, o rettorica : arte di governare , con ri- guardo speciale alle condizioni d'Italia de' suoi tempi, delle quali l'autore era informatissimo , e dà un prospetto di grande interesse , eli' è forse il miglior trattato del Tesoro.
Il bisogno di un' enciclopedia era stato sen- tito assai prima dell' età di Brunetto. Lo Spéculum universale di Vincenzo de Beauvais, fu detto il più antico libro di simil genere. Dell' età di Brunetto sono, Le livre de Sydrach , ossia La Fontaine de toutes sciences : L' Image du monde, attribuita a Gautier de Metz , ambi in versi francesi : Le Trésor di Pietro de Corbiac : Le Bréviaire d'amor, di Ermengardo de Béziers , ambi in versi pro- venzali.
XXVI
Prima del Beauvais (dai nostri appellato il Bellovacense) , Alessandro Neekam in Inghilterra aveva scritto due libri De naturis rerum. (London 1863, edìt. Wright). Filippo di Thaun avea com- posto nel secolo duodecimo due poemi editi dal Wright, Le livres des créatures , ed il Bestiarius. Frugando, se ne possono trovare anche altri.
Il Quadrio accusò il Latini di avere copiato e Tesoretto e Tesoro , dal Tesoro di Pietro di Corbiaco. Il Bettinelli ripetè 1' accusa , rinca- rando la dose, come quegli che nemico di Dante nelle famose Lettere virgiliane , poco amico do- veva essere del suo maestro. Il Galvani con quella dottrina che lo distingue , dimostrò che, eccetto qualche accidentale somiglianza in qualche parte di minore rilievo, 1' opera di Brunetto è originale (Osservazioni sulla poesia dei Trovatori , capitolo XL1TI.) Il Nannucci ponendo a confronto i brani di Pier da Corbiaco con quelli di Brunetto che hanno qualche somiglianza , fa toccar con mano la frivolezza ed insussistenza dell' accusa ( Op. et loc. citi)
Ser Brunetto schiettamente confessa di avere compilato da molti libri, oltre che nelle frequenti citazioni inserite nel Tesoro, nello stesso proemio: « Non dico io niente in questo libro, che sia tratto del mio povero senno, né della mia ignuda, scienza;
XXVII
anzi è come una massa di mele tratta da diversi fiori ; che questo libro è compilato solamente dei meravigliosi detti degli autori, che dinanzi al nostro tempo hanno trattato di filosofia. „ Non si può dun- que a ragione redarguire di plagio. Egli compila,
e non crea.
Il Chabaille raggranellò brani di scrittori fran- cesi, anteriori o contemporanei di Brunetto, i quali espongono le medesime dottrine del Tesoro, e ne conchiuse , eh' egli dimorando in Francia , e scri- vendo in lingua francese, abbia copiato da essi. Non negherò che Brunetto possa aver avuto sotto de li occhi quei libri, e fattone anche ad un bi- sogno il suo vantaggio; ma nego, che da quelle sorgenti di seconda mano abbia egli in maggior copia attinto. Suoi maestri ed autori sono Aristo- tele, M. Tullio, Plinio, Solino, Seneca , ed i libri della Sacra Scrittura prima di tutti. Il Tesoro in- fatti, in qualche antico manoscritto è detto sul frontespizio " tradotto dal latino „ e taluno che si arrestò alla prima parvenza delle cose, disse lo traducesse Brunetto dai latino in francese , e finalmente Bono Giamboni lo voltasse in italiano J\ Si asserì tradotto dal latino in francese, perchè da autori latini, o tradotti in latino, per la mag- gior parte lo compilava 1' esule italiano ospite in Francia. Senza che, raffrontando il testo auten-
XXVIII
tico del Tesoro, coi testi degli autori citati, li ri- scontriamo di sovente voltati alla lettera. Anzi al testo latino di essi ci è forza talvolta ricorrere , per correggere la lezione errata, o incerta del Te- soro. Le mende, e non lievi, che all'età di Bru- netto erano in quei testi ; nel Tesoro purtroppo sono fedelmente riprodotte. Di qualche equivoco di Brunetto ci accorgiamo , scovando in quei te- sti l'ambiguo vocabolo latino che lo fece adoni- brare. Tutto questo si parrà chiaramente ne' molti luoghi criticamente annotati in questa edizione. Fu pertanto a quelle primitive sorgenti che in generale attinse Brunetto. Nessuna meraviglia, che altri scrittori ripetano le stesse dottrine, eh' erano allora comune patrimonio dell' Europa cristiana. Di prima, o di seconda mano, quegli scrittori fran- cesi le avranno estratte dai medesimi autori. Se sono eguali a quelle di Brunetto, non può dirsi con certezza che avvenga perch' egli abbia da essi copiato ; ma per 1' assioma , che due cose eguali ad una terza sono eguali fra loro 21.
I Francesi fecero di quest'opera sommi elogi, come rammenta e prova il Chabaille. Il nostro Alain Chartier, egli scrive, lo colloca nel numero dei sapienti, degli storici, e dei poeti più celebri dell'evo antico e del medio. " Vuoi tu adunque riscontrare li tuoi casi in altrui , e le avventure
XXIX
dei nostri giorni paragonare a quelle de' nostri antichi ? Leggi Omero, Virgilio, Tito Livio,. Orazio, Trogo Pompeo, Giustino, Floro, Valerio , Stazio, Lucano, Giulio Celso, Brunetto Latini, Vincenzo (di Beauvais citato poco sopra) e gli altri autori di storia che si affaticarono a prolungare la breve loro età colla illustre e diuturna fama dei loro libri. (L'Espérance, ou Consolation des trois vertus etc. pag. 362, edit. Duches?ie, Pans 1617. ) „
Ayniery du Peyrat, abate di Moissac, il succes- sore del quale fu nominato nell' anno 1407, scrisse in latino una cronica dei papi, nella quale cucì un lungo brano del Tesoro di Brunetto Latini, che egli qualifica : " Vir magnae prudentiae, et venu- stae facundiae. „ (Ms. fonds de Baluze, N. \991 A, in fol. a 2 colonn. XV siècle).
" L' edizione delle Assises de Jérusalem, e- dita dal La Thaumassiere , contiene due capitoli (CCLXXXII, CCLXXXIII) tolti dal Tesoro (del Gouvernement des Cités, des Seignories, et des Pi- liers). L' opera di Brunetto Latini ottenne, com' è noto, grandissima fama in Europa nel secolo de- cimoquarto, e per molte ragioni egli mostravasi degno di tale successo (M. le comte Bougnot, Assises de Jérusalem, in fol. tom. I. p. 32 note 6.J „
Levesque de la Ravalière copiò dal Tesoro il ritratto d' Iseult, e vi pose' fine con questa osser-
XXX
razione : u Questo ritratto non è nello stampato ro- manzo di Tristano : lo trassi dalla Rettorica di Brunetto, il quale citello come esempio di imma- gine e descrizione perfetta. Egli è vero, che non si può dare più anima e vita, e presentare ogni parte di un ritratto con maggior verità e miglior pittura dei particolari. Per essere ammirata da tutti, non vi si può desiderare che un colorito più fresco (Poésies du roi de Navarre, io. IL p. 199). »
La scienza di Brunetto , a chiudere tutto in un motto, è quella del suo secolo. Lettura di pochi li- bri , e di sovente scorretti , nei quali si credeva compendiato lo scibile. Ragionamenti logici , su basi spesso illogiche, perchè di sola autorità di autori male copiati , male tradotti , male inter- pretati. Le opinioni dei teologi confuse colla divina rivelazione. Fede cieca nell' ipse dixìt di Aristotele, appellato da ser Brunetto nel prologo del Tesoro: u il nostro imperadore. „
Ciò nondimeno albeggia nel Tesoro qualche ni- tido raggio del sole , che sarebbe nell'evo mo- derno spuntato, e della luce del quale noi feli- cemente godiamo. Neil' illustrazione del testo, a suo luogo è notato secondo i varii capitoli.
In fatto di storia naturale talvolta non è pago di ripetere nnterialmente quello che ha letto ;
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ed aggiunge di avere interrogato viaggiatori , o chiesto informazioni da navigatori ( lib. V e. 14). Declina almeno per parte sua ogni responsabilità, nominando 1' autore nel quale ebbe a leggere il prodigioso fatto, o fenomeno, della verità del quale non si dà a vedere del tutto persuaso. Vi fa capolino la critica.
In fatto di storia leggendaria, quantunque ne sovrabbondi, sospetta talvolta che sia mito alle- gorico quello che si spaccia comunemente quale verità storica. Non crede all' aneddoto di Remo e Romolo allattati dalla lupa (lib. I. e. 35). Spiega moralmente la favola delle sirene (lib. IV e. 7.J. In ciò, a dir vero, doveva avere avuto maestri Cicerone ed Orazio: il primo dei quali dice no- velletta inventata per abbindolare il povero po- polo, quella di Romolo e Remo : il secondo nel- P epistola a'Pisoni interpreta in senso politico il mito di Amfione e di Orfeo. Anche Dante, disce- polo di Brunetto, canta di Romolo:
e vien Quirino Di sì vii padre, che si rende a Marte
(Par. Vili)
xxxir
Raccolse notizie preziose, che furono germi di grandi scoperte, sorprendenti per la sua età. Parla della bussola, della calamita, e dei due poli (lib. IL e. 49.)\ ragiona liberamente sulla sfericità della terra, e sugli antipodi ( lib. IL. e. 35): tocca altresì della circolazione del sangue (lib. IL. e. 36). Ghigne perfino a condannare l' abuso della tor- tura nei giudizii : la tollera solamente per li peg- giori delitti, e quando si abbia un embrione di prova: insegna in favore dell'accusato il modo dell' interrogatorio eh' egli deve subire (lib. IX. cap. 21. J. Prova incontrastabile, che 1' uomo pro- cede a passi lentissimi, e che le novità dell'oggi, hanno le radici nei secoli più remoti.
Lo stile di Brunetto è chiaro, regolare, sem- plice. Le sue comparazioni, come quelle dei tro- vadori, sono per lo più dedotte da oggetti natu- rali. L' elogio è del Chabaille , editore del testo autentico, del quale favelleremo appresso.
Francesco Del Furia recitò di ser Brunetto questo panegirico :
" Fu Brunetto lo stupore, l'ammirazione dei suoi tempi. Il filosofico genio , di cui era dalla natura dotato, guidollo a ricercare le vestigia delle arti e delle scienze smarrite negli scritti mede- simi della veneranda antichità , e per mezzo dei lumi in tali ricerche acquistati, fece risorgere gli
XXXIII
studi i dei rettorie] insegnamenti , additò i fonti della morale filosofia, mostrò l'arte di bene am- ministrare e governare gli stati: in una parola, fu il filosofo, il rettore, il politico, ed il più in- signe scienziato del secolo XIII 22. „ (Lettera 14 aprile 1819 sul Pataffio di ser Brunetto Latini , Atti dell' Accad. della Crusca, to. 2 pag. 247.)
IV.
Nei manoscritti del Tesoro , nessuno dei quali è autografo , lamentasi incredibile diversità di lezioni. Essendo opera di compilazione, lo stesso autore potè di tempo in tempo riordinarla , re- stringerla, ampliarla. È fuori d' ogni contrasto , che dopo il suo ritorno in patria, rivide, e rifece, almeno in parte, il Tesoro. Le violente invettive contro Manfredi, la sua dinastia, ed il suo par- tito, furono aggiunte dopo la battaglia di Bene- vento nella quale perì, e dopo la disfatta dei ghi- bellini ed il trionfo dei guelfi. Questi brani man- cano infatti nei manoscritti più antichi. ( V. Il- lustrazione al libro II e VII.)
Il Tesoro essendo un libro di testo per l' i- struzione, ed in parecchi luoghi confessando l'au- tore che ommette o compendia per amore di bre-
c
XXXIV
vita, e per poco rimettendosi alla spiegazione o- rale del maestro ; egli è chiaro da sé, come di- scepoli e maestri vi facessero mutilazioni , corre- zioni, chiose, appendici.
Lisciamo le solite varianti per ignoranza, ne- gligenza, o saccenteria di amanuensi.
Il Chabaille con 1' aiuto di ben quaranta co- dici fece la prima edizione del Tesoro , proposta da Napoleone I, venuta in luce finalmente sotto Napoleone III 2;J. Prese a base dell' edizione un codice dell'anno 1284, in dialetto dell'Isola di Francia. È scritto mentre Brunetto era in vita, e nel dialetto della regione colà da esso abitata, il quale si trasformò poi nella moderna lingua fran- cese 24. Dagli altri manoscritti criticamente estrasse varianti, glosse, interpolazioni, appendici. In que- sta edizione possiamo rallegrarci di possedere fi- nalmente l'autentico Tesoro. 25.
Dispiace nondimeno, che non consultasse i co- dici francesi che abbiamo in Italia , dai quali a- vrebbe potuto attingere nuove e rilevanti cognizioni per la grande sua opera.
Questo io scelsi per base della mia collazione del Volgarizzamento di Bono Giamboni coli' au- tentico Tesoro.
Mi giovarono inoltre non poco tre codici fran- cesi, il Capitolare di Verona, l'Albani ed il Libri,
XXXV
posseduti dal principe Boncompagni, già diligen- temente collazionati da Bartolomeo Sorio, che lasciò in eredità i faticosi suoi studii a chi continuasse P opera sua 2G.
Il professore Adolfo Mussafia hell' anno 1869 diede in luce a Vienna colla tipografia di corte e stato, uno Studio sul Tesoro di Brunetto Latini. Distingue i mss. italiani da lui studiati a Firenze in due famiglie. La prima è di quelli, che non hanno la giunta storica della quale parliamo nelle Illustrazioni del libro IL A questi appartiene l'e- dizione principale italiana del nostro Volgarizza- mento, ed il maggior numero dei codici francesi. La seconda famiglia, che può suddividersi, con- tiene i codici che hanno le giunte storiche dei libri I e II; ed uno o più capitoli di Natura. Alcuni, come il ms. Visiani , hanno in luogo del libro VII, il Libro di costumanze "' '.
Egli ne presenta questo prospetto:
PRIMA FAMIGLIA
Laurenziano 42, 19 completo
90, 46
Magliabechiano 2, 48 1-8 ( e. 63 )
2, 82 1-5 e frani. 6 e 8
|
XXXVI |
|||
|
Laurenziano |
42, |
21 |
1-5 |
|
» |
42, |
22 |
1-5 |
|
Gaddiano |
i |
83 |
1-5 |
|
Riecardiano |
21, |
96 |
1-5 |
|
Palatino E |
? |
5 |
2. 51 1-5 |
|
Gaddiano |
ì |
4 |
1-5 (unico) |
|
Laurenziano |
76, |
70 |
7,6 |
|
» |
76, |
74 |
9 |
SECONDA FAMIGLIA
Laurenziano A 42, 23 compi.
B
|
Magliabechiano 2, 47 |
compi. |
|
Laurenziano 42, 20 |
1-5 |
|
Gaddiano , 26 |
1-5 |
|
Magliabechiano 8, 36 |
1{2 6,8 |
c
Riecardiano Palatino E Visiani Ambrosiano
22 compi.
5, 5 26 compi.
compi.
compi.
XXXVII
V.
Poco si conosce di Bono Giamboni , volgariz- zatore del Tesoro.
Fa contemporaneo di ser Brunetto, e nacque, come sembra vero, intorno al 1240 28.
Dicono alcuni eruditi, fra' quali il Mehus, che giovane andasse in Francia, e soggiornasse a Pa- rigi. Nell'anno 1262 era giudice in un sestiere di Firenze detto di san Procolo 29. Nell'anno 1282 era giudice nel sestiere di porta san Pietro 30. Morì dopo l'anno 1295.
Era valente giurisperito, e dotto scrittore. Il Mehus lasciò scritto a suo onore: Habeas Bonum Iambonum fìlium florentinum, non tain gallice peri- tum, quam librorum et gallorum et latinorum in- terpretem criticum, praeterea et veterum scripto- rum investigatorem acerrimum. ( Pref. alla lettera di Ambros. Camald.)
Abbiamo di esso, oltre questo Volgarizzamento del Tesoro di Brunetto Latini, il Volgarizzamento delle storie di Paolo Orosio, Volgarizzamento dell'arte della guerra di Flavio Vegezio, Volgarizzamento della forma di onesta mia di Martino Dumense , Intro- duzione alla virtù, Della miseria dell' uomo, e Giar-
XXXVIII
dino di consolazione. Si crede sua opera la Ret- torica di Tullio , volgarmente attribuita a frate Guidotto da Bologna (Nannucci Op. cit.).
Il Giordani , che disse il Tesoro , enciclopedia di quel secolo cominciatore della civiltà, giudicò fina la lingua del Volgarizzamento di esso, fatta nel secolo stesso da Bono Giamboni {Lettera a Gino Capponi ).
Sentenzia il Perticar] , che potremo in esso trovare molte gravi e splendenti voci per filosofìa, e molte forme chiarissime per connetterle. Con- fessa pure, che molte frasi sono francesi, e non degne di imitazione, come quelle che ricevute dai guelfi toscani quando appresso la sconfitta di Monte Aperti fuggirono in Francia , dagli scrit- tori furono poi ripudiate. ( Scrittori del Trecento, Uh. II. cap. 7.)
Il Salviati giudicò, che le parole sono belle e nette, e la loro giacitura assai vaga, avvegnaché alquanto meno semplice di quella del Villani. Non è peraltro in tutto sicuro , sì per la qualità del soggetto, alla quale abbisognano alcune volte ter- mini dottrinali ; e per lo disavvantaggio che si ha comunemente nel trasportare i concetti d'una lin- gua in un' altra : sì anche, perchè Bono per av- ventura non fu verso di se buon maestro del- la fiorentina semplicità come Giovanni Villani,
XXXIX
o pratica d' altra lingua , o chechè altro ne fosse la cagione. Comechesia, è utilissima opera, e tra le maggiori ricchezze e principali averi è da ri- porta del favellare natio ( Osservazioni sulla lin- gua).
Quale finalmente sia il merito di Bono Giam- boni in questo volgarizzamento del Tesoro di ser Brunetto , non possiamo dirittamente conoscere, se prima non sappiamo qual codice dell'originale francese egli avesse innanzi : se prima non sap- piamo come egli abbia veramente tradotto, avve- gnaché non possediamo nessun suo codice autografo. Molti sono gli sbagli, le ommissioni, ora indicate, fedelmente raffrontando lo stampato Volgarizza- mento col Testo autentico francese: ma chi giu- dicherà quante e quali di queste colpe sieno del volgarizzatore, e quali e quante degli amanuensi o ignoranti , o sbadati , o presuntuosi correttori dei codici, o tutto e peggio ad un tempo ?
Il Sorio scrisse nella prefazione al lib. VII del Volgari. zzamento del Tesoro da esso ridotto a miglior lezione : a Ho detto, eh' io temo non es- sere di Bono Giamboni il volgarizzamento di que- sto libro VII ; ed a sospettare ini induce il ve- dere aver frantelo scapestratamente 1' originale il traduttore toscano di questo libro troppo più spesso
XL
che Bono Giamboni non fece a gran pezza nel resto dell' opera ; ed averlo franteso di quelle voci medesime, e di quelle frasi che furono bene in- tese e tradotte nel resto dell'opera da Bono Giam- boni. „ Né più ne meno può ripetersi di non pochi brani dell'intero Volgarizzamento, come si pare dalle correzioni frequenti, e dalle critiche osservazioni appostevi. Neil' Illustrazione al libro VII dimo- stro, come , non ostante le scorrezioni, esso sia autentico ; ed il timore del Sorio non sia abba- stanza fondato.
Raffrontando sempre il Volgarizzamento col Testo autentico, e coli' aiuto di buoni mss. scelsi tra le varianti, emendai gli errori, riempii le la- cune, raddrizzai la sintassi.
Sarò gratissimo a chi mi additi i miei falli, per quello stesso amore delle nostre lettere per lo quale io additai e corressi gli altrui.
VI.
La prima edizione del Volgarizzamento, se- condo il Carrer, è la trivigiana, in foglio, del Fian- drino, data in luce l'anno 1474. La mia vien fuori appunto nel quarto centenario di questa prima !
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La seconda si fece in Venezia dai Fratelli da Sabbio , Panno 1528: edizione scorretta. 11 Mazzucchelli dice latina la prima edizione, tratto in errore dal Mattaire : dubita che fosse latina anche la seconda, tratto in errore dal Fontanili]'.
La terza edizione è del 1533, impressa in Venezia da Marchio Sessa : edizione ammoder- nata, e smozzicata da chi che sia, secondo la sentenza del Salviati (Aweriim. lib. XT cap. 12) ; ma usata dall'Accademia della Crusca: edizione, secondo lo stesso Carrer, gemella per le scorre- zioni alla prima trivigiana , comechè dal Bottari, senza forse averla veduta, stimata migliore.
Sopra questa del 1533, il Carrer pose mano alla sua edizione del 1839, senza poter confron- tarla, coll'originale francese stampato 24 anni dopo, e senza l'aiuto continuo di nessun codice: gio- vandosi delle due edizioni anteriori, delle citazioni dei brani del Tesoro racimolate dalla Crusca, e sopra tutto del suo squisito buon senso. Nel li- bro VI , o Etica di Aristotele , seguì anche l'edi- zione di Lione del 1538, e di Firenze del ì 734 17.
Bartolomeo Sorio, preparando un' edizione del Volgarizzamento ridotto alla sua vera lezione, si giovò dei manoscritti che enumero :
Ms. Marciano Farsetti N, LUI. Venne alla Marciana di Venezia dalla libreria del bali Far-
XLII
setti. È quello commendato come ottimo dal Sal- viati, scritto nel secolo XIV. Fu posseduto dal Lasca, e poi dal Manni. Ne rimangono solamente quattro quinti del primo libro.
Ms. Marciano Bergamasco N. LIV. È cartaceo del secolo XIV. Pervenne alla Marciana dal Con- tarini l'anno 1713. È una versione del Tesoro fatta in dialetto bergamasco da un Raimondo da Bergamo. Tien luogo di un codice francese , per la sua materiale traduzione a verbo a verbo.
Ms. Ambrosiano. È nell'Ambrosiana di Mi- lano, del secolo XIV G. 75. P. sup. Ommette il trattato della sfera, ed il libro VII: ha diciotto capitoli nel libro II , che mancano all' originale. È pregievolissimo, ed ha molte vere lezioni, che gli altri non hanno. Concorda spesso col ms. Far- setti.
Al cap. 9. lib. V del Tesoro postillato dal Serio, è questa Nota :
" Da questo capitolo fino al capitolo XIII in- clusive , mi sono altresì profittato delle lezioni francesi e toscane stampate dal benemerito conte Alessandro Mortara a Prato 1851, le quali egli trasse da un ms. francese 319 della Bodleiana, e da un altro ms. francese della Biblioteca reale di Parigi N. 7069. E le toscane lezioni egli
XL1II
trasse (La due inss. Laurenziani XIX e XXIII del banco XLII. „
Al capitolo 9 del libro VII. annoto : " In que- sto capitolo e in altri seguenti allego la stampa lionese , ed intendo del Traitatello delle quattro virtù accodato aW Etica di Aristotele che fu tratto da varii passi di questo libro settimo raccozzati insieme. Allego questo medesimo trattntello del ms. Gianfilippi, leggendosi in coda alle Favole eso- piane volgarizzato fer uno da Siena. „
Nel libro VII cita un ms. Zanotti. Nel mar- gine della prima pagina di una copia di questo ms. collazionata dal Sorio , ora nella Comunale di Verona, è scritto di sua mano 11 ms. era del- l'ab. Paolo Zanotti di Verona. Questa copia fu tratta per cura del p. B. Sorio D. 0. il quale assicura , che il ms. antico era del secolo XIV , benché non ne avesse la data. Il ms. antico ora giace a Roma presso S. E. il commend. France- cesco De Rossi. Il ms. conteneva 1' Etica di Ari- stotele volgarizzata da messer Brunetto Latini , ed il Fiore di Rettorica d; M. Tullio , volgariz- zato da frate Guidotto da Bologna. „
Tutti questi codici e francesi ed italiani fu- rono studiati dal Sorio. Le sue postille scrisse in foglietti inseriti nell'edizione del Carrer, in tre copie , lasciate in testamento alla Comunale di Ve-
XLIV
roua, non avendo potuto condurre a termine la promessa correzione di tutto il grande Tesero.
Ne pubblicò il libro I, e parte del libro II , dal capitolo XXIV al L, ne'quali si contiene il Trattato della sfera , ed il libro VII.
u Volgarizzamento del primo libro del Tesoro di ser Brunetto Latini fatto per Bono Giamboni , recato alla sua vera lezione da B. Sorio P. D. 0. di Verona. Bologna , tip. delle Scienze 1858 (Estratto dal giornale, 1' Eccitamento ), ristampato a Trieste. „
6 II Trattato della sfera di Ser Brunetto La- tini ridotto alla sua vera lezione e illustrato con note critiche e Sistema di cronologia tratto dal testo di Brunetto Latini per cura di B. Sorio P. D. 0. di Verona. Milano tip. Boniardi-Pogliani di P>menegildo Besozzi. 1858. „
* Libro VII del Tesoro di Ser Brunetto La- tini, testo originale francese, e traduzione toscana ridotto alla lezione vera del concetto originale con note critiche ad ogni passo emendato dal padre Bartolomeo Sorio D. 0 di Verona. Modena, tip. Eredi Soliani 1867 (Estratto dagli Opuscoli reli- giosi letterari e inorali , pubblicati in Modena 1864-67). „
XLV
VII.
Una litania non breve potrei qui tessere di preclari uomini di lettere, i quali dimostrarono nei loro libri vivo desiderio , che purgato fosse il Volgarizzamento del Tesoro, degli innumerabili e sconcissimi strafalcioni che in tutte le edizioni lo deformano. Sono fra questi, il Salviati, il Maffei, il Salvini, il Zeno, il Fontanini, il Zanoni, il Benci, il Monti, il Perticali, il Nannucci.
Non pochi furono quelli che posero mano al- l' opera. La promisero condotta a perfezione il Li- bri, il Bendili ed il Sorio contemporanei nostri; ma, qualunque ne fosse la cagione, rimase an- cora fra' desiderii.
Allontanato come il maestro Brunetto, non dalla mia patria, ma dalla mia cattedra dopo trent'anni di onorati studii, acciò il riposo cui sono ingiu- stamente condannato, per mia colpa non traligni in ozio, mi accinsi all' impresa proffertami dal- l' illustre presidente della regia Commissione pe'te- sti di lingua, commend. Francesco Zambrini. Co- me Diogene confutava Zenone il quale negava l'e- sistenza del moto, alla sua presenza muovendosi; con quest' opera intendo di confutare il ministero
XLVI
della pubblica istruzione, che senza accorciarmi in nessun modo nessuna difesa mi giudicò inabile alla pubblica istruzione, per essa senza posa, e spero non senza qualche onore e profìtto, affaticandomi.
Mi proposi di stampare il Volgarizzamento di Bono Giamboni, criticamente emendato ed illustrato. Ecco perciò il metodo da me fedelmente seguito.
Presi a base della mia, 1' edizione del Carrer. Questa raffrontai diligentemente col testo autentico francese edito da Chabaille. A destra ed a sini- stra mi sono munito degli studii editi e inediti del Sorio, e di altri in buon numero, quanti po- tei conoscere ed avere in mano. 31.
Confrontando il Volgarizzamento col Testo au- tentico francese , trovai lacune, giunte, errori, va- rianti.
Se la lacuna era nella stampa del Volga- rizzamento, la riempii colla traduzione del Testo, e giovandomi della lezione migliore che i mss. citati somministrassero.
Quando la lacuna fosse di qualche periodo, o più , e manifestamente si vedesse da Bono om- messa, perchè là volle compendiare anzi che tra- durre per imperfezione del suo Testo; fui pago di accennarla, riportando le parole del Testo francese, senza manomettere il Volgarizzamento.
XLVII
Se la lacuna era nel Testo , giudicai che il Volgarizzamento contenesse giunta o glossa di Bono o del codice ch'egli tradusse. Lasciai però integro il Volgarizzamento , accennando solamente che queir inciso manca al Testo.
Tal fiata nelle varianti del Testo francese rin- venni la ragione delle giunte del Volgarizzamento. Rispettandole sempre, ne feci breve annotazione , acciò si apprendesse la ragione delle varianti del Volgarizzamento ; e non si imputassero ad igno- ranza o negligenza del Volgarizzatore.
Le ripetizioni, o meglio duplicazioni , di pa- role e di linee, come altresì gli spostamenti di parole o periodi, fatti per incuria dell'amanuense; dal Volgarizzamento levai e corressi : ma non mai senza avvertirne il lettore per filo e per segno.
Gli errori sono di molte forme. Gli errori del Vol- garizzamento, trovati confrontandolo col Testo, per colpa quasi sempre di chi lo copiò; corressi, fra le varianti dei mss. scegliendo le più conformi al Testo. Dove queste mancassero, o non fossero conformi al Testo, vi ho sostituito altra lezione , dimostran- done il bisogno. Dove fosse dubbio che Bono po- tesse aver letto altro codice del Testo; e molto più" quando le varianti riscontrate nel Testo of- frivano una lezione diversa, ma non errata; esposi
XL VI li
il dubbio nelle annotazioni , lasciando integro il Volgarizzamento.
Quando V errore fosse di un concetto, franteso da messer Giamboni, lo lasciai nella stampa, ap- puntandolo , e ponendovi di fronte la lezione del Testo , acciò 1' errore di Bono per avventura non fosse imputato a Brunetto.
Se l'errore di concetto è nel Testo, lo lasciai, né sempre lo appuntai. Era solamente la buona fede del Sorio, che poteva promettersi purgato il Tesoro da tutti gli errori di concetto, quando cor- retta ne fosse coi codici migliori la lezione ól. (ìli errori di fatto e di scienza nel Tesoro, sono molti di quelli che ripete poi Dante suo discepolo : sono gli errori del medio evo. A tutti correggerli, sa- rebbe necessario rifare nella maggior parte il Tesoro. A volerli tutti confutare, oltre che sareb- be fatica sprecata perchè ogni discreto lettore li vede e confuta da sé, occorrerebbero più capi- toli che non sono nel Testo. Aggiunsi qui e colà qualche critica illustrazione, quando parvenu op- portuna.
Le varianti dei mss. che per lo più sono va- rianti di parole, vagliai alla meglio, preferendo le più conformi all' autentico Testo. Nei dubbii sul- l' autenticità della lezione o francese o italiana,
XL1X
decise la critica, registrando sempre a pie di pa- gina le ragioni della scelta.
Le varianti di concetto, nelle quali il Volga- rizzatore palesemente intese di migliorare e cor- reggere il Testo, tutte lasciai quali sono, avver- tendo la diversa lezione del Testo, e riportandone 1' autentica lezione in nota.
A dir breve : un apice del Volgarizzamento non è toccato, senza darne contezza al lettore, il quale a colpo d'occhio può restituirvi l'antica le- zione, se della mia non fosse contento.
Con queste norme mi studiai con perseverante sollecitudine di ridurre il Volgarizzamento alla vera lezione, cotalchè Bono riconoscesselo genuina sua dettatura, e Brunetto sua fedel traduzione.
Giudicherà il lettore, come 1' opera mia al cri- tico disegno abbia risposto.
Verona, novembre 1874.
Luigi Gaiter
d
NOTE
NOTE
1 Scrissero la biografia di ser Brunetto, Filippo Villani, in lingua latina, fra le Vite di uomini illu- stri fiorentini: Domenico di Bandino d'Arezzo, con- temporaneo del Villani, che pure scrisse degli uo- mini illustri: parecchi antichi commentatori di Dante, raccolti dall' ab. Mehus: gli istoriografi della nostra letteratura, e gli editori delle sue opere.
2 Negli ultimi versi del Favolello, Brunetto dice di sé stesso all' amico :
E quel tuo di Latino Tien' per amico fino.
Nel Tesoretto chiamasi « Fi di Latino. » Non vuol dire che fosse figlio (Fi, o Fio, come allora scrive- vasi ), ma discendente di un Latino, onde erasi deno-
LI Y
minata la sua famiglia. Anche gli Allighieri avevano tratto il no mille altri.
tratto il nome da un Aldighiero o Allighiero, e così
3 « Così opina l'ab. Zannoni. Ma se la notizia trovata dal Biscioni è vera , che Bianca figliuola di ser Brunetto Latini fosse moglie di Guido di Filippo da Castiglionchio nel 1248, pare che dovesse essere anteriore al 1220 la nascita del nostro Notaio (Nan- nucci, Manuale delia letteratura del primo secolo della lingua italiana). » P. Chabaille, editore della grande edizione del Tesoro di cui parleremo, lo dice nato nel 1230, e morto nel 1294, e nota: « Ces da- tes 1230 et de 1294 se lisent au bas d'un portrait de Brunetto Latini , gravò d' après le tableau originai conservò à la galerie do Florence. Un exemplaire de ce portrait orne le manuscrit du Trésor légué par sir Francois Douce à la bibliothèque bodléienne à Oxford , où nous V avons vu. M. Fauriel dans une savante notice sur l' auteur du Trésor , notice in- sérée au tome XX de l' Histoire lett^raire de la France ( p. 276-304), et dont nous avons profité, fait naître Brunetto dix au même quinze ans plus tôt ; mais nous croyons devoir nous en tenir , sur ce point, au document d' Oxford. »
4 Alfonso re di Castiglia, fu proclamato re dei Romani alla metà di quaresima del 1257: non ebbe mai la corona sperata. Dopo lungo interregno il 1273 Rodolfo di Absburgo fu impera toro del sacro roma- no impero.
LY
5 Rima lana cou persona, come altrove, secondo 1' abuso di que' tempi. Ne abbiamo esempi senza nu- mero nei più antichi nostri rimatori.
fi Legnaggio , come stipite da lignum e stvps, onde 1' albero genealogico ,. i rami, e la linea (fran- cese, lignage, e ligne). Baronaggio (provenzale, baro* natge), signoria.
7 II Redi nelle Annotazioni al Ditirambo, scrive: « Nella lingua provenzale ad alcune voci che co- minciano per lettera vocale , era costume di aggiun- gere in principio la lettera N, come per esempio in vece di Ugo dicevasi Nuc , e in vece di Alfonso , o di Anfonso , seri ve vasi Nanfons.... Quindi è, che sei* Brunetto Latini nel Tesoretto , secondo la ma- niera provenzale: Esso Comune saggio ecc. » Non è vero, che nella voce Nanfos, quellW sia aggiunta perchè la parola comincia da vocale. Queir N , è scorcio di En, perchè dal Senior dei Latini, i Proven- zali prima fecero Sen, e poi En, e 'N, che valeva presso di loro Sir: onde scrissero 'N Alfons, cioè «S'ir Al- fonso : 'N Oc , Sir Noe : \Y One , Sir One : 'N Bertrand, Sir Bertrand etc. : e nei codici la N si trova scritta unita al nome, come Nanfons, Nuc ecc. Anche Giov. Villani, libro VII , cap. 102 : « Lasciò re d' Aragona Nanfus suo primogenito. » (Nannucci, op. cit.). »
8 Compagna per compagnia. Anche Dante più volte : per es. : Io mi restrinsi alla fida compagna, cioè persona di sua compagnia , che era Virgilio (Purg. III).
LVI
0 Scrisse il Boccaccio nel Commento alla Divina Comedia: « Questo ser Brunetto Latino fu fioren- tino, e fu assai valente uomo in alcune delle libe- rali arti, ed in filosofia ; ma la sua principal arte fu notaria, nella quale fu valente molto : e fece di se , e di questa sua facoltà sì grande stima , che avendo in un contratto fatto per lui , errato, e per quello essendo stato accusato di falsità, volle avanti esser condannato per falsario , eh' egli volesse con- fessare di avere errato, e poi per isdegno partitosi di Firenze, e quivi lasciato per memoria di se un libro da lui composto, chiamato il Tesoretto, se ne andò a Parigi, e quivi dimorò lungamente. » La no- vella fu ripetuta da Benvenuto da Imola, e da altri commentatori di Dante, fra' quali anche il Landino. Nessuno meglio del contemporaneo Malespini, e dello stesso Brunetto, poteva sapere la vera cagione del suo esiglio. « Io non mi persuaderò così facilmente, conchiude Girolamo Tiraboschi, che Brunetto volesse piuttosto incorrere 1' infamia ad un falsario inflitta , che quella tanto più lieve, che nasce da un involon- tario fallo. (Storia della Lett. Ital. lib. Ili, cap. 5.) » Vedi anche Giovanni Villani, lib. VI, 75, 81, e lib. Vili. cap. IO. Filippo Villani , Vita di Brunetto, con note del Mazzuchelli. Alla nota 123 si legge un documento sincrono di Lupo da Castiglionchio il vecchio.
« Non sappiamo se Brunetto, fornita l'amba- scieria, tornasse in Firenze, e di qui poi si trasferisse in Francia : ovvero se, partito dalla patria nel 1260, qui non tornasse che dopo aver dimorato appresso
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i Francesi. L' ab. Zamioiii è del primo parere. Ma se, come dice il Malespini, innanzi che fosse fornita F ambascieria i Fiorentini furono sconfìtti a Monte Aperti il dì 4 di settembre 1260; se i guelfi si ri- tirarono dalla città a' di 13 del medesimo mese, cioè nove giorni dopo la sconfìtta ; è lecito dubitare , se Brunetto avesse tempo a ripatriare innanzi la cac- ciata dei guelfi (Nannucci, Op. cit.). »
10 Ambrosii Traversava epistolae (Firenze, 1759): Filippo Villani, Vite, pag. 32 e 124.
11 In un atto del 1269, redatto da lui stesso, si qualifica: Ego Brunectus de Latinis notarius, nec non scriba consiliorum communis Florentiae (Fauriel Op. cit.)
12 Chabaille, Op. cit.
13 Ne avverte lo stesso Brunetto, che voleva nel Tesoretto inserire alquanti brani in prosa, trovando difficoltà di esprimere in verso ed in rima li suoi ammaestramenti. Ecco le sue parole:
Quando vorrò trattare Di cose, che rimare
Tenesse oscuritate, Con bella brevitate
Ti parlerò per prosa, E disporrò la cosa
Parlandoti in vulgare , Che tu. intende e appare.
( Capitolo V.)
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Appresso ti ho contato Del ciel, com' è stellato.
Ma quando fia stagione Udirai la ragione
Del ciel, com' è ritondo, E del sito del mondo.
Ma non sarà per rima , Come scritt' ho di prima ;
Ma per piano volgare Ti fia detto 1' affare,
E mostrato in aperto , Che ne sarai ben certo
(Capitolo X.)
Ed io che mi sforzava Di ciò, che io mirava ,
Saver lo certo stato, Tant' andai d' ogni lato
Per saper la natura D' ognuna creatura,
Ch' io vidi apertamente Davanti al mio vedente
Di ciascun animale E lo bene e lo male,
E lor condizione , E la generazione ,
E lo lor nascimento, E lo cominciamento,
E tutta loro usanza. La vista, e la sembianza.
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Ond' io aggio talento Nello mio parlamento
Ritrar ciò che ne vidi : Non dico eh' io m' affidi
Di contarlo per rima Dal pie fin alla cima;
Ma 'n bel volgare, e puro, Talché non sia scuro,
I' vi dirò per prosa Quasi tutta la cosa
Qua 'nnanzi dalla fine, Perchè paia più fine.
(Capitolo XI.)
Così un dì di festa Tornai alla foresta,
E tanto cavalcai, Ch' io mi ritrovai
Una diman per tempo In sul Monte d' Olempo
Di sopra in sulla cima. E qui lascio la rima,
Per dir più chiaramente Ciò, eh' io vidi presente,
Ch' i' vidi tutt' il mondo Sì come egli è ritondo,
E tutta terra, e mare, E '1 foco sopra 1' aire,
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Ciò son quattro elementi, Che son sostenimenti
Di tutte creature Secondo lor nature.
(Capitolo XXII.)
14 Brunetto chiama Tesoro , quello che noi ora diciamo Teswetto ( il primo verso del quale , dice : El Tesoro comenza ) , e grande Tesoro, quello che noi diciamo Tesoro. Gio. Villani scrisse di lui. « Fu quegli che spuose la Rettorica di Tullio , e fece il buono e utile libro detto Tesoro, e il Tesoretto, e la chiave del Tesoro, e più. altri libri in filosofia, e de' vizii e di virtù. ( Op. et loc. cit.) » Nota il Nan- nucci: « Il Manni , citando il passo del Villani, in- vece di leggere , come han tutti i testi , e fece il buono e utile libro del Tesoro, e il Tesoretto, e la Citiate del Tesoro , legge invece; il buono e utile libro del Tesoro, e il Tesoretto, eh' è la chiave del Tesoro. Questa lezione , che stimiamo la più vera , scioglierebbe ogni nodo. Ma dice l' ab. Zannoni, che essa non è avvalorata da nessuno dei tanti codici del Villani da lui veduti, i quali hanno tutti : il Te- soretto e la chiave del Tesoro. Si potrebbe rispon- dere : 1 .° Che ciò non esclude che vi possano essere dei codici, che abbiano la lezione del Manni ; ne l'ab. Zannoni gli avrà certo veduti tutti. 2.° Che è la cosa la più facile del mondo, che i menanti, i quali ognun sa come guastassero e impiastricciassero per la loro ignoranza e saccenteria le opere altrui, ab-
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biano errato e scritto: il Tesoretto e la Chiave del Tesoro, invece del Tesoretto eh' è la Chiare del Tesoro. 3.° Che non è credibile, che il Manni, uomo così diligente e accurato nel collazionare i testi , ci abbia data quella sua lezione a capriccio , e non appoggiata all' autorità di nessun codice. Comun- que si sia la cosa, che per chiave del Tesoro in- tendersi debba il Tesoretto , siamo indotti a so- spettarlo da uri passo del Tesoretto medesimo, dove si legge :
Di tutte e quattro queste Lo puro sanza veste
Dirò in questo libretto. Dell'altre non prometto
Di dir , uè di contare ; Ma chi '1 vorrà trovare
Cerchi nel gran Tesoro. Ch'io farò per coloro
Ch' anno lo cor più alto.
Quasi dica : Non delle altre virtù , ma solo di que- ste quattro (Cortesia, Larghezza, Leanza, Prudenza), ed in breve , io parlerò in questo libro, il quale non è che un inviamento , una chiave , che aprirà , per dir così, la via onde entrare nel Tesoro , nel quale io tratterò di tutte più sottilmente. Ed intatti, la mag- gior parte delle cose del Tesoretto sono state poi ripetute da Brunetto più estesamente nel Tesoro (Op. cit. Vol. II. Opere di B. Latini). »
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15 « Ecco una visione del poeta, una descri- zione di luogo , e di oggetti fantastici, uno smarri- mento in una foresta, una pittura ideale della virtù e dei vizii, lo scontro in un antico poeta latino, che presta officio di guida al poeta moderno, e quello di un antico astrouomo, che i fenomeni celesti gli spiega : ed ecco per avventura il primo germe del compo- nimento del poema di Dante, o almeno l'idea gene- rale, in cui gettò e fuse in qualche modo le sue tre idee particolari dell'Inferno, del Purgatorio, e del Pa- radiso. Avrà una visione come il suo maestro; si smarrì in una foresta, in luogo deserto e selvaggio, d' onde si troverà trasportato sulle ali del pensiero dove lo richiederà il suo disegno, o lo vorrà il suo genio. Gli è necessaria una guida. Ovidio era stato la guida di Brunetto. In argomento maggiore sce- glierà poeta maggiore. Sceglierà quello che era l'og- getto de' suoi studii, e che aveva sempre fra le mani, Virgilio, al quale la discesa di Enea all' inferno dava una ragione per essergli guida. Ma perch'egli è pagano, entrar non può nel paradiso. Colà condurrallo un'al- tra guida , e sarà Beatrice , oggetto del suo primo amore, alla quale aveva promesso di dire cose non dette prima di alcuna donna. »
Chi è pago dell' esteriore apparenza delle cose, accetterà questa sentenza del Ginguenè ( Storia della Lett. Itaì. Voi. II). Chi è più innanzi nella storia della letteratura, trova mille altri embrioni della Divina Comedia, in tante visioni fantastiche, e viaggi alla seconda vita. Chi intende Dante, sa che ammessa pure la preesistenza della materia, il solo alito di
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Dio poteva darle la forma miracolosa . e infonderle lo spirito immortale, che ne fece, quasi direi, un ar- gomento di fatto a provare 1' esistenza di Dio mede- simo, e la sua rivelazione all' uomo.
16 Abbiamo anche un Faroìeìlo , o Flabello, di Amerigo di Peguillano. indirizzato a Sordello. I Pro- venzali usarono i Flabels, o epistole indirizzate a qual- che amico. Flàbeh , da fabula . vale breve rac- conto, o parlata. I Provenzali e Spagnuoli usarono Fablar nel senso del nostro favellare , o del la- tino fabula ri. Da fabula , si fece fiabe e fable, e fiaba. ( Galvani, Osservazioni sulla poesia dei Tro- vaci ori. )
17 L' Etica di Aristotele fu stampata prima a Lione il 1568 , poi a Firenze il 1734 più corretta- mente. V. Illustrazione al prologo del libro VI.
18 II Chabaille nella prefazione al Tesoro, cita un libro edito da I. de Tournes a Lione, in 4.° nel 1568, il quale contiene le opere minori, vere o sup- poste, di ser Brunetto, fuse poi nel suo grande Te- soro.
19 Qui parlo della divisione del Tesoro secondo il Testo francese, che è 1' autentica e filosofica. Nel Volgarizzamento seguii la divisione delle stampe, per conformarmi alle citazioni frequentissime della Cru- sca (delle quali il So rio lasciò inedito il voluminoso catalogo ). e di tutti i libri di filologia italiana. Non
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mancai di notare ai loro luoghi le varianti Ira l' una e l'altra divisione.
20 Si legga il catalogo dei manoscritti studiati per 1' edizione del Chabaille. Si trova fra gli altri : Biblioteca imperiale , 7320 A-B Lancelot , in foglio velin. « Ce livre est apellé le Trésor de Sapience, que maistre Brunet Latin traslata de latin en fran- cois, et est ung livre plain de toutes bonnes sciences et de tous biens. » Anche nel codice della reale bi- blioteca di Torino, il Tesoro è detto traduzione dal latino. Leggasi l' illustrazione al prologo del libro VI del Tesoro.
21 In fine dell' opera si darà una tavola degli autori e libri citati da Brunetto. Saranno così svelate le fonti del suo Tesoro, cioè quelle da lui confessate.
22 Paolo Emiliani Giudici nella Storia delie belle lettere in Italia, non parlò distesamente del Tesoro, perchè composto in lingua francese. Scrisse in nota: « È una specie di enciclopedia, o un compendio di tutto lo scibile, che nella forma si allontana alquanto dalle grette trattazioni del Trivio e Quadrivio , ed era un gran passo verso il perfezionamento della forma scientifica. Nondimeno in paragone delle opere dei dottori scolastici , e per tacere di tanti altri , di Tommaso d'Aquino, il Tesoro è meschinissima cosa. La sola cagione che ne formò l' importanza, ed ac- crebbe la fama presso il pubblico , fu , che in quel libro, per mezzo della forma volgare, buona copia di nozioni scientifiche, che nello stato della popolare
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istruzione de' temiti dovevano apparire, ed erano un vero tesoro, si diffondeva presso il popolo, in cui era già decisamente sviluppato il bisogno di un alimento intellettuale (Lei. III.) »
53 « L'Empereur Napoléon avait en la pensée de faire imprimer aux irais de l' État le Livre du Trésor avec des commentaires, et il avait désigne une commission a cet effet. Les préoccupations des dernières années de son règne ne lui permirent point de donner suite à ce projet. » (Circolare del ministro dell'istruzione pubblica. 15 maggio 1835).
u « Nous avons adopte, pour notre publication, le dialecte de 1' Ile de France, c' est-a-dire celui dans lequel a dû écrire Brunetto Latini, et qui commen- çait a devenir la langue française (Chabaille, pi >e fa- zione). »
25 Li livres dou Trésor par Brunetto Latini pu- blié pour la premiere fois d' après les manuscrits de la bibliothèque impériale, de la bibliothèque de 1' arsenal, et plusieurs manuscrits des départements et de l'étranger par P. Chabaille de la société im- périale des antiquaires de France, des antiquaires de Picardie, et de la société d' émulation d' Abbeville. Paris, Imprimerie impériale, 1863.
26 L' insigne biblioteca del Capitolo di Verona possedè un ottimo codice francese del Tesoro, Nu- mero 387-DVIII in foglio di membrana perfettamente
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conservato. Era di Scipione Maffei. Fu studiato dal Sai vini, che l'ebbe in gran pregio.
Il principe Baldassare Boncoinpagni possedè un codice francese proveniente dalla biblioteca Al- bani, ed un altro già appartenente a Guglielmo Li- bri Canicci . che aveva promesso un' edizione del Tesoro originale.
Questi tre codici sono descritti nel Trattato della sfera di ser Brunetto Latini ridotto alla sua vera lezione ecc. per cura di B. Sorio P. D. 0. di Verona : (Milano, tip. Be sozzi , 1858) e da esso fu- rono collazionati col Volgarizzamento di Bono Giam- boni, edizione di Luigi Carrer, Venezia 1839, per una edizione di tutto il Tesoro, della quale lasciò i manoscritti alla Biblioteca comunale di Verona, con obbligo di concederne l'uso al commend. Francesco Zambriui presidente della regia Commissione pe' te- sti di lingua , per una edizione del Tesoro eh' egli avesse ad imprendere. Per gentile proposta di esso io posi mano a questa edizione , valendomi delle postille del Sorio , come nella stampa è notato , e consultando nei dubbi il prezioso codice Capi- tolare.
07 Ml sono giovato di questo studio, citando i mss. colle indicazioni sopra accennate , in ispecie nei libri VII e Vili ; ed usando della frase gene- rale mss. fiorentini , quando egli ad essi accenna in genere , senza indicazione particolare di alcuno di essi.
rR Fu figlio di Giambone dei Vecchi, o Vecchietti. È forse la famiglia rammentata da Dante:
E \idi quel di Neri, e quel del Vecchio
(Par. XV.)
" Apparisce da una carta citata dal Manni, nèl- 1' avviso ai lettori premesso all' Etica di Aristotele. È una procura, conservata nel pubblico archivio di Firenze, fatta per atto pubblico da Diana vedova di Guglielmo Amidei, in persona di messer Bono Giam- boni del Vecchio, giudice del popolo di san Brocolo. 11 Villani (Cronica, lib. XII, cap. 35) dice altret- tanto, parlando della morte di Santifico, il quale scrive essere Iacopo fiorentino , che fu di messer Bono Giamboni, giudice del popolo di san Brocolo.
30 Un documento esistente in un codice Stroz- ziano N. 1104, dice: « Dominus Bonus quondam do- mini Ianiboui del Vecchio, judex ordinarius prò Co- mune Florentiae, Curiae Sextus Portae sancti Petri, anno domini 1282. »
31 Oltre le opere minori, citate a lor luogo , fu consultato : Del Tesoro volgarizzati da Brunetto Latini, Libro I, dai prof. R. De Visiani tratto da un suo ms. membranaceo , che si riferisce al principio del secolo XIV , assai fedele air originale edito nella dispensa 104 della Scelta di curiosità letterarie inedite o rare ecc. tip. Romagnoli , Bo- logna.
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Questo ms. per gentile concessione del suo possessore , fu da me poi studiato in servigio di questa edizione , ed è citato coli' abbreviazione Ms. Vis.
32 Prefazione al Libro primo volgare del Tesoro recato alla sua vera lezione.
IL TESORO
DI
BRUNETTO LATINI PARTE PRIMA
LIBRO PRIMO
Capitolo I.
Parla del nascimento l, e della natura di tutte le cose.
2 Sì come il signore che vuole in 3 ciglilo luogo ammassare cose di grandissimo valore, non solamente per suo diletto, ma per crescere il suo potere, e per assicurare lo suo stato in guerra ed
1) Il volgarizzatore aggiunse al Testo l'inciso della natura, che ha riscontro colle parole di questo primo capitolo poco appresso: tratta... dello stabilimento del mondo , e della na- tura di tutte le cose in summa.
2) Il t ha di più : Cist livres est apelés Trésors; car si come etc. Il volgarizzatore forse ommise queste parole, per non ripetere il titolo del libro scritto poco sopra al prin- cipio della pagina stessa. - Il ms. Vis. è conforme al t.
3) Il t dice en petit leu. Adotto perciò la lezione del ms. Vis. e della Crusca, alla voce Cigulo, proposta dal Sorio. Cigulo, o ricevilo, corrisponde allo spagnuolo chico, che vuol dire piccolo. - La stampa : in un luogo.
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in pace, vi mette le più care e le più preziose gioie che puote secondo la sua bona intenzione; così ò il corpo di questo libro compilato di sapienza, siccome quello eh' è istratto di tutti li membri di filosofia in una summa brevemente.
E la prima parte di questo Tesoro è come da- nari contanti, per ispendere tutto giorno in cose 1 bisognose: cioè a dire, ch'egli tratta del comin- ciamento del 2 mondo, e delle vecchie istorie3, e dello stabilimento del mondo, e della natura di tutte le cose in summa. E ciò appartiene alla prima 4 scienza della filosofia, cioè teorica, secondo ciò che il libro parla qui appresso. E siccome senza danari non avrebbe veruno mezzo tra l'opere delle genti che dirizzasse l'uno contra l'altro, altresì non
1) Cose bisognose : il t dice choses besoignables. Bisognoso per bisognevole, necessario, e nella Crusca con altri esempi. È usato più volte dal Giamboni.
2) Cominciamento del mondo : il t commencement don siede. Il ras. Vis. secido. Secolo per mondo in senso morale secondo lo stile dei libri del Nuovo Testamento, fu usato dagli antichi in senso latissimo. Giulio d' Alcamo , nella Canzone in dialogo , cantò L' abete d' esto secolo , volendo dire, Tutti gli abeti che sono sopra la terra.
3) Il t de l 'ancienneté des vielles estoires.
4) Prima scienza : il t premiere partie. Qualche ras. ci- tato dal Chabaille, ha pure science. Più sotto si incontra il medesimo scambio, e così altre volte.
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potrebbe 1' uomo ' savore dell'altre coso piena- mente, se non sapesse questa prima parte del libro.
La seconda parte, che tratta de1 vizii e dello virtudi , si è di preziose pietre che danno altrui delitti e 2 virtudi: cioè a dire, che cose dee l'uomo fare, e che no. E di ciò mostra la ragione, e il perche3. E questo appartiene alla seconda e alla terza parte della filosofia, cioè a pratica e a logica.
La terza parte del libro del Tesoro si e di oro fino, cioè a dire, eh' ella insegna parlare all'uomo secondo la dottrina della retorica, e come il si- gnoro dee governare la gente che ha sotto di lui, o specialmente secondo 1' usanza d' Italia. E tutto ciò appartiene alla seconda scienza della filosofia, cioè a pratica. Che siccome l'oro transcende tutte maniere di metalli, così la scienza di ben parlare
1) Il volgarizzatore scrisse certamente savere , e non avere come hanno le stampe, ed il ms. Vis. perchè il t dice savoir. Questo savere ha riscontro col se non sapesse, che vien dopo.
2) Le stampe leggono Diletto e virtudi. Correggo delitti e virtudi. È voluto dal seguente contesto : cioè che cose dee V uomo fare, e che no. Osservò rettamente il Sorio: Il tra- duttore rimase forse ingannato dalla voce francese délit , che in questo libro troviamo. anche sopra avere il signi- ficato di diletto, ma qui vale delitto.
3) Il t et monstre la raison por quoi. Il Nannucci po- stilla: Dodo di Prada : E dirai vos razos per que.
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e di governare la gente che V uomo ha sotto di sé, è più nobile che nulla altra scienza del mondo. E però che '1 Tesoro eh' è qui non dee esser dato se non a persona sufficiente a sì alta ric- chezza, lo darò io a te, bel dolce amico, che tu ne se' ben degno secondo il mio giudicamento. E non dico io niente che questo libro sia tratto del mio povero senno ', né della mia ignuda scienza; anzi è come una massa di mele ~ tratta di diversi fiori. Che questo libro è compilato solamente de' maravigliosi detti degli autori , che dinnanzi al no- stro tempo hanno trattato di filosofia; ciascuno della parte della filosofia di che s' intendeva, che tutta non la può sapere uomo terreno. Per ciò che la filosofìa ò la radice di cui crescono tutte le scienze che uomo puote sapere, così come una fontana onde escono molti rivi, e corrono qua e là, sì che l'uno bee d'uno, e l'altro bee d'un altro: e ciò è in diverso modo, che l'uno bee più, e l'altro meno, senza stagnare 3 la fontana. Perciocché dice Boezio nel libro della Consolazione, che egli la vide
1) La stampa legge seno. Correggo senno col ms. Vi- siani perchè lo domanda il contesto, ed il t, che dice: de mon ponre sens. ISenno ha riscontro con scienza : senno e scienza, cioè pratica e teorica. Anche nel capitolo XII, ed altrove , sens è tradotto senno .
2) Il t: Une bresche de miei.
3) Senza staffilare la fontana. Il t sans estanchier la fon- taine. Alamanni Gir. Cort. XXIII, 2: Fagli il sangue sta- gnar con sacri detti. Vale cessare di scorrere, od asciugarsi.
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in sembianza di donna, in tal abito e in sì mara- vigliosa ' potenza, che cresceva quando le piaceva, tanto che '1 suo capo aggiungeva disopra alle stelle e sopra 2 il cielo, e provvedeva 3 ai monti e alle valli secondo 4 dirittura e secondo verità.
Che 5 appresso al buono cominciamento sì ne esce buona fine. Il nostro imperadore disse in un
Brunetto stesso nella lettera collocata in fine della orazione di M. Tullio prò Liburìo , da esso tradotta : Siccome fon- tana, che non {stagna.
1) La Crusca , ed i mss. Fars. e Vis. leggono trama— ravigliosa.
2) II suo capo aggiungeva di sopra alle stelle, e sopra il cielo. Il t Ses chiés montoit sor les estoiles, et ataignoit au ciel. Brunetto era pago di toccare il cielo : Bono volle andare sopra il cielo. Cantava Orazio ( Od. I. 1 ) che se fosse stato annoverato fra i lirici, avrebbe toccato le stelle col capo, Qjuod si me lyricis vatibus insères , Sublimi feriam sidera vertice. Il nostro popolo si crede beato, se giunge a toccare il cielo col dito. Brunetto dice altresì della Natura nel capitolo I del Tesoretto: « Talor toccava il cielo ».
3) Le stampe : prevedeva ai monti e alle valli. Il t porvéoit amont et aval. Al cap. VI La porveanc iper provvi- denza. Correggo : provvedeva. Anche il Carrer qui sospettava errore. Il ms. Vis. poggiava. I mss. Riccardiani , e Lau- renziani : provedeva.
4) Le stampe e secondo dirittura. Il t selonc droit et selonc veritè, con esattezza filosofica. Aggiunto e secondo verità, col ms. Vis. Conferma la lezione adottata, provvedeva.
5) Che appresso al buono cominciamento. Il t ha di più: A ce commence mon conte, car a bon commencement etc. Una variante leg'g'e Commence jou mon livre, car etc.
libro di logica ' : Lo cominciamento è la 2 maggior parte della cosa.
E se alcuno domandasse, perchè questo libro è scritto in lingua francesca 3 , poi che noi siamo d'Italia; io gli risponderei che ciò ò per due cose: l'ima perchè noi siamo in. Francia, e l'altra per ciò che la parlatura francesca è più dilettevole e più comune che tutti gli altri linguaggi 4.
Capitolo II.
Come la materia di tutte le cose è divisata in tre maniere secondo teorica 5.
Filosofia è verace cognoscimento 6 delle cose
1) Il t an livre de Loi.
2) La maggior parte. Il t graindre partie.
3) In Ungila francesca. Il t en romans, selonc le langage des francois. In vece di langage alcuni codici citati dal Chabaille, hanno la raison, la parlenre, le patois, la langue.
4) Qui ag-g-iung-e il ms. Fars. : E per meglio intenderlo coloro che non sanno il francesco, sì fue tralatato in nostro volgare latino per messere Bono Giamboni.
5) Il t dice soltanto : De philosophie et de ses parties , e pone questo titolo del Capitolo II al Capitolo III.
6) Il t cncerchemenz, colla variante esclarcement, ed altre simili. Il ms. Fars. ccrcamcnto , i mss. Mag;liabccchi e Vis. incercamento.
divino, delle naturali, e delle umane ', tanto quanto l'uomo è possente d'intenderne.
Onde avviene che alquanti savi che si studiano a richiedere e cercare 2 di queste tre cose che son dette di filosofia, cioè a dire della divinitade, dello cose naturali, e delle cose umane, furo detti fi- gliuoli di filosofia, e perciò furo elli appellati fi- losofi.
Egli fu vero che al cominciamento del secolo le genti soleano vivere a legge di bestie 3. Conob- bero primamente la dignità della ragione 4 e della conoscenza che Dio avea loro data, sì vollero sa- pere la verità delle cose clic sono in filosofìa. Elli caddero in tre questioni. 5 E l'ima si fu di sapere la natura di tutto le cose celestiali o ter-
1) Le stampe leggevano cognoscimento delle cose na- turali, delle divine , e delle umane. Corretto secondo 1' or- dine col quale sono poi enunciate queste tre ccse nel ca- pitolo stesso, e trattate nel Tesoro.
2) Il t savoir. Questo cercare invece di sapere, spiega perchè nella definizione della filosofia si voltasse encer- chemenz in cognoscimento. Il ms. Vis. a cercare et a vedere.
3) Nel latino di que' dì sarebbesi detto more pecu— dum. Orazio fece con molto acume la distinzione fra co- stumi e leggi: Quid leges sine moribus vanae projiciunt? (Lib. Ili Od. 24 ). Sta bene inculcarla pur og-gi.
4) Correggo col t la dignité de la raison, l'errata lezione la dignità delle ragioni.
5) Correggo col ms. Vis. e col t en III questions l'er- rato in più questioni.
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rene '. La seconda e la terza fu di sapere delle umane cose; onde 2 la prima si è di sapere che cose l'uomo dee fare, e che no. La 3 seconda e la terza è di sapere ragione, e provare perchè 1' uomo dee 1' una fare e 1' altra no.
E poi che queste tre questioni furo trattate e pensate lungamente 4 tra gli uomini letterati 5 e in tra filosofi, trovarono 6 in filosofia loro madre tre principali nrembri, cioè a dire tre maniere di scienze
1) Il t savoir la nature de tontes choses celestials et terriennes. Aggiunto : la natura di tutte, col ms. Vis.
2) Onde la prima ecc. Questo onde si riferisce alle umane cose. E come dicesse: Delle quali tornane cose, la prima scienza si è dì sapere, che cosa V uomo dee fare etc.
3) Corretto col t. L'errata lezione era: Onde la prima e la seconda si è di sapere che cose V uomo dee fare , e che no. E la terza è di sapere ecc. Il Carrer aveva desiderato anche a questo luogo il testo originale francese per cor- reggere con autentica e non ipotetica lezione il manifesto errore di tutte le stampe. Si noti bene, che la divisione del Tesoro, non è eguale alla divisione e suddivisione della filosofia. Ciò intralcia il periodo. Esposi perciò in due ta- belle , la divisione del Tesoro , e della filosofia secondo Brunetto. (V. Illustrazioni).
4) Il t longuement. Il ms. Vis. lungamente : la stampa largamente. Corretto lungamente.
5) Il t Clers , chierici, per letterati, come allora si di- ceva. Letterato significava molto meno di quello significa adesso. Il ms. Vis. savi.
6) Corretto le stampe trovavano in trovarono col T trovcrent, e col ms. Far. Il ms. Vis. trovo'no.
Il
per insegnare e provaro la verace ragione delle tre questioni eh' io haggio divisate qua dinnanzi.
Capitolo III.
Delle cose che l'uomo dee sapere e conoscere secondo teorica.
La prima si è teorica, ed ò quella propria scienza che a noi insegna la prima questione di sapere e di conoscere la natura delle cose cele- stiali e terrene.
Ma per ciò che queste nature sono vane e diverse, per ciò che altra natura è delle cose che non hanno niente di corpo e non conversano tra le corporali cose, e un? altra natura è delle cose che hanno corpo e conversano colle corporali cose, e un' altra natura è delle cose che non hanno niente di corpo e sono in tra le cose corporali ; per ciò fu bene ragionevole cosa, che questa scienza di teorica facesse del suo corpo tre altre scienze, per dimostrare le tre diverse nature che io ebbi divisate. E queste scienze sono appellate in loro lingua teologia, fisica, e matematica.
1) Correggo col t del primo periodo appresso , e col buon senso, essendo questa la materia del capitolo, e non delle cose che V uomo dee fare e che non, secondo teorica ,
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La prima è la più alta di queste tre scienze che sono stratte ' di teorica , cioè teologia , che trapassa il cielo e mostra la natura 2 delle cose che non hanno punto di corpo, né non conversano in tra le corporali cose. E ciò è in tal maniera, che per lei conosciamo Dio onnipotente , per lei crediamo noi la santa Trinitade del Padre , del Figlio e dello Spìrito santo in una sola sostanza 3. E per lei avemo noi la fede cattolica, e la legge di santa Chiesa. E brevemente , ella e' insegna tutto ciò che a divinitade appartiene.
La seconda si ò fisica; per cui noi sappiamo la natura dello cose che hanno corpo, e conver- sano con lo corporali cose, cioè a dire degli uo- mini, delle bestie 4 , degli uccelli, de' pesci, delle
come leggono le stampe. Il t ha il titolo che 1' amanu- ense trasportò nel capitolo precedente, come fu notato.
1) Correggo col t cstraites l'errata lezione state, che ò in tutte le stampe. Il ras. Vis. iscite, cioè uscite, estratte.
2) Il t la nature. Le nature delle stampe è contro il buon senso. Ms. Vis. la natura.
3) Il t ed il ms. Vis. leggono erroneamente, per non dire ereticamente, con manifesto strafalcione, en eune seule persone. Se Brunetto avesse scritto cosi, Dante avrebbelo reg-istrato Dove son gli eresiarca, Coi lor seguaci d'ogni setta (Inf. IX).
4) Anche il t des lestes. Tutti gli animali, eccetto l'uomo, i pesci, e gli uccelli. È divisione del regno animale anti- camente fatta dalla Genesi, secondo l'elemento in cui vivono.
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pianto, dello pietre u dell'altre corporali coso clic sono in fra noi.
La terza è matematica, per cui sapemo la na- tura delle cose che non hanno punto di corpo, e sono intra le cose corporali \ E sono quattro scienze nel corpo della matematica, che sono ap- pellate per diritto nome, l'ima arismetrica, l'altra musica, la terza geometria, e la quarta astrologia 2.
La prima di queste quattro scienze è arisme- trica, che c'insegna a contare e annumerare e ag- giungere l'uno numero sopra l'altro, e trarre l'uno dell'altro, e multiplicare 1' uno con l'altro, e partire l'uno per l'altro, e numero sano e nu- mero rotto 3. E di ciò son gì' insegnamenti del- l' abbaco e dell' algorismo.
La seconda si è musica, che e' insegna a fare voci di canti e suoni 4 in cetere , in organi, ed
Usa bestie in questo senso anche al capitolo XI ed altrove di sovente. L' uomo è re degli animali.
l\ Ao-o-hmsi col t et soni entor les corporans choses. È ommissione dell' amanuense, ingannato dalla triplice ri- petizione delle medesime parole.
2) Il t qui ed altrove astronomie. 11 ms. Vis. aster-
lomia.
3) Il t dice meno precisamente et partir et deviser plusors parties. Messer Bono di sovente rabbercia e adorna d Tesoro volgarizzandolo, e sempre si noterà.
4) Ao-n-imisi alla stampa e snoni col t, et chans et sonsr e col ms. Vis.
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in altri strumenti, e accordare Timo con l'altro, per diletto delle genti, e per far canti in chiesa per F ufficio del nostro Signore.
La terza si è geometria, per cui noi sappiamo le misure e le proporzioni ' delle cose per lungo e per alto e per largo 2. Questa ò la scienza per cui i filosofi antichi 3 si sforzaro per sottigliezza di geometria di trovare la grandezza del cielo e della terra \ e l'altezza eh' è dall'uno all'altro, e molte altre proporzioni che maravigliare fanno altrui 5.
La quarta scienza è astrologia, la quale c'in- segna tutto l'ordinamento del cielo, del firma- mento, delle stelle , e del corso dei sette pianeti
1) Correggo proprietà , errore delle stampe , in propor- zioni, col t proporcìons, e col buon senso.
2) Correggo ampiezza, in largo col t par le, e col ms. Vis. Cosi leggono anche i ms. della Marciana.
3) Il t li VII sage, colla variante ancien. Non adot- tai la variante, quantunque di più codici, per non donare un errore a ser Brunetto. Anche messer Bono qui corresse il T.
4) Il t la grandeur don ciel e de la terre. Corressi la lezione errata , che era V altezza del cielo e la grandezza della terra. Dice poi tosto V altezza che e dall'uno all'al- tro che è appunto V altezza del cielo, che elimino, perchè manca al t, ed è goffa ripetizione.
5) Corretta col t e col ms. Fars. la errata lezione delle vstampe molte altre cose e proporzioni molto- da maravigliare t: et maintes autres proporcìons, qui ameiller font.
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per lo zodiaco, ciò sono li dodici segni, e come si muove il tempo ' al caldo e al freddo, o a piova, o a siccità, o a vento, per ragione eh' è istabilita nelle stelle.
Capitolo IV.
Delle cose che l'uomo dee fare, e che no, secondo la pratica \
Pratica è la seconda scienza in filosofia, la quale c'insegna che l'uomo dee fare, e che no. E alla verità dire, egli può essere in tre ma- niere : che l'una maniera è di fare alcune cose e schifare altre per governare se 3 medesimo; un'al- tra maniera è di governare la sua famiglia 4 e la sua magione , il suo avere , il suo retaggio ; e un' altra maniera è per governare gente , regno ,
1) Il t tens colla variante temps.
2) Corretta col t, e col ras. Vis. 1' errata lezione delle stampe : Qui dice 'perchè V uomo dee fare l'una cosa, e l'al- tra non, secondo la pratica.
3) Corretta col t soi mesmes, e col ms. Fars. la falsa lezione, per governare altri e lui medesimo.
4) Il t sa mesnie, colla variante maisnèe, onde il no- stro vocabolo masnada. Il ms. Fars. legge la masnada.
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o popolo, o una cittade in pace o in guerra. Ma poiché ' i filosofi antichi conobbero queste tre 2 di- versi tadi , e' convenne che eglino trovassono in pratica 3 tre maniere di scienze per insegnare le tre maniere di governare sé e altrui. Ciò sono etica, economica, e politica.
La prima di queste tre scienze si è etica, la quale e' insegna governare noi primieramente , e a seguire vita 4 onesta, e fare virtuose opere, e guardare sé da' vizii 5, che nullo potrebbe al mondo vivere bene e onestamente, né fare prò né a sé, né ad altrui, se non governa la sua vita , e non dirizza sé medesimo secondo virtude.
La seconda si è economica, la quale e' insegna nostra gente e nostri figliuoli medesimi gover- nare; e insegnaci a guardare ed a crescere le nostre possessioni e nostre ereditadi, e avere mobili e ren-
1) La lezione errata delle stampe poni che fu corretta col t puis que , e coi mss. Fars. e Vis.
2) Aggiunto tre col ras. Vis. e col t: ces III diver- sitez.
3) Il t ha di più : 11 convint que il trovassent en pra- tique III manières de sciences por adrecier les III manières etc. Col t emendai la mutila stampa in pratica tre ma- niere di governare.
4) Corretto via onesta, in vita onesta, col t vie honeste , e coi mss. Marc, e Vis.
5) 11 se ag-g-iunto alla stampa, è voluto dal t et soi q arder.
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dita, per dispendere e ritenere secondo che il luogo e '1 tempo muove.
La terza è politica, e senza fallo questa 6 la più alta scienza ed il l più nobile mestiere che sia in tra gli uomini. Che ella c'insegna gover- nare genti 2 d' un regno , e d' una villa , ed un popolo , od un comune in tempo di pace e di guerra , secondo ragione e secondo giustizia.
E sì e' insegna tutte le arti e mestieri che sono bisognosi 3 alla vita dell' uomo. E ciò è in due maniere, che V una in opere, e l' altra è in parole. Quella eh' è d' opere, son i mestieri che l' uomo adopera tutto die con le mani e con i piedi. Ciò sono fabbri, drappieri , cordovanieri e altri mestieri, che sono bisognosi 4 alla vita del- l' uomo , e sono appellate meccaniche. Quella che è in parole, sono quelle che l'uomo adopera della sua bocca e della sua lingua. E sono in tre ma-
1) La stampa errata e del , è corretta col t et li plus nobles mestier , e col buon senso. Vedi anche qui , cinque secoli prima del nostro, ricordato il mestiere di re.
2) L' errata stampa governare genti e li regni e popoli delle cittadi e un comune , è corretta col ms. Vis. e col t governer les estranges gens d' un regne et d' une vile , et un pueple, et une commune. Il traduttore ommise straniere. L' a- dottata lezione è del ms. Farsetti.
3 e 4) La stampa bisogno dee dire bisor/nosi, col ms. Vis. e col t besoignabìes. Fu così tradotto da Bono anche nel Cap. I. V. nota 1 pag\ 4 al medesimo capitolo.
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nierc, sopra le quali sono stabilite tre scienze \ Ciò sono grammatica , dialettica e retorica.
La prima si è grammatica, che è fondamento 2 dell'altre scienze. E questa c'insegna parlare, leggere e scrivere 3 senza vizii, o di barbarismo, o di solecismo.
La seconda è dialettica, la quale e' insegna a provare li nostri detti e nostre parole per ragione, e per arti d'argomenti, che danno fede alle parole che noi avemo dette , sì che elle paiono vere e pro- babili d' essere vere.
La terza scienza è retorica , cioè nobile scienza, eh' ella e' insegna trovare , ordinare, e dire parole buone, belle, e piene di sentenze 4, secondo che la materia 5 richiede.
1) Il t et sont en III manières , sor les queles sont establies III sciences: gramatique etc. Corretto col t l'er- rata stampa ê mino in tre scienze.
2) Il t qui est fondemenz et porte et entrée des autres sciences. Questa porta , ricorda il dantesco : Che è porta della fede che tu credi (Inf. IV). Era modo di dire allora comune alle scuole, col Limen grammaticum, Regia Parnassi, Palatium Musarum etc.
3) Il t escrire a droit sanz vice. Il ms. Vis. ad diritto , senza vizio.
4) La stampa e piane , è corretta col t plaines de sen- tences. Concordano i mss. Fars. e Vis. Il ms. capitolare di Verona legge pleines de sciences.
5) Il ms. Vis. e t la matere. Le stampe leggono la natura : errore riscontrato mille volte.
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E io ' vi dico, ch'ella è lumiera di chiaro parlare, ella è insegnamento di dettatori. Ella è la scienza che drizzò prima il mondo a ben fare, e ancora il drizza per la predicazione de' santi uomini, per la divina Scrittura, e per la legge onde l' uomo si governa a dritto e a giustizia. Ella è la scienza di cui Tullio dice nel suo libro, che colui ha altissima cosa conquistata , che di ciò passa 2 gli altri uomini , di che 1' uomo sormonta le bestie. Ciò è ad intendere della parlatura del- l' uomo.
E per ciò dovrebbe ciascheduno brigarsi di sapere ben parlare secondo che la sua natura ne 3.
1) E io vi dico, è aggiunto dal Giamboni. Il t ce est la lumiere etc.
2) La stampa leggeva : Colui ha altissima cosa con- quistata, che passa gli altri uomini , e faceva garante Tullio del suo strafalcione. Il t: Cil a kantisme chose conquise, qui de ce trescasse les hommes , dont li homs trescasse les autres animaus trestous. La correzione è del Sorio, fatta sul ms. Fars. Concorda il ms. Vis. La medesima sentenza è ripetuta da Brunetto quasi colle medesime parole , secondo la nostra correzione, nel lib. Vili cap. 1. La sentenza di Tullio è questa : Praeclarum mihi quiddam vide tur adeptus is, qui , qua re homines bestiis praestent, ea in re hominilms ipsis antecellat (Iuvent. I. 4).
3) Il t assai meglio se la nature li sueffre et li aide; car sanz nature, et sanz enseignement, ne la jtuet conquerre. Concorda il ms. Vis.
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prende, che senza dottrina non la puote alcuno acquistare. E al vero dire, di lei avemo noi me- stieri in tutti i nostri bisogni tutt' ora. E molte cose grandi e picciole potiamo noi fare solamente per bene parlare , che non le potremmo fare per forza d'arme, e per altro ingegno.
Capitolo V.
Perchè 1' uomo dee fare 1' una cosa, 1' altra no, secondo logica.
Logica è la terza scienza di filosofia. Questa propriamente e' insegna provare e mostrare ra- gione, perchè l'uomo dee fare 1' una cosa, e l'altra no. E questa ragione non può 1' uomo ben mo- strare, se non per parole. Dunque è logica, scienza per la quale 1' uomo puote provare e dire ragione, perchè e come ciò che noi diciamo è così vero come noi mettiamo innanzi.
E ciò è in tre maniere, che s' intende per tre scienze 1 che escono da lei , cioè dialettica , efi- dica 2 e sofistica.
1) Che escono da lei, manca al t , sta bene per aggiun- gere chiarezza.
2) Le stampe leggevano assurdamente fisica. Non so
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La prima è dialettica, la quale e' insegna ten- zonare , contendere e disputare l'uno contra l'altro, e fare questioni e difese.
La seconda si è efidica la quale c'insegna a provare che le parole che l'uomo disse ' son vere, e che le cose sono così 2 come '1 dice per diritto, per ragione 3, e per veri argomenti.
La terza 4 è sofistica , la quale c'insegna a provare che le parole che 1' uomo dice sono vere; ma ciò prova egli per mal ingegno, e per false ragioni, e per sofismi, ciò è argomenti 5 che hanno simiglianza e covertura di vero, ma e' non ha cose, se non false 6.
come il Carrer, comecché dubitando, proponesse di leggere metafisica. Il Sorio lo ripeteva. Il t è efidique. Il .greco ì'nidtKOt significa contenzioso, litigioso, giudiziario.
1) Corretto dice in disse col t il ha dites.
2) L'errata stampa in se, corretta col t ainsi, e col
ms. Vis.
3) Leggevasi fer diritta ragione. Corretto col t far droit, et far mison.
4) Il t la terce science de logique est sofhistique. — Così anche il ms. Vis.
5) Aggiunsi sofismi, cioè col t et far sofhismes, ce est far argumens etc. Concorda il ms. Vis.
6) L' errata lezione : Covertura di vero nelle medesime cose se fu vero o no, che è sibillina, corressi col t: Et co- verture de vente, mais il ni à chose se fausseté non. Concorda coi mss. Fars. e Vis.
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Infìno a qui ha divisato1 il conto assai breve- mente e apertamente come filosofìa è madre e fontana di tutte scienze2. Oggimai si vuole tornare alla sua materia, cioè a teorica, eh' è la prima parte della filosofìa, per dimostrare un poco la na- tura delle cose del cielo e della terra. E ciò farà più brevemente che '1 maestro potrà.
Capitolo VI.
Qui dice come Dio fece tutte le cose al cominciamento.
Li savi dissero , che '1 nostro Signore Iddio , eh' è cominciamento di tutte le cose, egli fece e creò il mondo * e tutte l'altre cose in quattro maniere.
1) Corretto avvisato in divisato, col t e coi mss. Fars. e Vis. Qui Brunetto finisce il proemio, e comincia col se- guente capitolo la Prima parte del Tesoro.
2) Il t più chiaramente : Jusques à ci a divise li contes briement et alertement assez que est philosophie et toutes les scien- ces que on puent savoir dont philosophie soit mere et fontaine.
3) Il t aggiunge et toutes autres choses, e non inutil- mente, perche l'autore, oltre la creazione del mondo, parla
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Che in primamente egli ebbe in pensièro e in sua volontà ' le imagini e le figure , come egli farebbe il mondo e le cose tutte che vi sono. E ciò ebbe egli tuttavia eternalmente , sicché quel pensiero non ebbe mai cominciamento. E questa imaginazione è appellata mondo archetipo, ciò è a dire mondo in similitudine.
Appresso fece di niente una grossa materia, la quale non era d' alcuna figura ne d' alcuna similitudine , ma era di sì fatta norma e sì ap- parecchiata, ch'egli ne poteva formare e ritrarre ciò eh' egli volea. E questa materia è appellata hyle \
E poi eh' egli ebbe ciò fatto , sì come a lui piacque , mise egli in opera e in fatto il suo pro- ponimento , e fece il mondo e le sue altre crea- ture secondo la sua provvidenza. E con tutto che egli il potesse fare tosto e speditamente, già niente vi volle correre , anzi vi mise sei giorni. Il set- timo si posò.
La Bibbia noi conta che al cominciamento lo nostro Signore comandò che '1 mondo fosse
della creazione deg*li angeli. — Ripete il mondo e V altre cose poco prima e poco appresso nel medesimo periodo. Perciò aggiunsi queste parole. Concorda il ms. Vis.
1) Al t mancano le parole, e in sua volontà.
2) Hyle, il t ilem.
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fatto, cioè a dire cielo, acqua, terra ' , giorno, chia- rezza e gli angioli. E che la chiarezza fosse di- visata dalle tenebre. E poi che egli lo comandò, sì fu fatto di niente.
E ciò fu il primo giorno del secolo. Del qual giorno dicono molti savi 2, che fu quattordici 3 dì all' uscita del mese di marzo.
Al secondo giorno fu stabilito il firmamento.
E al terzo giorno comandò che la terra fosse divisata dal mare e dalle altre acque. E tutte cose che sono radicate sopra terra furo fatte in quel giorno.
E al quarto giorno comandò che '1 sole e la luna e le 'stelle e tutte le altre luminarie fossero fatte.
1) Corressi col t acqua e terra l'errata lezione della stampa terra ed acqua, perchè il nostro cosmologo in que- sto medesimo capitolo registra prima 1' acqua e poi la terra.
2) Molti savi. Il t li p'usor. Il traduttore non fu pago dell' asserzione dei più , se non sono savi , cioè sapienti. Questo scambio è frequente in tutta la traduzione. Il ms. Vis. li più.
3) Il t XI III jors à l'issue clou mois de mais. La ra- . gione della correzione è data dal Sorio , e si riporta nel-
l' illustrazione di questo capitolo. Il ms. Vis. a la scieta. La stampa quattordici dì del mese di mano.
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Al quinto dì comandò che fossero fatti i pesci, gli augelli , e le bestie in terra, di tutte le ma- niere che vi sono '.
Il sesto giorno fece Adamo alla imagine e alla similitudine sua 2; e poscia fece Eva sua compagnia della costa 3 di Adamo. E creò loro 4 anime di niente, e misele ne corpi loro.
11 settimo dì si posò , che non fece null'altra cosa 5.
1) Il t qui li poisson fussent fait, et li oisel, e toutes les bestes qui volent par l'air et noent par V iaue. Aggiunsi alla stampa gli augelli , lasciai il rimanente , perchè il senso dell' autore vi è.
2) Il t Au sisime jor commanda Diez que les bestes fus- sent faites qui vont par terre. Et lorsfist il Adam à sa sem- blance, et puis fist Eve. Il traduttore ebbe innanzi un altro testo, o lo raffazzonò a suo libito.
3) Il t de la coste, conforme alla Bibbia. Concorda il ms. Vis. Le stampe leggono delle coste.
4) Il t lors. Il ms. capitolare di Verona ommette questo lors. Corretto allora, in loro.
5) Al t mancano queste parole riferentisi al riposo del settimo giorno. Il ms. Fars. aggiunge: Per questioni di savi è detto, che fu prima tenebra che giorno, e di prima fu fatta erba che seme.
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Capitolo VII. Come alcune cose furo fatte di niente.
Per queste parole potiamo noi intendere che Dio fece solamente 1' uomo, e di tutte le altre cose ' comandò che fossero fatte. E più è a fare, che a comandare.
Ma come eh' egli fosse, e' v' ha 2 due maniere, che alcune cose furo fatte di niente, sì come furo fatti gli angioli , il mondo , e la chiarezza 3, e l'ylem che fu fatto al cominciamento. E le anime creò egli ancora di niente; e crea * ogni dì no- velle anime di niente.
L' altra maniera è, che tutte le altre cose furo fatte d' alcuna altra materia.
1) Aggiunto cose col t les autres choses , e col ms. Vis.
2) Corretto era, col t il i a, e col ms. Vis. e col buon senso.
3) Il t aggiunge, et ilem, qui furent faites au commen- cement. Empiuta la lacuna col ms. Far.
4) Corretto creò, in crea col t crée.
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Capitolo Vili. Dell' officio della natura.
Ora avete udito in tre ' maniere come Dio fece tutte le cose. La quarta maniera fu , che quando egli ebbe fatte tutte le cose , egli ordinò la na- tura di tutte le cose per se. E allora stabilì certo corso a ciascheduna, sì come doveano nascere e 2 cominciare e morire e finire, e la forza e la pro*- prietade e la natura di ciascuna. E sappiate che tutte le cose che hanno cominciamento, cioè che furo fatte d'alcuna materia, sì aranno fine. Ma quelle che furon fatte di niente, non aranno fine. E sopra questa 3 quarta maniera e 1' officio della
1) Le stampe due , corretto col t III. Poi corretto terza , in quarta , col t quarte , e col buon senso , ri- cordando le quattro maniere di creazione dette nel capi- tolo precedente.
2) Corretto vivere in cominciare, col t commencier. Na- scere qui si contrappone a morire, cominciare a finire. Vi- vere è superfluo. Lo spiega meglio di poi.
3) L' errata lezione e sopra questa materia e sopra V uf- ficio della natura, fu corretta col t et sor ceste quarte ma- niere est V office de nature. Parla di maniera di creare, an- che al principio del capitolo.
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natura ', è Dio sovrano padre ; che egli è crea- tore, ed ella è creatura; egli è senza cominciamento, ed ella con cominciamento; egli è comandatore , ed ella ubbidisce; egli non averà mai fine, ed ella finirà con tutto il suo lavoro ; egli è del tutto potente , ed ella non ha potenza se non quella che Dio le ha data ; egli sa tutte le cose passate e presenti e quelle che debbono essere , ed ella non sa se non quelle che egli le mostra; egli ordinò il mondo , ed ella eseguisce il suo ordi- namento. E così potemo vedere 2 e conoscere che ciascuna cosa è sommessa 3 a sua natura.
E non pertanto chi 4 tutto fece e tutto creò, e' puote rimutare e cambiare il corso di natura per divino miracolo, sì come fece nella gloriosa Vergine Maria, che concepette il Figliuolo di Dio senza conoscimento carnale , e fu vergine e pura dinnanzi e dappoi. Ed egli medesimo resuscitò da morte come a lui piacque 5. Questi ed altri divini miracoli non sono contra natura.
E se alcuno dicesse che Dio ordinò certo corso alla natura, e poi fece contro al corso, e rimutò
1) Il t qui est maires de son verai pere: il est creators etc.
2) 11 vedere è aggiunto dal Giamboni.
3) Corretto commessa in sommessa col t soumise.
4) Corretto che in chi col t cil qui, e col senso.
5) Come a lui piacque, è aggiunto dal traduttore.
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suo primo volere ', dunque non è egli permane- vo].©; io gli dirò, che natura non ha che fare nelle cose che Dio si serbò in sua podestate, che sem- pre ebbe il Padre in volontade lo nascimento, la passione e la morte 2 e la resurrezione del suo Figliuolo 3.
Capitolo IX. La ragione come Iddio non ha nullo tempo. 4
L' eternità di Dio si è anzi a tutti i tempi ; ed a lui non è nulla divisione del passato tempo al presente e a quello che dee venire. Ma tutte cose sono presenti a lui , per ciò eh' egli le ab- braccia tutte per la sua eternitade; ma questi tre tempi sono in noi. Ragione come: L'uomo dice
1) Il t ha di più et se il remue talent , dont %' est il mie permenables.
2) Il t ha di più si comme elle avint. Una variante ag- giunge et noz croionz.
3) La natura, che è nella stampa dopo morte, elimi- nata perchè manca al t ed è fuor di luogo.
4) Il t Ci dit que en Dieu n' a nul tens.
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del tempo eh' è passato, Io ho donato ' ; e del tempo che ha a venire dice 1' uomo, Io donerò; e del tempo eh' è presente , dice, Io dono. Ma Dio li comprende tutti sì universalmente , che tutto ciò che fece, e che fa, e che farà, è a lui come pre- sente.
E sappiate, che tempo non appartiene niente alle creature che sono sopra '1 cielo , ma appar- tiene a quelle che sono di sotto ; che dinnanzi al cominciamento del mondo non era nullo tempo , per ciò che tempo fu fatto e stabilito per quel Comin- ciamento; e perciò egli è appellato cominciamento, perchè 3 tutte cose furo allora cominciate. Ma il tempo 4 non ha nullo spazio 5 corporalmente, che a poco a poco vanno e vengono , e per ciò non
1) L' errata lezione, io donato, corretta col t ie ai clone.
2) Aggiunto quel col t à celui commencement.
3) Riempiuta la lacuna delle stampe col t et por ce est apelez commencemenz , que toutes choses etc. Così anche il ms. Fars. Leggono le stampe stabilito per cominciamento che tutte cose furo allora cominciate.
4) Il t mais li tens. Cosi dividendo il periodo, la sen- tenza è più chiara. Così anche il ms. Vis. Le stampe leg- gono : cominciate che il tempo non ha nulla parte corporal- mente.
5) Corretto parte in spazio col t espace, e col ms. Vis. Tarte per spazio qui è equivoco.
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ha in loro nulla fermezza, che tutte creature ' si muovono tostamente e lievemente.
Per ciò dico io che tutti questi tre tempi, cioè il preterito, il presente, il futuro, non son se non per sapere che Y uomo si sovvegna delle cose andate, e isguardi le presenti, e prevegghi quelle che sono a venire.
Capitolo X.
Qui dice come in Dio non è nullo mutamento.
Ciò non è niente così in Dio, anzi è a tutti tre i tempi 2 insieme presenzialmente. Perciò fallano quelli che dicono che in lui è il tempo mutato , quando gli venne novello pensamento di fare il mondo. Ma io dico che questo pensamento 3 fu
1) Il t dice créatures , e non poteva tradursi tempi , come hanno le stampe. Il ms. Vis. tutte cose e tutte creature.
2) A tutti tre i tempi, è aggiunto dal traduttore.
3) Il t dice pensée : per errore di penna fu scritto fa- cimento. Il ms. Fars. legge pensamento. Erra la Crusca leggendo f acimento a tal voce. Legge invece pensagionc, alla voce etemalmente citando il medesimo brano. Anche una variante francese erroneamente legge reste facon.
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nel suo consiglio etenialraente; e che dinnanzi al cominciamento non era nullo tempo, ma era ' la sua eternitade; che '1 tempo fu cominciato per le creature, e non le creature per lo tempo.
Alcuno puote domandare, che facea Iddio anzi ch'egli facesse il mondo? E come gli venne su- bitamente in volontade di fare il mondo ? Che egli volesse alcuna volta cosa, che egli non volea in prima. Ma io dico che novella volontade non gli venne di fare il mondo. Poniamo che '1 mondo non .fosse unque fatto, tutta fiata era egli nel suo eternai consiglio. E dall' altra parte Dio è la sua volontade 2 , e la sua volontade è Dio; ma Dio si è eternale e senza mutamento, e però la sua vo- lontà è eternale e senza mutamento.
Quella materia di cui quelle cose furo formate, e la varietade delli nascimenti furon nel suo eter- nai proponimento, e non ha niente di tempo. E
1) Il t mais sa éternité , male tradotto nella sua eter- nitade, come legge la stampa. Concorda il ms. Vis. col t e colla correzione
2) Le stampe leggono Dio e la sua volontade è eternale senza mutamento. Il t Diex est sa volentés , et sa volentés est Diex: mais Diex est éternel et sanz remuance , donc est sa volentés étemel et sanz remuance. La correzione concorda col ms. Fars. che aggiunge erroneamente quella materia , tra però e la sua volontade.
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sì ne potrete intendere una simiglianza1. Lo suono- si è innanzi al canto, per ciò che la dolcezza del canto appartiene al suono ; ma il suono non ap- partiene niente alla dolcezza del canto, e non per tanto amendue sono insieme. E di quella materia fu detto a dietro ch'ella non avea imagine, né similitudine, ne figura alcuna, per ciò ch'elle non erano formate ancora le cose che dovea- no essere fatte ; ma quella materia era fatta di niente.
Io dico che la chiarezza al cominciamento fu divisa dalle tenebre. Conciossiacosaché Dio disse per bocca del profeta 2 : I' son colui che faccio la chiarezza e creo le tenebre. Non debbia perciò niuno credere, che le tenebre abbino corpo. Ma la natura degli angioli che non trapassarono 3 la volontà di Dio, è chiamata chiarezza, e la natura di coloro che trapassarono è appellata tenebrea. E per ciò dice la Bibbia , che al principio fu di- visa la chiarezza dalle tenebre, cioè a dire che Dio creò tutti gli angioli, e de' buoni fece la chia-
1) Bono ha spiegato con più evidenza il t nel quale mancano le parole da formate a lo suono.
2) Il t Et jà soit ce que Diex dist par la buche dou prophète.
3) Il T ha qui e sotto gui trespassierent. Bono ag- giunse al primo luogo la volontà di Dio. La stampa per errore palpabile dell' amanuense errava facendo presente il passato : leggendo cioè trapassano per trapassarono.
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rezza e de' rei le tenebre. Li buoni angeli creò egli, e appressorsi a lui, e i rei creolli buoni, ma elli non si appressare a lui.
Dio fece tutte cose molto buone. Nulla cosa è ria per natura ; ma se noi le usiamo malvagia- mente, elle diventano rie. E cosisi cambia buona natura '.
Capitolo XI. Qui dice come il male fu trovato.
Lo male fu trovato per lo diavolo, e non crea- to 2, e perciò è egli nulla, perchè la cosa senza Iddio è nulla ; che Dio non fece mai lo male. Ma gli eretici credono e dicono 3 che Dio facesse il bene , il diavolo il male. E così credono che siano due nature, una di bene e l'altra di male.
Ma elli son ingannati per ciò che '1 male non è niente per natura , anzi fu trovato per lo dia- volo, E ciò fu allora che Y angiolo eh' era buo-
1) Ripete le medesime parole il verso di Dante Md ha natura sì malvagia e ria ( Inf. I).
2) Il t non jìas créez. I inss. Fars. e Vis. hanno crea- to. Le stampe leg-g-ono e non innanzi.
3) Credono manca al t ed al ms. Vis.
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no diventò rio per la sua superbia , e trovò lo male.
E che '1 male non sia per natura, egli appare tutto chiaramente ,, che tutta la natura o ella ò permanevole , ciò ò Iddio , o ella è rimutevole , ciò è la creatura *; ma il male non è creatura, però che se il male viene sopra la bona creatura sì la fa viziosa, e quando egli se ne diparte la na- tura dimora, e questo male non è niente in nullo 2 luogo, e anche nulla cosa ha che sia naturale3.
Alcuno domanda, perchè lascia Dio nascere le male cose ? Dico che egli lo fa, perchè la bel- lezza della bona natura fosse conosciuta per lo suo contrario , che due cose contrarie quando sono insieme l'ima contra l' altra sono più ap- pariscenti *. Se tu levassi li peli delle ciglia di un uomo, tu no leveresti picciola cosa, ma tutto
1) La stampa tutte le nature il t tonte nature, poi elle sono permanevoli il t eie est parmenable. Corressi per- ciò in numero singolare, come la stampa stessa legge ap- presso ella è rimutevole, anzi che elle sono rimutevoli.
2) Il t n' est pas en I leu. Nullo, per alcuno ha molti esempi.
3) Il t il n' a nulle chose qui soit naturel. Corretta la stampa nulla cosa cambia eh' e naturale.
4) La lezione della stampa fin conoscenti , quantunque ammessa dalla Crusca, la quale al § IV dà alla parola conoscente il significato di conoscibile, corressi coi mss. Fars. e Vis. conformi al plus apparissans.
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il corpo ne sarebbe più laido. Così è se tu bia- simi in tra tutte le creature un picciolo vermi- cello che sia malvagio per natura , certo tu fai torto a tutte le creature.
Tutti i mali sono venuti sopra 1' umana gene- razione per lo peccato del primo uomo; e perciò tutti mali che sono in noi, o elli sono per nasci- mento , o elli sono per nostra colpa. Molti dicono che i mali sono nelle creature, cioè nel fuoco però che arde, e nel ferro però che taglia; ma elli non considerano che queste cose sono buone per natura, ma per lo peccato ' del primo uomo diventaro nocevoli. Che anzi che quel peccato fosse, tutte le cose erano sottomesse all' uomo 2 che nulla cosa gli potea nuocere. E così sono le cose no- cevoli all' uomo per lo peccato, e non per natura. Sì come la chiarezza è buona per natura, così è ella ria agli occhi infermi , e ciò avviene per lo vizio 3 degli occhi e non della chiarezza.
1) Primo è aggiunto dal traduttore.
2) Che india cosa gli potea nuocere: altra glossa di Bono.
3) La stampa li vizii , corretto lo vizio , coi mss. Fars. e Vis. e col t par vice des oils.
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L'uomo fa male in due maniere, o nel pen- siero , o neir opera. Quello che ' è nel pensiero, è appellato iniquitade ; ed è in tre maniere, o in tentazione , o in diletto , o in consentire. Quello che 2 è in opera , è appellato peccato : ed è al- tresì in tre maniere , o in parole , o in fatto, o in perseveranza.
Ma il profeta Davite, nel cominciamento del psaltero, nomina tre maniere di peccato. Lo primo è nel 3 pensiero , che viene per tentazione e per malvagio consiglio. Lo secondo è in opera. Lo terzo si è nella perseveranza del male, onde l'uomo dà agli altri esempio di mal fare.
Questi * tre peccati significano li t^e morti che Cristo resuscitò. L' uno eh' era dentro alla ma- gione, cioè lo peccato occulto. L'altro che era nel mezzo della via, ciò fu il figliuolo della donna vedoa , che significa coloro che fanno il peccato nel cospetto della gente. Lo terzo fu Lazzaro di
1) e 2) Il che delle stampe, corretto in ambi i luoghi che è secondo il senso, il ms. Vis. ed il t qui est.
3) Corretto il mal della stampa , in nel, conforme al ms. Vis. ed al t en la pensée. Ha riscontro con in e nella appresso.
4) Il traduttore voltò ce, in questi tre peccati con mag- gior chiarezza.
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quattro giorni, ciò significa coloro che perseverano nel male infin alla vecchiezza '.
Capitolo Xll.
Qui dico della natura degli angioli. 2
Angioli sono spiriti naturalmente, e la na- tura loro è mutabile3, ma la carità durabile li guarda, senza corruzione 4 di peccato. E così sono elli permanevoli per grazia, e non per natura. Che se fosseno per natura, gli angioli che di- vennero rei non sarebbeno mai caduti5. Ma que-
1) Il t ed il ms. Vis. leggono assai diversamente : L'un, qui estait dedanz la maison, ce est la pensée; l'autre, qui estoit à V uis de la maison, ce est l'uevre ; V antre, qui estait en voie, ce est cil qui par dur e en mal faire devant tout.
2) Il t De tote la nature des angles.
3) L' errato vitale delle stampe , corretto in mutabile col t muable.
4) Aggiunto di peccata col t corruption de pechiè.
5) Il t ha solo: li deables ne vheist. Una variante legge come Bono : ne seraient jamais cheus; mais celui qui ot nom Lucifer , à cui Diex avait tant d' onorfet qu' il l'avait esta- blis sor tos les autres, il s' orgneilli, et asseura de la seigno- rie que il at.
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gli eh' ebbe nome Lucifer, a cui Iddio avea fatto tanto onore, che avea istabilito sopra tutti gli altri, egli montò in orgoglio, per ciò eh' e' si assicurò della signoria ch'egli ebbe sopra gli altri. E per ciò eh' egli peccò senza nulla cagione, cadette di cielo in terra senza ritorno con tutti coloro che lui ubbidirò , che furo bene un or- dine , di tutti gli ordini mischiati. E così per lo peccato della superbia gli angioli divennero dimoni.
Chi mi domandasse quanto tempo stette Lu- cifero in cielo poi che fu creato con tutti gli al- tri angioli, io gli risponderei , che non dimoraro un' ora compilata, che egli montò in orgoglio con gli altri, e caddero sì come è detto.
E poi che fu caduto ingannò egli Adam ed Eva , lo primo uomo e la prima femina, nel pa- radiso delitiarum. Fece loro mangiare lo pomo vietato, contra il comandamento di Dio. Ma Adam trovò in Dio mercede, però ch'egli si pente, e sì
Il t legge . Devant toutes créatures don monde furent fait li angle, et devant les autres fu faiz cil qui est apelez deables, non mie par quantité de tens , mais far ordre de seignorie que il ot sor les autres , et par cele seurtè chei il sanz retor. Et il chei premier que hom ne fusi faiz ; quar tost après que li deables fît, errez, monta il en orgueil, et chei don ciel; puis decut il Adam, et le fist cheir ; et ainsi chei li hom et li deables ; mais li hom retorna a Dieu.
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conobbe eli' egli era sotto a Dio. Ma Lucifer ' disse eh' era pari a Dio , e grande come Dio. E per ciò che non si pento niente , non ebbe egli perdono. Ed io dico che 1' uomo trovò perdono , per ciò che la fallenza del peccare venne in lui da parte del corpo eh' ò del limo della 2 terra. Ma gli angioli cacciati 3 peccaro , che non eb- bero caricamento di nulla carne, né di nulla malizia \
E poi che li malvagi angioli furon caduti , li buoni furon confirmati in ben fare in tal ma- niera, che mai non poterò peccare 5. E di ciò dice la Bibbia , che al secondo giorno fu istabi- lito il firmamento, e fu il cielo appellato firma- mento.
Nove son gli ordini de' buoni angioli, e tutti sono istabiliti per gradi e per dignitadi. E cia- scuno ordine ubbidisce all' altro , secondo il suo officio. Questi sono gli ordini : angioli, arcangioli, troni , dominazioni, virtudi , principati , potestati , cherubini e serafini.
1) Il t mais li deables dist que il estoit pareil a Dieu en aucunes choses, et graindres de Dieu.
2) Il t qui est de boe, et de terre moiste.
3) Il traduttore aggiunge cacciati .
4) Il t n'estoient chergiè de nule charnel maladie.
5) In tal maniera, che mai non poterò peccare. E glossa del traduttore.
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Gli angioli sanno tutte lo cose per parola di Dio , anzi che elle sieno fatte. E sanno ancora le cose che sono a venire agli uomini '. E tutto sia che gli angioli che caddero perdessero la lor bellezza2, elli non perderò niente la virtude del senno che fu loro dato 3. E ciò che possono sa- pere delle cose future si è in tre 4 maniere , o 5 per sottigliezza di natura, o G per isperienza del tempo, o per rivelazione di podestade che sta loro di sopra 7.
1) Il t avant que eles soient faites, et qui encore sont à avenir as homes.
2) Bellezza, Il t, les autres vcrtues, colla variante biawtè, e beauté. »
3) Fti loro dato : il traduttore soppresse la inutile ri- petizione del t fu donè as angles.
4) Corretto la stampa due in tre maniere col t III ma- nières, e col buon senso.
5) Aggiunto col t ou par sautillance de nature. Leggevano due e non tre maniere , i codici che ommettevano questa prima. Tradussi suitillance, sottigliezza, come Bono al cap. XV traduce Asutille la vue de V intendement, Assottiglia la veduta dello intendimento. Ed al cap. XVI dice, sottigliezza d' ingegno.
6) Isperanza delle stampe corretto in isperienza col t expérience.
7) Fa lor di sopra delle stampe, corretto sta loro di sopra col t poestès qui mainnet desore.
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Quando Iddio si cornicela al mondo, egli manda li rei angioli in vendetta ' , ma tuttavia egli li constringe che non facciano tanto di male quanto desiderano. Ma i buoni angioli , egli manda ili officio di salute degli uomini. E perciò dicono molti) che ciascun uomo ha seco un angiolo, eh' ò ordinato a guardarlo.
Capitolo XIII. Qui parla dell' uomo perchè egli fu fatto 2.
Tutte cose dal cielo in giuso furo fatte per l'uomo, ma l'uomo fu fatto per se medesimo.
E che 1' uomo sia in più alta dignitade che nulla altra creatura, appare chiaramente per la riverenza di Dio. Che di tutte altre cose comandò Iddio 3: Sia fatto così, e 4 così fu; ma dell' uomo mostra che vi pensasse nel suo consiglio diligen- temente, quando egli disse: Facciamo l'uomo alla imagine e similitudine nostra.
1) In vendetta. Il t en office de venjance. Appresso tra- duce letteralmente in officio di salute.
2) Il t Ci parole de V ome.
3) Iddio aggiunto dal traduttore per amor di evidenza.
4) Aggiunto fu col t ainsi fu. Allude al testo biblico: fiat.... et factum est ita.
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Iddio lece Adam, ma la femina fu fatta della costa r dell' uomo. 1/ uomo fu fatto alla imagine del Signore 2 Iddio: ma la femina fu fatta alla imagine dell' uomo, e perciò sono le femine sot- tomesse all'uomo per legge di natura. Anche fu fatto l'uomo per so medesimo, e la femina fu fatta per aiutare lui.
L'uomo pel suo peccato fu dato 3 al diavolo, quando gli fu detto : Tu sei di terra e in terra tor- nerai. Allora fu detto al serpente, cioè- al dia- volo: Tu mangierai la terra, cioè a diro li mal- vagi uomini, e le malvagie femine \
1) Il t crea, tradotto fece: il t formée de la coste a son baron, tradotto fu fatta della costa dell'uomo. Ripete ciò nel cap. VI di questo libro.
2) Il traduttore Signore Iddio, invece di Dio, alludendo forse al baron di sopra, tradotto uomo per deferenza gen- tile verso la donna.
3) Fu dato : il t con maggior forza fu baillez. Era forse fu dato in balia ?
4) E le malvagie femine. Aggiunta non so di chi, inu- tile, e poco galante.
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Capitolo XIV. Qui dice della natura dell'anima.
L' anima è vita dell' uomo, e Dio è vita del- l' anima.
L'anima dell'uomo non è uomo, né il suo corpo, che fu fatto di terra umida. È solamente uomo, se l' anima abita dentro dal corpo. E per que- sto congiungimento della carne ella è appellata uomo , secondo che 1' apostolo dice , che 1' anima fu fatta nella carne alla imagine di Dio '. E per ciò sono quelli in errore, che credono che l'anima
1) Le stampe L'anima è vita dell'uomo, e Dio è vita dell' anima ; ma V anima dell' uomo non è uomo , ina il suo corpo che fu fatto di terra umida, è solamente uomo. L' a- nima si abita dentro dal corpo, e per questo congiungimento della carne ella è appellata uomo. Che secondo che V Apo- stolo dice, V anima fu fatta nella carne alla imagine di Dio.
Il t L' ame est vie de V ome, et Diex est vie de V ame ; et V ame de V ome n' est pas home, mais son cors, qui fuit fait de moiste terre, seulement est hom se ame halite de- danz, et par cestui conjungement de la char est apellèe home, selonc ce que li Apostres dit, que V ome fu trovè'e en la char, a l'image de Dieu.
In questo labirinto di parole, col filo del buon senso confido di avere trovata 1' uscita.
45 abbia corpo, che ella è fatta alla imagine di Dio. Non è niente in tal maniera eh' ella sia muta- bile; ma ella è senza corpo sì come Dio è1, e sono gli angioli , i quali sono fatti alla imagine di Dio altresì come l'anima2.
E sappiate che le anime hanno cominciamento; ma elle non avranno giammai fine. Che elle son cose in tre maniere. L' une che sono temporali 3, le quali cominciano e finiscono 4, e ciò sono tutte le maniere di corpi. Le altre sono perpetuali 5, che cominciano e non finiscono, e ciò sono gli angioli e le anime. Le altre sono sempiternali , che non cominciano né non finiscono, cioè Iddio e la sua divinitade.
1) Dio è, aggiunto col t Diex est, et si angle.
2) Credo di aver reso meno difficile il testo, mutan- done l'interpunzione. In fine del periodo e sono gli an- gioli, i quali sono fatti alla imagine di Dio altresì come V anima, è glossa di Bono che manca al t.
3) Corretto temporali col t temporels. Leggevasi cor- porali. E contrapposto a perpetuali e sempiternali.
4) Aggiunsi : e ciò sono tutte le maniere di corpi, voluto dal contesto, e dal t ce sont toutes manières de cors.
5) Perpetuali : il t spirituels, contrapposto a corporali che era nella versione. Bisogna dire che varia fosse la lezione dell' autografo , per avventura dall' autore medesi- mo ritoccato più volte. Temporali , perpetuali , sempiter- nali è migliore lezione di corporali, perpetuali , sempiter- nali delle stampe, ovvero temporali, spirituali, sempiternali del t.
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L'anima non è divina sostanza, nò divina na- tura ; e non è fatta anzi che '1 suo corpo , ma a quella ora medesima ò creata, che ella è messa dentro dal suo ' corpo.
Molte nobilita sono nell'anima per natura; ma ella iscema la sua nobilita 2 per lo meschia- mento del corpo, eh' è fiebole e debile, onde la fa. peccare 3.
Capitolo XV. Degli uffici e de' nomi dell'anima e del corpo \
Noi avanziamo gli altri animali, non per forza, né per senso, ma per ragione. E la ragione è nel- 1' anima ; ma 5 senso e forza sono nel corpo. Ed alle corporali cose basta bene lo senso della carne;
1) Il suo è aggiunto dal traduttore forse per maggior precisione del concetto.
2) Iscema la sua nobilita t eie occursit.
3) Il t dou cors, qui est decheable. Il resto è glossa del traduttore.
4) Il t Des offices, et Des nons de V ame, et don cors. La stampa leggeva dell' ufficio , e posponeva 1' anima al corpo.
5) Il sens , erroneamente tradotto se io , in luogo di senno, nel capitolo I, qui erroneamente e tradotto senno in luogo di senso, come è chiaro dui contesto.
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ma ' alle coso non corporali ò mestiere la ra- gione dell' anima.
E sappiate che ragione è nell'anima, e l'anima ha 2 molti offici, e per ciascun officio è appellata per tal nome come a quello ufficio s'appartiene. Che in 3 ciò eh' ella dà vita al corpo dell' uomo, e appellata anima. Per ciò che ha 4 volontà d'alcuna cosa, si è appellata coraggio. E per ciò che ella giu- dica drittamente, ella è appellata ragione. E per ciò eh' ella spira, ella è appellata spirito 5. E per ciò ch'ella sente, ella ò appellata senso. Ma per ciò eh' ella ha sapienza , si è appellata intendi- mento. E al vero dire l' intendimento è la più alta parte dell' anima , che per lui noi avemo ragione e conoscimento, e per lui l'uomo ò ap-
1) Ma alle cose non corporali è mestiere la ragione del- l'anima manca al t.
2) Leggevano le stampe e l' anima per molti offici è appellata per tal nome. Corretto col t et l'ame a maint of- fice. Et por chascun office est apelléc etc. Concorda colla cor- rezione il ms. Bergamasco.
3) In ciò ch'ella dà vita al corpo dell' nomo è appellata anima. Aggiunto col t en ce que eie done vie au cors de l'orne, est apelée ame. Concorda il ms. Bergamasco.
4) Che è corretto che ha, col t que eie a.
5) E per ciò che ella spira , ella è appellata spirito. Manca al t. Forse questa aggiunta qualunque ne sia stata la cagione, tien luogo dell' ommisdonc poco sopra notata alla nota 3.
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pellato imagine di Dio. Ragione è un movimento dell' anima, che assottiglia la veduta dello inten- dimento , e sceglie il vero dal falso.
Ma il corpo ha cinque altri sensi, cioè vedere, udire , odorare, gustare, e toccare. E sì come l'uno avanza l' altro e ha orranza di stallo ' ; così avanza l'uno P altro per virtude. Che odorare sormonta il gustare e di luogo e di virtude, eh' egli è più in alto e opera sua virtù più dalla lunga. Altresì udire sormonta l' odorare , che noi udiamo più dalla lunga che non odoriamo. Ma lo vedere sor- monta tutti gli altri di luogo e di virtude. Ma tutte queste cose sormonta 1' anima , la quale è assisa nella mastra 2 fortezza del capo, e sì guarda per suo intendimento 3 ciò che il suo corpo non tocca, e che non viene infìno agli altri sensi del corpo.
Per ciò dicono li savi, che '1 capo, eh' è ma- gione dell'anima, ha tre celle, una dinnanzi per imprendere 4, l'altra nel mezzo per conoscere, e la
1) E ha orranza di stallo: il t avance V antre pur hono- rableté de son estaffe.
2) La mastra fortezza. Il t la maistre forteresce. Così anche al cap. XXXII, ed altrove.
3) La lezione della stampa senza eh' ella il corpo non tocca, non ha senso. Corressi col t neis ce que son cors ne touche.
4) Imprendere per apprendere, come altrove. Il t apren- dre.
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terza drieto por memoria. Ter ciò sono molte cose nella intenzione dell'uomo, che non le po- trebbe dire lingua. E questa è la ragione perchè li fanciulli sono innocenti del fare, e non del pen- sare. Per ciò che non hanno potere di compire il movimento del suo coraggio ; e così hanno essi fralezza per etadc, ma non per intenzione.
Capitolo XVI. Della memoria e della ragione.
Memoria è tesoriera di tutte cose, e guarda- trice di tutto quello che l'uomo truova novella- mente per sottigliezza d'ingegno ', o che l'uomo imprenda d' altrui. Che tutto ciò che noi sappiamo si è per queste due maniere, o che noi troviamo di novello, o che ci sia insegnato.
La memoria ò sì tenente , che se alcuna cosa si leva dinnanzi del corpo , ella serra in so la si- militudine di quella cotal cosa \ Ma della béa-
it) Per sottigliezza a" ingegno. Il t ha solo par engin.
2) Bono ha migliorato il t elle laissera en la mémoire la sembhnee de soi. Nel periodo del t prima la memoria è soggetto, e poi è soggetto cosa.
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ti tildi ne non si ' sovviene ella per imagine , come delle altre cose, ma pei' se medesimo2: se non fosse per so medesimo3, ella si dimentica- rebbe.
La memoria è comune agli uomini e 4 agli altri animali, ma intendimento di ragione non ò in niuno altro animale che nell'uomo; che in tutti gli altri animali è un pensiero pe' sensi del corpo , non per intendimento di ragione 5. Per ciò fece Domenedio l'uomo in tal maniera, che la sua veduta isguardi tuttavia in alto , per si-
li L'errata lezione ma della beatitudine si sovviene ella per imagine , e d' altre cose per sé medesima , è corretta col t mais de la béatitude ne se sovient par ymage comme des antres choses, mais per li ('alias lui) mesmes. Brunetto ripete poi la dottrina di Aristotile nel libro VI cap. LIV. Così insegna Aristotile, secondo la traduzione del Segni, lib. VI. Cap. Vili. Leggono così anche i migliori codici. La correzione è del Sorio.
%) Il t di più autressi comme de leesce.
3) Per sé medesimo, cioè per se medesima, al modo del neutro dei latini persemelipsum ; in francese par soi même. Nota del Nannucci.
4) Il t et us bestes, et as autres animaus. Bono ommise le bestie.
5) Il t en touz autres animaus est une pensée par les sens dou cors , non mie par intendement de raison. La le- zione delle stampe tutti gli altri animali sono quasi una consa e' sensi del corpo, ma non hanno nulla per intendimento di ragione, manca di senso. Il ms. Berg. concorda col t.
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gnificanza della sua nobiltade. Ma gli altri ani- mali fece egli tutti chinati inverso la terra , per mostrare bassanza di lor condizione ', che non fanno altroché seguire la loro volontà senza ninno sguardo di ragione.
Capitolo XVII.
Qui dice come le leggi fur primieramente '.
Poi eh' e' malvagi angioli ebber trovato il male, ed è beffato il primo uomo, il suo peccato 3 si
1) Il t V abaissance de lor condition. Corressi la errata stampa podere di sua condizione. Abaissance è contrappo- sto a noblesse. La sentenza è di Cicerone: Quum coeteros animantes, abiecisset (baissance) ad pastum , solum hominem, erexit , et ad coeli , quasi cognationis domiciliique pristini conspectum excitavit (I De leg-ibus). Il Sorio sug-g-erisce viltà, senza autorità di manoscritto. Preferii bassanza, per- chè traduce letteralmente il t, ed è il vocabolo usato da Brunetto nel Tesoretto cap. XVI, ove ripete la medesima sentenza.
2) Il t Comment loi fu premièrement establie.
3) Il t puis que li mauvais angles ot trovè le mal, et deceu le premier home, enracina son pechiè sor V umain li- gnage. La stampa leg-g-eva ed ebbe fatto il primo uomo il suo peccato. Corretto ed è beffato il primo uomo , il suo pec- cato etc.
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radicò sopra 1' umana generazione in tal maniera, che le genti che nacquero appresso erano più cor- renti al male assai che al bene. E per restringere lo male che faceano contra la reverenza di Dio in distruzione dell' umanitade , convenne che le leggi fosser fatte in terra. E questo fue in due maniere: cioè- legge divina, e legge umana.
Moi ses fu il primo uomo a cui Iddio desse la legge, ed egli la diede agli Ebrei \ Il re Foro- neus fu il primo che la desse a' Greci. E Mer- curius a quelli d'Egitto. E Solone a quelli d'Atene8. E Licurgus a' Spartani. E Numa Pompilius , che regnò in Roma dopo Romulo 3, fece legge e diella a' Romani in primamente. Ma dieci savi uomini translataron poi il libro di Solon in la legge di dodici tavole. Ma quella legge invecchiò poi tanto, che non era niente in corso \ Ma lo imperadore
1) Il t bailla la loi as Hebreus. Il traduttore chiosa cristianamente il testo.
2) Il t et Solon à cels de Athènes ; Ligurgus as Troyens La stampa leggeva e Salathiel la diede a Dartenia, par- lando di legislatore e di popolo ignoti. Leggeva bene Spartani invece di Troyens.
3) Il t et puis ses Jilz, colla variante fu ses Jih. Il tra- duttore ommise l'una e l'altra lezione di Brunetto, perchè dice un errore di storia.
4) Corrette le stampe che leggevano in corte , col t n' estoit pas en cors, e col buon senso.
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Costantino rincominciò poi nova legge. E altresì 1 fecero poi gli altri imperadori , infine al tempo dell' imperadore Giustiniano, che tutte le drizzò ed ordinò meglio e più intieramente che niun altro imperatore che dinnanzi a lui fosse istato. E formolla così com'ella e ancora \
Capitolo XVIII. Qui dice della divina legge.
La divina legge si ò per natura, ma non per tanto ella fu messa in iscritto 3, e confermata pri- mamente per li profeti, e ciò è il Vecchio Testa- mento. Poi fu il Novo Testamento, confermato per Gesù Cristo e per li suoi discepoli.
Ma una maniera di gente la biasimano 4, però che vi dicea altre cose che nel nuovo. Ma non con-
1) Corretto altre si fecero in altresì fecero , col t ainsi firent.
2) Il t et plus entérinement, si comme il est encore. Una variante di tre codici, aggiunge col traduttore que toz les autres empereor qui devant lui furent, et V aferma ensinc com elle.
3) Corretto in ispirito , in in iscritto, col t en escrit, e col buon senso.
4) Il t blasment le Viel Testament. È più perspicuo
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sidera no eglino che Iddio per la sua grande f prov- videnza diede all'un tempo e al l'altro ciò che convenevole fu. Che nella vecchia legge comandò egli il matrimonio; ma nel Vangelio predicò egli la virginitade. Nella vecchia legge comandò egli cavare occhio per occhio; ma nel Vangelio co- mandò di parare l'altra gota quando l' una fosse ferita. E al vero dire, cotale fu la vecchia legge per la fralezza delle genti; e tale la nuova per loro perfezione. Che al primo tempo era il pec- cato di minore colpa che non è ora 2, per ciò che ancora non era saputa la veritade, anzi 3 la figura della veritade. Ora la verità è scoverta4, e per ciò è la legge più forte 5 che ella non sole
essere 6.
Egli avvenne nell'antico tempo che quando alcuno uomo salutava l'angelo, egli non gli ren- dea il suo saluto, anzi il dispregiava. Ma nel
1) Corretto potenza in provvidenza col t porveance.
2) Che non è ora, glossa del traduttore.
3) Il t mais. Anzi, per ma, è frequente nei trecentisti.
4) Aggiunto , ora la verità è scoverta , col t or est la veritè descoverte. V altro inciso che ella non suole essere , manca al t, ma è in tre codici citati dal Chabaille que ne soloit estre.
5) Forte : il t estroite.
6) Corretto suole in sole. L' inciso manca al t : ma tre codici del Chabaille seguiti dal volgarizzatore, leggono que ne soloit estre.
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Nuovo Testamento leggiamo noi che Gabriello sa- lutò Maria. E quando Giovanni snlutò V angelo , egli gli rispose in rotai maniera: Guarda, dis- segli , non fare , ch'io sono tuo servo e delli tuoi frati.
Ora v' ho divisato il conto del Vecchio Testa- mento e del Nuovo , e della legge divina e della legge umana. Ma per ciò che comandare o stabilire legge poco vale in tra gli uomini, se non vi fosse alcuno che li potesse costringere '; sì convenne che per esaltare giustizia , e per mortificare il torto, fossero istabiliti in terra 2 re e signori di molte maniere. Perciocché è buono a divisare 8 lo cominciamento e '1 nascimento de' re e de' loro reami.
Capitolo XIX. Como i re o reami furo istabiliti primamente 4.
Due regni furono in terra principalmente,
1) Il t più esplicito eonstraindre à garder la loi.
2) Il traduttore aggiunge in terra.
3) Corretto visitare in divisare col t diviser. È detto poco sopra ora v' ho divisato.
4) Qui il traduttore restituisce lo stabiliti che manca al t, di cui 1' avea frodato nel titolo del capitolo XVIL
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che d'altezza ' e di fortezza e di nobilitade e di signoria sormontarono 2 tutti gli altri in tal ma- niera, che tutti altri re e reami erano quasi pen- denti da questi due : ciò fu il regno degli Assi- riani primieramente, e poi quello dei Romani. Ma olii furo divisati in tempo e in luogo. Che innanzi fu quello degli Assiriani, e poi alla sua fine cominciò 3 quello de' Romani.
Quello degli Assiriani fu in Oriente, sì come e in Egitto, che degli Assiriani e degli Egizia- ni tutto è un regno 4; cioè quello degli Assi- riani, e quello di quelli d' Egitto 5. Ma il regno de' Romani si è in Occidente , tutto che cia-
1) L'altezza di questi due regni, ricorda: L'altezza de' Trojan' , che tutto ardiva (Inf. XXX.)
2) Corretto sormontano in sormontarono col ms. Vis. sor- montonno : t ont sormonté.
3) Il t commença, che è più conforme alla storia. Il ms. Vis. comencionne. Le stampe leggono fu.
4) La stampa leg-geva quello degli Assiriani fu in Egitto in Oriente, che tutto è uno regno, Fu corretto quello degli Assiriani fu in Oriente, sì come è in Egitto, che degli Assiriani e degli Egiziani tutto è tino regno. Il t cil des Assiriens fu en Orient, si comme est en Egypte, car ce est tout un règne des Assiriens et des Egyptiens. Il ms. Vis* concorda. ( V. Illustrazioni ).
5) Cioè quello degli Assiriani, e quello di quelli d'Egitto manca al t. Sembra glossa dell' amanuense, pentito dello sgorbio regalatoci prima.
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scuno di loro tenesse la monarchia di lutto il mondo.
Ma perciò elio '1 mastro non potrebbe ben diro il nascimento dell'i re, se non comincia li lignaggi del primo uomo ; sì tornerà egli a quella parte il suo conto, secondo l'ordine dell' etade del se- colo, per più apertamente mostrare lo stato e '1 cominciamento dello genti d'allora in fino al no- stro tempo l.
Sappiate elio Y etade del secolo furo sei. Onde la prima fu da Adam infino a Noe. La seconda fu .da Noè infino ad Abraam. La terza fu da Abraam infino a David. La quarta da David infìno al tempo di. Nabucodònosor 2 quando egli disfece Ierusalem e prese li Giudei. La quinta fu d' allora infino al nascimento di Cristo. La sesta durerà :t dal nasci- mento di Cristo infino alla fin del mondo.
1) Il t les estaz et les contenevi ens des gens d'adonques jus- que en nostre tens. Aggiunto d'allora col ms. Vis.
2) Corretto col t Faraone in Nabucodònosor. Al capito- lo XXVII l'errore è corretto, leggendosi appunto Nabu- codònosor, dove Brunetto ripete questa storia.
3) Durerà è aggiunto dal traduttore.
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Capitolo XX.
Qui dice delle cose che furo nella prima etade del secolo.
Nella prima etade fece il nostro sovrano Padre il mondo, cielo e terra e tutte le altre cose, se- condo che il conto divisa qua a dietro. E sap- piate che passati trent' anni poi che Dio ebbe cacciato Adam di paradiso terreno, ingenerò egli in Eva ' sua moglie Chaym. E poi una figliuola eh' ebbe nome Chalmanam. E quando Adam fue neir etade di trentadue anni, ingenerò egli Abel. E poi una figliuola eh' ebbe nome Delcora.
Quello Abel fu uomo di buona vita, e fu grazioso a Dio e al mondo, ma 2 Chaym suo fratello l'uccise con ferro 3 per invidia. E ciò fu quando Adam loro padre ebbe compiuto cento e trent' anni. E allora ingenerò Adam un altro figliuolo, lo quale ebbe nome Seth. E di suo lignaggio nacque Noè,
1) Corretto una in Eva, per non accusare Adamo di poligamia: t en Eté: ms. Vis. m Eva.
2) Il t tant que. TI traduttore migliorò il concetto.
3) La stampa legge uccise con ferro, che manca al t V ocist. par envie. Dieci codici , citati dal Chabaille , ed il ms. Vis. aggiungono V ocist de male morte.
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secondo che l'uomo ' potrà vedere in questo conto medesimo.
Poi alquanto tempo che Chaym uccise Abel suo frate , ingenerò egli Enoch 2. E per 1' amor di Enoch suo figliuolo fece una città eh' ebbe nome Efraim. Ma molti l'appellavano Enocham , per lo nome di Enoch. E sappiate che quella fu la prima città del mondo.
Quello Enoch figliuolo di Chaym ingene- rò Irad. Di Irad nacque Maviael 3. Di Maviael nacque Mattusael. Di Mattusael nacque La- mech , il quale Lamech ebbe due mogli. La prima ebbe nome Ada , e con lei ingenerò egli due figliuoli, label e Iubal. E questo label e quelli che di lui uscirò furono quelli che fecer pri- mamente tende e loggie per loro riposare 4. Iubal
1) L' uomo potrà, t on pourra. Cosi spesso i trecentisti Ora queir nomo è si.
2) La stampa: Quell'Enoch suo fgliuolo ecc. Il t ha di più et por V amor ( alias , V onnonr) de son fi Enoch, fist il une citè. Concorda il ms. Vis. Aggiunto però E per V amor di.
3) Aggiunto Maviael, di Maviael nacque Matnsael, col t Maviahel. De Maviahel nasqui Malhusael. La stampa leggeva Mattusalael.
4) Il t Lamech, qui ot II f crac s , dont la premiere ot non Ada, en cui il engendra II jilz, label e Iubal. CU label et cil qui de lui issirent. La stampa leggeva quello Lamech ebbe dtie mogli, cioè fu Sella e Ada. E di Ada ingenerò label. E label, e coloro che di loro uscirò , fecer etc. Il ms. Far-
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suo frate fu il primo uomo che trovò cetera, e organi , e altri strumenti. La seconda femina di Lamech ' ebbe nome Sella, e di lei ingenerò egli Tubalchaim che fu il primo fabbro del mondo. E di lui poi uscirò molti malvagi lignaggi , che abbandonare Iddio e li comandamenti suoi.
E poi che Lamech fu di sì gran vecchiezza che non vedea nulla2, uccise egli per ventura Chaym con una saetta, eh' egli gli trasse d' uno 3 arco.
Ma chi questa storia vorrà sapere più aperta- mente, sì se ne vada al grande " conto del Vec- chio Testamento , e quivi il troverà diligente- mente.
E sappiate che quando Adam fu in etade di 130 anni, ebbe egli un altro figliuolo della sua mo- glie, che è appellato Seth5. E quando Adam fu
setti, citato dal Sorio, è quasi conforme a questa corre- zione.
1) Lamech, è aggiunto per miglior evidenza dal Giam- boni.
2) Il t II ne véoit mais goute. Ecco il negot dei Lom- bardi.
3) Il t de una saiete de son arc.
4) Grande conto. Manca al t, ma è nel ms. Vis. ed in diversi codici citati dal Chabaille è grani conte.
5) Le stampe anche è appellato. Ommesso anche perchè manca al t ed è una zeppa.
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in etade di 930 anni, egli morie, sì corno piacque a ' Dio che V avea fatto di vile terra.
Di Seth figliuolo d'Adam nacque Enos : di Enos nacque Chainam : di Chainam nacque Ma- laleel : di Malaleol nacque Iaret : di Iaret nacque Enoch , di cui nullo uomo seppe suo fine , che Dio lo menò là ov' egli volse. E egli sarà suo testimonio al dì del giudizio. E dicono molti ch'e- gli è ancora vivo, nel luogo medesimo onde Adam fu cacciato quando il nimico dell'umana genera- zione l' ingannò per lo pomo \ Di quello Enoch nacque Matasala: di Matasala nacque Lamech, che fu padre di Noè. Quel Noè fu prode uomo, e di buona fede. Credette in Dio e amollo forte, tanto che Dio lo scelse per lo migliore uomo del mondo 3, quando egli mandò il diluvio sopra ia terra, per distruzione della gente che non faceva se non male. E allora fu la fine della prima ge- nerazione del secolo , che durò Mcclxii anni se- condo che la Scrittura testimonia.
1) Il t a celui qui V avoit fait. Così anche il ms. Vis.
2) Per lo pomo è aggiunto dal traduttore. Manca an- che al ms. Vis. Tre codici citati dal Chabaille hanno per la pome.
3) Per lo migliore nomo del mondo, manca al t, ed -al ms. Vis,
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Capitolo XXI.
Qui dice delle cose che furo nella seconda generazione del secolo '.
Noe che fu il nono discendente di Adam lo primo uomo, visse novecent"1 anni 2. E quando egli fu nell'etade di cinquecenf anni , ingenerò egli tre figliuoli , Sem, Chara, e Iafet. E poi eh' egli fu vivuto sei cent' anni , sì fece egli la grande arca , per comandamento del nostro Signore. E dentro a queir arca campò egli e la sua fami- glia 3. Onde elli furo otto tra uomini e femine. E vi voglio dire eh' egli ebbe dentro in quel-
1) Il t secont aage , tradotto seconda generazione. Cosi altre volte non poche. Il ms. Vis. Secondo aigio.
2) Ottocento , e seicento corretto col t. La Bibbia dice : Novecentocinquanta, e cinquecento.
3) Il t et tonte cele compaignie de geni de bestes et de tous animaus que Diex volt quant li déluges vint sor toutes terriennes choses. Cosi anche il ms. Vis. Il traduttore se- gui la variante di tre codici, citati dal Chabaille : Dont il furent Vili, entre homes et femes. Et qu'en diroie-je? Il i ot par la volonté de Dieu, de totes manières de bestes, et de oisiaux masles et fcmesles , porce que la semence ne se pèr- disi desor terre.
63 l'arca, per la volontà di Dio, di tutte maniere bestie e uccelli, maschi e femine una coppia, acciò che le seme degli animali non si perdes- seno sopra la terra.
E sappiate che quell' arca fu lunga trecento cubiti, e per larghezza cinquanta, e per altezza trenta. E piovve acqua dal cielo quaranta dì e quaranta notti. E durò centocinquanta giorni anzi che la cominciasse a menomare.
E quando il diluvio fu trapassato, e la terra fu scoperta, sì che ciascuno animale ' poteva an- dare ove egli voleva, allora cominciò "la seconda età del secolo.
E Noe ingenerò un altro figliuolo, ch'ebbe nome Gionitus, e quegli tenne la terra d'Eritenia 2 eh' ò allato al fiume di Eufrates in Oriente. E fu il primo uomo che trovò astronomia; e che ordinò la scienza del corso delle stelle. Ma di lui si tace ora il conto, che più non è da dire in questa parte.
1) Al t manca animale, clic si legge nel ras. Vis. ed in cinque codici citati dal Chabaille.
2) L' errato Derilenta, corretto col ms. Vis. è col t de V Eritainne, colla variante C retenie di un codice.
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E ' quando il diluvio fu trapassato , li tre primi figliuoli di Noò partirono tutta la terra del ' mondo 3. E fu in cotal maniera, che Sem, primo figliuolo di Noò , tenne tutta Asia 4 ; e Iafet tutta Europa ; e Cham tenne Africa 5, sì coni' uomo po- trà vedere qua innanzi , là ove il maestro dirà delle parti di tutta la terra.
Capitolo XXII.
Qui dice delle genti che nacquero del primo figliuolo di Noè.
Sem " ingenerò cinque figliuoli , li quali eb-
1) Il t ha di più et dit, que ecc. che si riferisce al si tace, se taist, poco sopra.
2) Il traduttore aggiunge inutilmente del mondo. Ag- giunge anche tutta in fine del capitolo.
3) Il testo ha di più et la divisèrent en III parties.
4) 11 t Asie la grani , per distinguerla dall' Asia mi- nore.
5) Il t inette prima Cam, e poi Iafet. Bono diede l'ul- timo luogo al figlio maledetto, come primo figlio di Noò disse Sem, perchè benedetto da Dio , quantunque il pri- mogenito fosse Iaphet. Il ms. Vis. dice: Sem minore fi- liolo.
()) Il t ripete li ainsnes Jiex Noe. Bono aggiunge li qualiebbero così nome Al ms. Vis. mancano ambi questi incisi.
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bero così nome: Elam , Assai* , Ludin , Aram e Arfasad.
Di Aram figliuolo di Sem, uscirò quattro l fi- gliuoli , ciò furo questi : Hus, Ul, Gesar, Mesa.
Di Arfasad di retano figliuolo di Sem , nacque Salem. Di Salem nacque Eber. Di Eber nacquero due fratelli 2, Faleg e Iattam.
Di Iattam nacquero tredici 3 figliuoli , Elma- da, Faleh , Samot , lare, Haduram , Izab , Elam, Ebal , Ebomilet , Saboa, Fir e Evila e Iobab.
Di Faleg suo frate figliuolo di Eber, nacque Reus. Di Reus nacque Serus. Di Serus nacque Nachor. Di Naclior nacque Tares \ Di Tares nac- quero Abraam , Aram e Nachor. Di Aram , nac- que Loth, quegli che scampò da Sodoma e Go- mora per la volontà di Dio.
1) Il t UH, e non tre , perchè ne annovera appunto quattro. Così anche il ms. Vis. Alle stampe manca UL
2) Il T II frcre, e non dìte figliuoli, lectan et Phalech, come hanno le stampe.
3) Il t XIII e non dodici, ed aggiunge il decimoterzo Iobab, che manca alle stampe.
4) Le stampe Fares. Corretto col t, e così altri nomi.
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Capitolo XXIII. Delle genti che nacquero del secondo figlio di Noè.
Cham lo secondo figliuolo di Noè, si inge- nerò quattro figliuoli , Chus, Mesraim, Fut e Cha- naan.
Di Chus , primo figliuolo di Cham , nacquero sei figliuoli, Sabba, Evila, Sabatath, Regma, Sa- batacha e Nembrot lo gigante, che fu il primo ' re di Babilonia.
E di Regma figliuolo di Chus, nacquero Sabba e Da da m .
Di Mesraim figliuolo di Cham nacquero sei figliuoli, Ludin, Amasin , Labim, Nefetim, Fetisim e Celosim.
Di Chanaan, figliuolo di Cham, nacquero un- dici figliuoli, Sados , Eteos, Zebuseus, Amorreus, Gergeseus , Evetus, Araneus, Sireneus, Aradius , Sa mari tus e Ama th eus.
1) Aggiunto, di Babilonia, col t de Babiloine, che manca allo stampe.
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Capitolo XXIV. Delle genti che nacquero del terzo figliuolo di Noè.
Iafet lo terzo figliuolo di Noe ingenerò sette figliuoli, Gomer, Magog, Madal, Iuvan , Tubai, Masot e Tiros.
Gomer lo figliuolo di Iafet, ingenerò tre fi- gliuoli ' Senos, Rafain e Tegorman.
Iuvan figliuolo di Iafet , ingenerò Elasam, Tarsi, Ceton e Domanin.
Ma 2 in ciò si tace ora il conto di parlare clelli figliuoli di Noè e della lor generazione, che egli vuole seguire la sua materia, per divi- sare il cominciamento clelli re che furono di prima, onde gli altri sono discesi in fino al nostro tempo presente.
Voi avete ben notato ciò che '1 conto ha di- visato dinnanzi , come Nembrot nacque di Chus figliuolo di Cham , che fu figliuolo di Noè. E sappiate che al tempo di Faleg 3, che fu della
1) Aggiunto tre figlinoli col t Illfih, e col ma. Vis.
2) Il t ci se tante. L'inutile presente, in fine del periodo, manca al t ed al ras. Vis.
3) Corretto I aleni in Faleg, col t Pkalec, e col ms. Vis.
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schiatta di Sem, quel Nembrot edificò la torre di Babel in Babilonia, ove addivenne la diversità del parlare e confusione del parlare, o vogli dei linguaggi l. E Nembrot medesimo mutò la sua lingua di ebreo in caldeo. E allora se n' andò egli in Persia. Ma alla fine egli ritornò nel suo paese, cioè in Babilonia. E insegnò alla sua 2 gente novella legge. E facea loro adorare il fuoco come Dio. E d'allora indrieto, cominciò la gente adorare idoli 3.
E sappiate che la città di Babilonia gira in- torno sessanta milia passi. E la torre di Babel era in ciascun quadro dieci leghe, e ciascuna lega era quattro 4 mille passi. E aveva le mura di larghezza cinquanta gomita , e duecento avea d' altezza. Onde ciascun gomito era quindici passi. E 'i passo era due piedi.
E poi cominciò il regno di quelli d'Egitto 5 e degli Assiriani. Onde Belus che fu della gene-
1) Il T con minore scialaquo di parole: et la confusion des langages.
2) Sua è aggiunto dal traduttore. Manca al ms. Vis.
3) Meglio il t et dès ce commencement les gens aorerent les ydles.
4) Quattro . . . passi, e sotto piedi . . . Empiute le la- cune dei numeri della stampa col t, checché valgano al tribunale della critica.
5) Il regno dei/li Assiriani, ciò sono quelli di Egitto. Cor- retto col ms. Vis. e col t li règnes des Egypciens , et des
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pazioa di Nembrot, ne fu il primo re l. E tenne la signoria di quello reame, in tutta la vita sua. Ma dopo la sua morte, re ne 2 fu uno suo figliuolo chiamato Nino. E fu vero che Assur figliuolo di Sem, che fu figliuolo di Noè, aveva cominciato in quel paese una città , la qual città il re Nino sì la compieo , e fecela bella alla grande guisa, e fecene capo del suo regno , e per il suo nome fu appellata Ninive.
E quello re Nino fu il primo uomo, che mai assemblasse gente in oste per voler far battaglia, o vero 3 guerra, che elli assediò 4 Babilonia, e prese la città 5 e la torre di Babel per viva forza 6. E
Assiriens. Onde Belus , che segue, si riferisce agli As- siriani, e non a quelli d' Egitto.
1) Il t più brevemente fu premiers rois et sires toute sa vie. Il ms. Vis. ne fue primieri rei tutta sua vita. Cor- retto, e fu, in ne fu.
2) Corretto sì in re, col ms. Vis. e col t en fu rois.
3) Il t en feurre et en guerre.
4) Si lasciò corretto in assediò coi mss. Fars. e Vis. e col t asseia Babiloine.
5) Aggiunto la città col ms. Vis. e col r et frinì la citè e la tor.
6) Per vera forza. Il t a fine force. Corretto vera in viva, perchè così Bono traduce la stessa frase al capito- lo XXVI.
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allora1 re Nino fu ferito d'una saetta, della qual ferita egli morio, e venne a fine2 .
Ma anzi eh' ei fusse morto, e che già avea tenuto il suo regno quarantadue 3 anni integra- mente, Tares il figliuolo di Nachor, dello lignag- gio di Sem , figliuolo di Noè, ingenerò tre fi- gliuoli , ciò fu Abraam , Nachor e Aran , i quali primi adorarono 4 lo vero Iddio.
Di Aran frate di Abraam, nacque Loth , e due figliuole, ciò fu Sara moglie d' Abraam , e Melca moglie di Nacor.
E dopo il nascimento d' Abraam , visse Nino quindici anni nel suo regno. E in quel tempo cominciò il regno di Sidonia 5. E in quel tempo uno mastro che avea nome Zoroaster trovò l'arte magica, cioè 6 degl'incantamenti, e dell'altre mal- vagie cose 7.
1) Il t più breve fu il navrez d'une saiete, dont il mo- rii t.
2) Meglio il t dont il morut en la fin.
3) Quarantatre, corretto col ms. Vis. e col t quaranta- due. Cosi corretto Tares in luogo di Chaus, e Nachor in luoa-o di Nathar. Concorda il ms. Vis.
4) Aggiunto primi col t qui premiers connurent.
5) Sidonia il t ISisoine (cioè, Sidone). Zoroastro, il t Coroastres .
6) Aggiunto cioè, col ma. Vis.
7) Il t et de tels autres choses. Il ms. Vis. e d' altre cose similiante.
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Queste e molto altre cose furo nella seconda ' etade del secolo, che fìnio nel tempo d'Abraam. Onde alquanti dicono che questa 2 seconda etade del secolo durò ottocentoquarantadue anni, e altri dicono che durò millediciotto anni. Ma quelli che più s'appressano alla veritade , dicono, che dal diluvio infino Abraam si ebbe milletrecentodue anni.
Capitolo XXV.
Qui dice il conto d8lle cose che furo nella terza età del secolo.
La terza età del secolo cominciò dalla nati- vi tade di Abraam , secondo l' opinione di certi maestri 3. Altri dicono ch'ella cominciò a settanta- cinque anni della sua vita , quando Iddio gli parlò, eh' egli fu degno della sua grazia 4, e che Dio gli
1) Le stampe nelle due prime etadi , corrette col ms. Vis. e col t au secont aage.
2) Questa seconda etade del secolo, è regalo di messer Bono a messer Brunetto, e conferma la correzione precedente.
3) Di certi maestri. Il t selonc l'opinion de plusors. Il ms. Vis. secondo lo ditto dei più.
4) Della sua grazia ricevere. Che Dio li promise. Rab- berciato il periodo col T il fu dignes de sa grâce, et que no-* sire ÌSires. Cosi anche il ms. Vis.
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promise e a lui ed al suo lignaggio ' la terra di promissione. E altri dicono eh' ella cominciò a cent'anni di Abraam , allora ch'egli ingenerò Isach di Sara sua moglie, che altresì era ella di grande tempo, ch'ella aveva novanta anni 2.
E sappiate che innanzi che Isach fosse ingenera- to di Abraam e della sua moglie Sara, perchè ella non portava figliuoli nò non n'avea anche avuti, si giacque carnalmente con la sua cameriera, con volontà della sua donna , ed ebbene un figliuolo, il quale ebbe nome Ismael3. E questa cameriera aveva nome Agar; e chi vorrà sapere tutta l' isto- ria , chi fu questo figliuolo bastardo, e della sua madre , e come Abraam li cacciò fuori di casa sua ambedue senza possedere nulla del suo re- taggio, cerchi nel primo libro della Bibbia, e quivi troverà apertamente.
Ora dice il conto che quando Isach fu na- to , il suo padre Abraam lo fece circoncidere , agli otto dì dopo la sua nativitate , e ancora lo
1) Il t promisi à lui, et as siens, et à sa lignie.
2) Il t questa volta più prolisso estoU de grani aage , car eie avoit nonante anz.
3) Il t legge Abraham par la volonté de sa feme, qui ne pooit porter Jih, jut chamelment avec Agar, sa chambe- riere , si en ot un f.1 qui fut apellèe Ismael. Tutte le linee che seguono, mancano al t fino al capoverso.
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tanno li Giudei. Allora ' lece egli circoncidere Ismael, eh' egli era in età di tredici anni , e an- cora lo fanno li Saracini, e quelli che abitano in Arabia, che sono discesi della generazione di Ismael. E dopo questo circoncidimento Abraam visse settantadue anni 2. E sappiate eh' egli fece primamente un altare all' onore di Dio vivo e vero.
Di Abraam e li suoi figliuoli non dice più lo conto \ Anzi tornerà al re Nino ed al suo reame, che a lui fanno l' istorie capo delli primi re 5.
1) Il t et avant avoit il fait circoncire. Corretto allora col ms. Vis. Leg-g-evasi tale ora.
2) Il t Puis vesqui Abraham LXXII anz. Così anche il ms. Vis. Le stampe legg-evano e questo circoncidimento fu poi che Abramo era già vissuto settxntadue anni lezione contraria al t ed alla storia. Abramo aveva 101 anno dì età , all' epoca di questo circoncidimento : morì di anni 175: visse dunque ben 72 anni dopo quel circoncidimento. Correzione del Sorio.
3) Al t ed al ms. Vis. mancano le parole vivo e vero.
4) Corretto quello in lo, col ms. Vis. e col t, li contes.
5) Corretto del primo re, col t des premiers rois.
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Capitolo XXVI. Del re Nino, e degli altri re che vennero dopo lui.
11 re Nino tenne in sua signoria tutta la terra della grande Asia, salvo che l' India \ E quando egli passò di questo secolo, egli lasciò un giovane figliuolo eh' ebbe nome Saratiel2. Ma egli fu ap- pellato Nino per nome di suo padre. E poi che fu morto , alla sua madre rimase il regno e la signoria tutto il tempo della vita sua 3. E essa fu più calda e più fera che nullo uomo , e appresso fu la più crudele femina del mondo. E quando ella fu morta, il suo regno rimase senza erede.
E allora quelli di Persia scelsero un re ch'ebbe nome Arsirius4; ma egli fu appellato Diastone5.
1) Corretto col ms. Vis. e col t la terre d'Asie la grant, fors que Ynde : leggevasi tutta la terra d' Asia , e gran parte d' India.
2) Il t Zaraeis. Altri codici leggono altrimente. Il vero nome e Zames.
3) Il t car il fu rois après lui. Semiramis , sa mere, tint le règne et le roiaume toute sa vie.
4) Il t Arcius , colla variante Arrius. Il vero nome è Ario.
5) Il Sorio suppone che fosse scritto nel t dis as Thone, cioè detto da Thine, o Tinite : il t legge mais fu il apelez Dyastones.
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E per lui furo poi chiamati tutti gli altri re di Egitto Diastone. E quello Diastone durò in fin a' dodici re che furo appresso '. E allora cambiò il nome di Diastone. E furono gli altri re appel- lati Thebey. E ancora fu cambiato questo nome, e furono chiamati Pastor. Ma alla fine furo chia- mati Faraoni. E di quel nome furo poi diecisette re, che durare infino al tempo di Cambise 2 figliuolo di Ciro re di Persia , colui che primamente prese Egitto, e sottomiselo alla sua signoria. E caccionne fuori lo re Nattanabo, che fu poi mastro 3 di Ales- sandro Magno. Ed allora rimase Egitto senza proprio re, cioè rimase sotto la signoria del re di Persia 4.
E questo Alessandro magno fu morto per ve- leno. E li dodici suoi principi divisero poi la terra tra loro , come Alessandro lasciò nel suo testa- mento 5. E Septor fu re d'Egitto, ed ebbe sopra n-
1) Il T legge qui il secondo inciso avanti del primo, ma colle stesse parole.
2) Corretto A.rtoserses in Cambise col t Cambyses; come il quarantadue in diecisette.
3) Il t ha di più peres et maistres. Il ras. Vis. padre e maestro.
4) Il traduttore corresse il t iusques au tens Alixandre qui conquist Perse , ripetizione viziosa.
5) Il t et quant Alixandres fu mors, et que li XII prince de sa cori devisèrent son règne entr' els , Sopter fu rois de Egypte. Così anche il ms. Vis.
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nome Ptolomeo. E dopo lui regnò il secondo Pto- lomeo, che aveva nome Filidelfo. Dopo lui regnò il terzo Ptolomeo, che aveva nome Evergetes1. E dopo lui regnò il quarto Ptolomeo, cioè appresso, ch'ebbe nome Filopater.
Ed allora era Antioco lo primo re e signore d' Antiochia , che per viva forza vinse tutta la terra d' Egitto e di Persia e di Giudea 2. E uc- cise Filopater Ptolomeo, ch'era allora re d'Egitto, e regnò trentasei anni. E dopo la morte del re Antioco, regnò Sileuco eh' ebbe soprannome Epi- fanes 3. E nel suo tempo furo le battaglie de' Mac- cabei, delle quali si legge nella Bibbia 4. E dopo 5 il re Sileuco regnò Eupater suo figliuolo. E quando Eupater fu morto . tenno il regno Demetrio fi-
1) Il t Everites. Il cioè appresso nel periodo seguente, è inutile giunta.
2) Il t empereres qui tradotto signore. Più sotto tradu- ce letteralmente, re e imperatore. Legge poi de Iudee , dove con errore storico era stampato d' India. Così poi corressi colla storia ventisei anni in trentasei anni , come notò an- che il Sorio. Spesso è scambiata la Inde a coli' India.
3) La storia ig-nora Selenco Epifane. Notava anche il Sorio : Ad Antioco magno successe Seleuco Filopater, e poi regnò Antioco Epifane.
4) Il traduttore migliorò il t doni V Escriptnre parole en la Bible.
5) Il t Apres la mort dou roi Antiochus.
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gliuolo di Sel eneo '. E al suo tempo fu morto Giuda Maccabeo in battaglia.
Allora venne Alessandro cir era signore grande e d'alta potenza incontra il re Demetrio, e sì lo uccise e vinse in battaglia, ed ebbe la signoria del suo regno. E tennelo suggettamente tanto, che Demetrio eretico 2 figliuolo del soprascritto Deme- trio , uccise Alessandro e tenne la signoria di tutto 3 suo regno.
Poi venne Antioco figliuolo di quello Alessan- dro, che per lo consiglio e per T aiuto di Trifon, uccise Demetrio eretico , e cacciollo fuori del re- gno. Ed egli fu poi re e signore. Ma quel Trifon 1' uccise per tradimento. Ed egli ne fu poi re, al tempo di Simone Maccabeo. E sappiate che ancora vivea Demetrio, cui Antioco figliuolo d' Alessan- dro aveva cacciato fuori del regno , sì come il conto divisa dinnanzi. E Trifon in sua signoria non dimorò guari , anzi fu cacciato fuori ; e quel De- metrio eretico fu ricevuto nella signoria, e tennela siccome re e imperadore.
1) Corretto Gemfer in Selenco col t Seleiicus. La sto- ria è ciò non di meno errata con ambe le lezioni.
2) Il t Demetrius Creticus. Anche il traduttore lo chia- ma Cretico più volte dipoi. Aggiunsi perciò Cretico.
3) Di tutti suoi regni. Corretto col ms. Vis. e col t de tout soìi regne.
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Allora Giovanni Ircano , figliuolo di Simone Maccabeo , era sovrano prete ' in Ierusalem, e il suo figliuolo Aristobolo 2 fu chiamato re de'Giudei, e ciò fu appresso alla trasmigrazione di Babilonia, ai quattrocentosessantaquattro anni. E quando Ari- stobolo fu morto, Alessandro fu re de' Giudei. E dopo lui fu Aristobolo suo figliuolo. E questo Ari- stobolo fu morto per la forza di Pompeo, che al- lora era egli consolo di Roma. E stabilio procu- ratore 3 in Giudea Antipatro4 padre d'Erode. An- tiochia era già conquistata, e sottomessa alla si- gnoria de' Romani. E quando Antipatro fu morto, Erode suo figliuolo fu eletto per li Romani re de' Giudei. Al cui tempo nacque il nostro 5 si- gnore Gesù Cristo in Betleem.
1) Il t soverains prestres. 11 ms. Vis. sovrano preite. La stampa sovrano principe.
2) Aggiunto Aristobolo col t il quale ha di più et cil fu lor premiers rois après etc. dove la stampa legge e ciò fu appresso la trasmigrazione.
3) Corretto per curatore in procuratore col T pmevreor.
4) Corretto col t il Chiapetre delle stampe in Antipatro. Così appresso.
5) Nostro Signor manca al t ed al ms. Vis. Una va- riante legge Nostre Sires.
Capitolo XXVII. Qui dice del regno di Babilonia, e d' Egitto,
Il regno di Babilonia è contato sopra quel di Egitto e degli Assiriani. Ma egli addivenne cosa, che Nabucodònosor ne ' fu re, e non a diritto, che egli non era di schiatta regale, anzi fu un uomo istrano, sconosciuto, che nacque d' adolterio cola- tamente. E al suo tempo cominciò il regno di Ba- bilonia a venire in altezza 2 Ond' egli si orgoglio verso Iddio e verso il secolo tanto ch'egli di- strusse Ierusalem, e impregionò tutti li Giudei. E molte altre perverse cose fece egli , che per di- vina potenza 3 perde egli subitamente la sua si- gnoria. Il suo corpo fu mutato in bue, secondo che a lui pareva 4. E abitò sette anni nel diserto con le bestie salvatiche. Dopo lui regnò Nabuco- dònosor suo figliuolo; e poi regnò Elvilmeradach,
1) Aggiunto il ne alla stampa col ms. Vis. e col t en fu rois.
2) Il t à essaucer, et à monter en hautesce.
3) Il t par divine venjance, non ben tradotto per di- vina potenza. Il ms. Vis. Per divina vengianza.
4) Secondo che a lui pareva, è aggiunto dal Giamboni,
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che fu figliuolo del primo Nabucodònosor. E dopo lui regnò Ragiosas suo figliuolo. Poi Labuzar lì- gi iuol di Evilmeradach ; e poi Baltasar suo frate. Quel Baltasar re di Babilonia fu morto per Dario re de' Mediani, e per Ciro suo nepote re di Persia, che conquistaro il regno di Babilonia.
E dopo la morte del re Ciro, ebbe tredici re nel suo regno l'uno dopo l'altro, in fin al tempo che Dario ne fu re. Non l dico di quel Dario, di cui lo conto ha fatto menzione di sopra, che fu al tempo del re Ciro; ma e' fu Dario figliuolo del re Arcamis, che fu re e signore di Persia, e aveva grandissimo podere di gente e di terre.
Ma Alessandro magno lo vinse in battaglia, e fu ucciso da' suoi medesimi per tradimento. E Alessandro tenne tutto lo suo regno, e prese la figliuola Rosana per moglie. E sappiate che Ales- sandro regnò dodici anni signore del mondo , e poi morì di veleno in Babilonia, che gli diede un suo cavaliere in beveraggio. E poteva allora es- sere in etade di trentasei anni 2. E sappiate che Alessandro fu figliuolo del re Filippo di Mace-
1) Non dico , e più sotto re prima di Arcamis , sono giunte di Bono. Il ms. Vis. Non mica.
2) Il t Mais Alixander li grans le vainqui, et ocist, et print son règne. Et sachiez que Alixandres avoit jà regnò
VII ans, et puis regna il V, tant que il defina sa vie en Bnlnloine, et lors nvoit d' aage XXXVI anz.
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donia. E Olimpiades sua madre, per alzare natura di suo figliuolo, disse , che 1' aveva conceputo di uno Iddio, chiamato lo Dio Amone, cioè doverete intendere d' uno idolo, lo quale appellavano così, e disse ' ch'era giaciuto con lei in sembianza di dracone. E certo egli menò sì nlta vita , che non è maraviglia s' eglino il chiamavano 2 figliuolo d'uno Iddio, perchè egli andò conquistando3 tutto il mondo , ed ebbe per maestri Aristotile e Ca- listene, e fu vittorioso 4 sopra tutte genti, ma egli si lasciava vincere al vino , e alle femine. E vinse dodici nazioni di barbari , e tredici di Greci 5, e alla fin morì di tossico, com' è detto di sopra 6.
1) Chiamato lo Dio Anione, cioè doverete intendere d' uno idolo, lo quale appellavano così, e disse: glossa appiccicata dal volgarizzatore.
2) Il t que on pooit bien croire, frase rammorbidita da Bono. Il ms. Vis. Ch'omo potea ben credere.
3) Il t triumphant. Le stampe leggevano frustrando , ed alcuni mss. frustando, che la Crusca volle traduzione di triumphant. I mss. Fars. e Vis. conquistando.
4) Il t victoriens. Virtudioso, lezione delle stampe, è con- traddetto da quanto si dice poi. Il ms. Fars. e Vis. vit- torioso.
5) Il t dice : XXII nascions de Barberie, et XIII de Grece.
6) Com'è detto di sopra, manca al t. Scrive invece: par venim que si prive li donerent desloianment.
6
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E sappiate che Alessandro nacque ai trecen- tosettantacinque anni poi che Roma fu edificata. E contano le storie che da Adam insino alla morte di Alessandro si ebbe cinquemila centosessantasette anni '. E quando egli fu morto, si fu Ptolomeo fi- gliuolo di Lago 2 lo primo re d' Alessandria e di tutta terra d'Egitto, siccome il conto divisa qua a dietro. E si ebbe dodici re 1' un dopo 1' altro, e ciascuno aveva per soprannome Ptolomeo , per lo nome del primo Ptolomeo , che ne fu re. E dopo la morte d' Alessandro di questi altri dodici re, fu il di retano Ptolomeo di Cleopatra 3.
E quando egli ebbe tenuto il reame intorno di quattro anni 4, Giulio Cesare fu imperadore de' Ro- mani, per 5 cui tutti gli altri imperadori de' Ro- mani ebbero nome Cesari.
Oramai si tace il conto di parlare di quelli d'Egitto, per ciò che qui finisce la lor signoria, e vennero alle mani de' Romani, e seguita la sua materia 6.
1) Il t legge 5167, e non 5157 come le stampe. Altri eodici leggono altri numeri. E così quasi sempre.
2) 11 t Tholomeus Soter, senza fgliuolo di Lago. Manca anche al ms. Vis.
3) 11 t \ui (cui) es toit fame Cleopatra.
4) Corretto tre in quattro col t.
5) Per cui. Il t dice solamente et tuit li autre empereor furent puis a pelò Cesar.
6) Il t ha di più sa matière des autres rois. Così anche il ms. Vis.
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Capitolo XXVIII. Qui dice il cominciamento dei re di Grecia l.
Nembrot, quel medesimo che fece la mala torre 2 di Babel, ebbe molti figliuoli. Onde il primo- genito fu appellato Cres, che fu il primo re di Grecia, e per lo suo nome 3 fu appellata l' isola dei Creti 4 che si è verso Romania.
Appresso alla sua morte tenne il reame il suo figliuolo Celo. Dopo questo il tenne Saturno suo figliuolo. E 5 dopo lui fu Iuppiter suo figliuolo , che fu signore della città d' Atene, e egli la fece e la fondò primieramente. Saturno e Iuppiter, che
1) Il rDes rois de Grece.
2) Di Babel è aggiunto dal traduttore. Quattro codici francesi hanno queste due parole.
3) Corretto amore in nome col ms. Vis. e col t et por son non.
4) L'isola dei Creti Grecia. Cosi le stampe. La parola Grecia manca al t. Forse Creti in Grecia ?
5) V aggiunta Appresso . . . figliuolo, è dei mss. Fars. e Vis. cambiato Opi in Celo, conforme al t Après lui fu rois Celus ses Jilz: après i fu rois Saturnus ses filz. Le stampe dopo Romania , continuano cosi: e dopo hi fu Inpiter etc.
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sono delle ' sette pianete le due , credeano le ceriti che allora erano che elle fossero cadauna Iddio. E però era questo 2 Iuppiter appellato Iddio. E ancora hanno così nome queste due pianete. Poi fu il re Cecrope.
E sappiate che Iuppiter ebbe due figliuoli : Danao e Dardanus. Quel Danao fu re nell' isola di Creta, e di Micene, e di Grecia là intorno. Ebbe guerra con Troio re di Troia, e contra Ilura, e con Ganimede. E vinse questo Ganimede3. Onde nacque il primo odio tra li Troiani e Greci.
Appresso la morte di questo Danao regnò in Grecia Pelope suo figliuolo. E dopo la morte di Pelope fu re Atreus. E 4 poi fu re Menelao
1) Che sono delle sette pianete le due , è glossa del Giam- boni.
2) Il t et por ce estoient il nome dieu.
3) Oltre le correzioni , col T di Certas in Cecrope, e di Dario in Danao, fu corretto coi mss. Pars, e Vis. il pe- riodo seguente : Quel Dario fu re di Grecia , e dell' Isola di Messina e di Grecia là intorno ebbe guerra contro il re di Troia , ciò fu contra Unni e Camede. 11 t CU Danaus
fu rois en V isle de Crete et de Mi/cene, et ot guerre contre Trous, le roi de Troie, et contre llum et Ganimeden ses fili, et ocist celui Ganimeden. Il codice capitolare veronese con- corda coi mss. Fars. e Vis.
4) Oltre le correzioni col T di Dario in Danao, e di Filo in Pelope, ag-giunsi in Grecia. Il brano e dopo la uiorte di Pelope fu re Atreus, aggiunsi coi mss. Fars. e
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suo ' figliuolo, ohe fu marito d'Elena, la quale fu furata da Paris figliuolo del re Priamo di Troia. Dappoi la morte del re Menelao, fu re Aga- mennone suo fratello. E tanto andò poi di re in re , che Filippo di Macedonia fu re, e poi Ales- sandro suo figliuolo fu re e imperadore di tutta Grecia 2. E d' allora innanzi quelli di Grecia fu- rono chiamati imperadori e non re.
Capitolo XXIX.
Qui dice del regno di Sioione 3.
Lo regno di Sidone cominciò al tempo di Na- cor 4 , che fu avolo d' Abraam. E Agilerus ne fu il primo re. E durò quel regno novecento set-
Berg. Il t Aprèz i fu li rois Atrius ses filz. Il codice ca- pitolare veronese concorda coi mss. suddetti.
1) Suo figliuolo, è aggiunta di messer Bono.
2) Fu re, e poi, Alessandro figliuolo , ag-giunti col ms. Vis. e col t fu rois, et puis Alixandre ses filz.
3) La stampa Sissione : il t Sysione , colle varianti iScicione, Sidone, Cicione, Cisoine. Adottata la lezione Si- done.
4) Corretto col t Sacor, in Nacor: e ottocento settantuno, in 971.
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tantaun anno, infino al tempo d' Elia profeta l, di cui il conto dirà qua innanzi, tra gli altri profeti. E furo insomma trentun ro in Sicione.
Capitolo XXX.
Del regno delle femine.
Lo regno delle femine cominciò allora che il re di 8cizia2andò con tutti gli uomini sopra quelli d'Egitto, ove egli furo tutti uccisi. E quando le loro femine lo seppero, sì fecero una di loro reina di tutti loro paesi 3. E ordinaro tra loro che * né Romani, né altra gente potessero abitare in loro terra. E'figliuoli maschi5 fossero nudriti cinque anni, e poi fossero dati alli lor padri, che abitavano in
1) Il t prestre Hely, de cui li contes dira la vie. Cor- retto d' un profeta, in d' Elia profeta.
2) Corretto Stiuto in {Sàzia : t Scite.
3) Il t eles firent une dame de lor geni dame et reine del païs.
4) Né Romani, né altra gente. Il t nus hom. Il ms. Vis. Nuli' omo. Bono donò a Brunetto un anacronismo di due secoli.
5) Il t et li maale non. Tutto ciò che segue manca al ms. Vis. ed al T fino a e che ciascuna di lor dovesse avere tagliata la dritta mammella.
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altro luogo che le femine. E le temine non si intramettevano se non d'arme e di eavalli, per podere defendere loro paese, e gli uomini non si intrametteano se non di lavorare terre, per vivere eglino e le loro donne riccamente. E stabilirò che'loro mariti s'assembrassero una volta l'anno con loro, e dimorare un mese per avere figliuoli e più e meno , secondo che alla loro reina pia- cesse, e che ciascuna di loro dovesse avere ta- gliata la dritta mammella per portare lo scudo alle battaglie, se mestiere facesse !. E però sono elle appellate amazone, cioè a dire senza F una mam- mella '. E tutto questo ordinamento tengono ancora, secondo eh' e' si dice 3.
E queste donne vennero a soccorrere Troia, quando fu assediata da' Greci 4, E fuvvi Pantasilea loro reina , di cui si disse , che amò Ettore fi- gliuolo del re Priamo di folle amore \ Ma di ciò
1) Il t por mials porter esca et armes.
2) Mutato con , in senza coi mss. Vis. e Fars. e col t sana l'une mamele (et (JuxÇ o>r , sine mamma).
3) E tutto questo ordinamento tengono ancora , secondo eh' e' si dice. Manca al t.
4) Quando fu assediata da' Greci, manca al t. Cosi poi manca figlinolo del re Priamo.
5) Di folle amore. Il t ama Hector par amors. Che per amore alfine combatteo (Inf. V.) Che per amor venne in furore e matto (Ori. Fur. I.) Che fece il prode Orlando per amore (Ori. Innam. I.)
non si seppe mai certanza, fuori di tanto, ch'ella vi morì con grande quantitade delle sue donzelle. E sappiate eh' elle portano treccie dietro molto grandi \
Capitolo XXXI. Del regno degli Arginoìs 2.
Lo regno degli Arginois cominciò in quell'anno medesimo che Iacobbe e Esaù figliuoli di Isac fu- ron nati 3. Foroneus fu il primo , che die legge alli Greci, nella città d' Atene , e che stabilì che le cause e li giudicamene fossero dinnanzi a lui
1) E sappiate eli' elle portano dietro treccie molto grandi. Manca al t. Il Sorio propone per ben comprendere que- sti fatti la lettura di Ditte Candiotto, lab. 4 della Guerra Troiana, e Darete Frigio, Della ruina di Troia.
2) Arginois, il t Arginos. Vuol dire Argivi. - Dario, in fine e nel capitolo seguente, corretto Danao col t.
3) Il t aggiunge Dont Inachus fu premièrement rois, et puis après Foroneus, ses Jilz. Icist Foroneus fu cil etc. La stampa legge Deforencus fu. Con uno strafalcione compensa il lettore della lacuna. Brunetto al capitolo XVII di que- sto libro aveva detto : il re Foroneus fu il primo che la fesse (la legge) ai Greci.
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giudicati ', e '1 luogo ove si faceano giudizi fosse appellato ferone2, per lo nome suo.
E sappiate clic il regno degli Arginois durò duecento sessantaquattro anni. E fu distrutto al tempo di Danao re di Grecia , di cui il conto parla qui dinnanzi.
Capitolo XXXIL
Delli re di Troia.
Lo conto dice qua a drieto che lo re Iuppiter ebbe due figliuoli Danaus e Dardanus. Di quel Danaus ha detto il conto tutta la generazione. Ora dice il conto che quell'altro figliuolo Dardanus edificò una città in Grecia che ebbe nome Dar- dania, per lo nome suo. E ciò fu alli tre milia duecento anni dal 3 cominciamento del mondo.
1) Il t et le jugemenz fussent devant lui jugiez. La stampa e li giudicamene fossero dinanzi a giudici. Con lieve modi- ficazione corressi il manifesto errore.
2) Il t Forum , con maggior verisimiglianza , se ba- stasse 1' orecchio a giudicare delle etimologie.
3) Corretto al in dal col t del comencement dou siede , e coi mss. Fars. e Vis.
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E di Dardanus nacque Eritonius, che dopo lui ne fu re. & d' Eritonius ' nacque Trous, quelli che fece la città di Troia, e per lo suo nome fu ella appellata Troia. Del re Trous nacque Ilus, ovver Ilo, che fece la maestra fortezza di Troia, e per lo suo nome era appellata II ion 2. E suo fra- tello Ganimede fu morto per li Greci. Di questo re Ilus nacque Laumedon, quegli che hanne vieto il suo porto a Iason, ed agli altri suoi compagni, i quali andavano per lo tosone dell' oro, per ven- dicare la morte di Ganimede suo zio. Onde av- venne poi che Iason e Ercules con tutta l'oste de' Greci entrò in Troia, e disfecero la cittade, e
1) Corretto col t Dario in Danaus: A re anus in Erit- tonius: Torreus in Trous: Ilub in Ilos. La stampa leg- geva Torreus , ovver Tros : Ilub , ovver Ilo. L' amanuense non era sicuro della sua diffrazione : 0 ira o eonscienza che 'l mordesse (Inf. XIX.) Con questa lezione, conforme al t ed alla storia, concordano anche \ mss. citati.
2) Il t ha di più delle stampe Et ses frères Ganimedes fu ocis par les Grezois, selonc ce que li contes devise cà de- vant. Dou roi Ilus nasqui Laomedon , qui ne a les porz a' Iason por la venjance de Ganimeden son oncle, et à ses au- tres compaignons qui aloient por la thoison d' or.
Aggiunsi la versione , raccapezzandola dal ms. Fars., e correggendo Ghanimento , in Ganimede : Lautimedio , in Laumedon : Gianson, in Iason : corpo (les porz), in porto: lo tesoro (la thoison), in tosone. Il codice capitolare veronese lia lo stesso brano colle errate varianti, le cors, e don sen- dor. Hanne vieto, arcaismo: ha vietato. Il ms. Vis. vietò.
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uccisero il re Laumedon, che allora n era signore l, e menarono 2 Esiona figliuola del re Laumedon.
Di Laumedon nacque Priamo e Aneli ises padre di Enea 3. Quel Priamo che fu re di Troia, si fu padre del buono Ettor, eh' era tenuto a quel tempo il migliore cavaliere del mondo \ E fu ancora padre di Paris e de' fratelli. Quel Paris fu quello che furò Elena moglie di Menelao. Onde li re di Grecia, e di molte altre parti del mondo, per vendetta di questo misfatto si vennero a Troia ad oste, e assediarla grande tempo, che la disfecero in tutto. E così fu Troia due volte disfatta5. 11 re e li suoi figliuoli furono tutti c morti, secondo che si può trovare nello grande libro di Troia, che ne fa menzione nel cominciamento infino alla fine
1) Che n'era signore, aggiunto dal volgarizzatore.
2) La stampa menomò, è contraria al t enmenerent, ed alla grammatica. Il ms. Vis. menano .
3) Il t premette roi a Laumedon, e li rois a Priamo ed Anchises.
4) Ch' era tenuto a quel tempo il migliore cavaliere del mondo. E fu ancora padre di Paris e de' fratelli. Quel Paris, fu quello etc. Manca al t che legge fu pères au bon Hector, et à Paris, qui ravi Heleine etc. Questo buono è frequente iu questo senso nei trecentisti.
5) Il t con peggior lezione qui ravi Heleine , la feme Menelaus, le roi de Grece, por venjange de ce que je vos ai devise; por qui Troje fu destruite de rechief.
6) Il t furent destruit et ocis.
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molto bene e ordinatamente '. E questa distruzione fu novecento sessantadue anni poi che Troia fu cominciata.
Capitolo XXXIII.
Come Enea capitò in Italia.
Quando Troia fu presa e messa a fuoco e a fiamma, Enea figliuolo d'Anchises, e Ascanio suo figliuolo, fuggirò allora di Troia. E portò con seco grande avere. E molta gente di Troia lo segui- taro, tanto eh' egli scampò delle mani degli ini- mici suoi, e venne in luogo salvo 2.
1) Che ne fa menzione nel cominciamento Uno alla fine molto beile e ordinatamente. Manca al t. Corretto poi col t ottocento in novecento, e poi 900 in 962, cilecche possano valere questi numeri (V. Illustrazioni).
2) Il t legge diversamente dalla traduzione, et que l'on ocioit les uns et les autres. Eneas li Jilz Anchises, et tout son pere, et Aschanius son fil s' en issirent hors , et emportèrent grandesime trésor, et avec tout plain de gent s' en alerent à sauvetè. Altri mss. leggono ancora diversamente.
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Onde disse alcuno autore ', perch' egli iscampò con così grande tesoro 2, che egli seppe il tradi- mento di Troia. E altri dicono che non ne seppe nulla se non alla fine, che non si poteva tornare indietro.
Ma come che la cosa fosse, egli 3 andò tanto per mare e per terra, un'ora in qua e un'ora in là. che egli con la sua gente arrivò in Italia.
Capitolo XXXIV.
Come Enea fu re in * Italia con suo figliuolo appresso.
Egli fu vero che Italus, figliuolo che fu di Nembrot, che fece la torre di Babel, venne in Italia, e fu signore tutto il tempo della vita sua. E poi la tenne lanus suo figliuolo s.
1) Il t racontent li autor. Bono, più favorevolmente sem- pre ad Enea, traduce alcuno autore.
2) Perei' egli iscampò con cosi grande tesoro, e più sotto, di Troja. Manca al t.
3) Il t il et sa gent. Questa sua gente, Bono la resti- tuisce a Brunetto in fine al periodo che egli con la sua gente arrivò. Il t que il arrivèrent. Il ms. Vis. è fedele al t.
4) Aggiunto re col t rois, e col ms. Vis.
5) Aggiunto ltmw suo, col ms. Vis. e col t lanus ses Uh.
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Ora avvenne, secondo che le storie contano . che Saturno re di Grecia fu cacciato dal suo re- gno, e vennesene ' in Italia, e funne re e signore in tutto 2. Poi la tenne il re Picus suo figliuolo. E poi re Phaunus 3 suo figliuolo. Del re Phaunus nacque il re Latino, che allora era egli in Italia, quando Enea con la sua gente v' arri varo.
E tutto fosse il re Latino al cominciamento dolce e di buono aere, fece guerra contro ad Enea 4. E la cagione si fu perchè non gli diede Lavina sua figliuola, per moglie. E tutto non avesse il re La- tino più figliuoli, sì gliela avrebbe ben data; ma la reina sua donna non volle consentire al mari- taggio : però che la voleva dare ad un altro gran barone del paese 5. E perciò fu tra loro odio grande e mortai guerra. E alla fine vinse Enea, per forza d' arme , e prese per moglie Lavina , che detta è di sopra 6. E fu re in Italia tre anni e
1) Il t s' en ala, tradotto vennesene. L'autore era fuori, ed il traduttore era in Italia.
2) In tutto. Aggiunto da Bono.
3) Corretto IS%mus in Phaunus.
4) Il t ommesse le parole fece guerra contro ad Enea , segue, come anche il ms. Vis. et li vosist doner à fenie La- viniam sa Jille, dont il n' avoit plus de enfanz.
5) Gran barone, il t riche orne. Il ms. Vis. a uno grande ricc' omo.
fi) Che detta è di sopra, schiarimento inutile, manca al T od al m. Vis.
95 sci ' mesi. E quando egli morì, si lasciò uno piccolo garzone della sua femina, lo quale ebbe nome Iulius Silvi us. E questo 2 soprannome ebbe però che la madre lo faceva nutricare in selve, per paura di Ascanio suo frate. Ma egli non faceva mestieri , che egli T amò teneramente.
E ciò fu al tempo del re Davit, al comincia- mento della quarti età del secolo.
Capitolo XXXV.
Qui dice della schiatta 3 dei re di Roma, e d'Inghilterra.
Quando Ascanius re 4 d1 Italia fu morto, Silvius suo frate fu re dopo lui. E ebbe due figliuoli , Enea e Bruton. E quando il re Silvius morì, Enea, suo maggiore figliuolo, tenne la terra.
1) E sei mesi così anche il ms. Vis. Il t /// atts et demi. V anno era allora di dodici mesi ?
2) E questo soprannome ebbe però che. Il t Ot nom Iulius Silvius, porce que. Così anche il ms. Vis.
3] Aggiunto dei Re di Roma , col ms. Vis. e col t des rois de Rome et d'Angleterre.
4) Re d' Italia, manca al t ed al ms. Vis.
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Dopo la sua morte Brute ' suo frate passò in una contrada, che per lo suo nome fu poi chia- mata Bretagna, la quale è ora chiamata Inghil- terra. Ed egli fue cominciamento delli re della gran Bretagna, e della sua generazione nacque il buono re Artu, di cui li romanzi 2 tanto parlano , che ne fu re incoronato. E ciò fu a quattrocento ottantatre anni della incarnazione di Gesù Cristo, al tempo che Zeno fu imperadore di Roma. E re- gnò intorno di cinquanta anni.
Dopo il re Enea, figlio del re Silvius3: di lui nacque il re Latino. Del re Latino nacque il re Albano. Del re Albano nacque il re Egitto. Del re Egitto, nacque il re Carpanacies. Del re Car- panacies nacque il re Tiberio. Del re Tiberio nac- que Argippa. E 4 <T Agrippa nacque Aventinus. Del
1) La stampa leggeva E quando il re Silvius morì , Enea suo maggiore figliuolo, tenne la terra dopo la sua morte E Bruto suo fra te ecc. Dopo la sua morte, era inutile ripe- tizione dopo quando mori , nel periodo stesso. Corretto col ms. Vis. e col t Et quant Silvius li rois morut, Eneas, ses ainznès filz, tint le règne. Après sa mort, Brutus etc.
2) Corretto Romani delle stampe, in romanzi, col ms. Vis. e col t li romani, colle varianti romanz, e Livre.
3) Il t le Jil au mi Silvius. Noi diremmo Enea II. Cor- rette col contesto , e col ms. Vis. le stampe , regnò il re Silvius.
4) Il t non defrauda Aventino del titolo di Re. Bono lo toglie ad Aventino, e lo dà a Procas, al quale ser Bru- netto 1' ;ivcva tolto, nella prima menzione che segue.
97 re Aventinus nacque il re Proca. Del re Proca nac- que Numitor ed Amulio. Questo Numitor ' fu re dopo la morte del suo padre. Questo re Numitor non ebbe se non una figliuola femina, la quale ebbe nome E- milia. Ma 2 Amulio sì gli tolse il regno, e cacciò lui e la sua figliuola via, e fecesi fare re. In quel mezzo quella Emilia figliuola 3 di Numitor concepette due figliuoli, de' quali F uno ebbe nome Romulo e l'altro Remolo. E ebbeli in tal maniera, che nullo potè sapere chi fu loro padre. Ma molti di- cevano che Mars Iddio delle battaglie gì' ingenerò. E da quell'ora innanzi fu quella donna appellata Rea. E poi fece ella una cittade nel mezzo d'Ita- lia . che per nome di lei fu appellata Reata, o ver Rieti 4.
E perciò che molte storie dicono che Romulo e Remolo furo nutriti 5 da una lupa, è ragione eh' io ne dica la veritado. E fu vero, che quando elli furori nati, furon posti al lato ad una riviera d'acqua, perchè le genti pensassero, se fossero trovati, che elli ve-
1) La stampa nacque Numitor, e fu re. Empitala la- cuna col t nasqui Numitor et Amulio. CU Numitor etc.
2) Le stampe, che non hanno Amulio di sopra, qui leggono ma un barone Amulio. È già detto , che questo Amulio era fratello di Numitore. Il x Mais Amtdio.
3) Bono aggiunge inutilmente, figliuola di Numitor.
4) 0 ver Rieti, è glossa opportuna del volgarizzatore.
5) Il t furent né. Così il ms. Vis. In fine del periodo si vede la ragione della diversa lezione.
7
nissero di strana contrada, o che vi fossero menati l. Intorno a quella riviera si stava una meretrice comune, la qual femina si chiamava in latino Lupa 2. Trovati da costei li due fanciulli , preseli e nutricolli molto dolcemente. E per ciò fu detto, che ellino furo figliuoli della Lupa. È chi dice che una lupa li nutricò; ma né Fimo nò l'altro non può esser vero , se non nella maniera eh' è detto.
Capitolo XXXVI.
Qui dice di Romulo, e delli Romàni.
Romulo fu molto fiero, e di grande coraggio. E quando egli fu in etade, egli usava con giovani che seguissero il suo volere : cioè con uomini mal- fattori, e di mala qualitade. Ed egli era capitanio
1) Il t Parce que le geni ne s' aperceussent, que lor mere enst conceu.
2) Il t Une feme qui servait a touz communément, et tels femes sont apelèes en latin Ines. Cele feme prist les enfant,
et les norri moli doucement; et por ce fu il dit que il esto- ient fi d'une he: mais ne estoient mie.
Una variante legge looves per Ines. Nei dialetti del veneto è lovo per lupo : nei lombardi è luia per lupa di lupanari.
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di tutti \ E quando egli seppe il suo nascimento, non mollò mai di rauaare gente di diverse ma- niere , e di guerreggiare contra Amulio che avea tolto il regno al suo avolo. E tanto fece per sua prodezza, che egli il vinse, e tolsegli il regno, e rendello a Numitor che era ancora vivo 2.
Ma poi non guari tempo lo fece morire, ed egli fu re in suo 3 luogo. E lui edificò Roma, la qual fu così chiamata per suo nome. Poi fece mo- rire Remolo , eh' era suo frate, e poi il padre della moglie , che era signore del tempio degli idoli e di tutti li sacrificii del paese, e a lui ri- mase T eredità di ogni cosa. E sopra tutti gli altri ebbe la signoria di Roma.
E fu Roma incominciata quattromilia trecento ventiquattro anni dopo la distruzione di Troia 4.
E quando Romulo passò di questa vita , ri- mase la signoria a Numa Pompilius che non fu
1) Il t il conversoit avec les Jones bachelers , et les le- giers homes inalfaitors , dont il estait maistres et chevetains. Et quant on li descovri sa naissance etc.
2) Il ras Vis. e rendellonn a loro aulo. Che cra^ancor vivo, inutile aggiunta di Bono. Poteva rimettere in trono un morto ?
3) Bono qui aggiunge in suo luogo , e più sotto de- gli idoli.
4) Il t et ainsi fu Rome commende IIII"l.CCCC. ans. et IIIIX.IIII. apirs le commencement don siede; ce. fu CCC. XIII. ani après la destruction de Troie.
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suo ' figliuolo. E poi regnò Tullius Ostilius. E poi regnò Ancus Marcius. Poi Tarquinus Priscus re2. E poi lo re Servius. E poi regnò Tarquino orgo- glioso . il figlio del quale per sua superbia fece onta e oltraggio * a una gentile donna di Roma d'alto lignaggio, per giacere con lei carnalmente. E quella donna aveva nome Lucrezia, che era una delle migliori donne del mondo, e delle più * caste.
E per questa cagione fu egli cacciato del suo regno. E fu stabilito per li Romani, che giam- mai non v'avesse re, ma fosse la città di Roma e tutto il suo regno governato per senatori e per consoli e per tribuni e per altri ufficiali secondo che le cose fossero 5 . E quella signoria durò
1) Corretto colla storia e col x qui ne fu pas ses filz. Le stampe leggevano Numa Pompilio suo figliuolo.
2) Poi Tarquinus primo re della stampa, corretto colla storia e col r Priscus.
3) Leggeva la stampa Tarquino orgoglioso, che per suo oltraggio e per sua superbia fece oste a una gentile donna di Roma. Raffazzonato col t Tarquinus li Orgtiilleus , le cui fil, par son orgueil, fist honte et outrage.
4) Il t più gentile con Lucrezia : une des meillors don monde , et la plus chaste. Cos'i anche il ms. Vis.
5) Il t più esplicito par les senators, et par. les consu- les, et patrìces, et tribuns , et dicteors , et par autres offi- rifms, selonc ce que les choses semient grani , et dedanz la vile et dehors.
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quattrocento sessa n taci nque anni. Infìno a tanto che Catellina fere la congiurazione in Roma, con- tra a coloro che governavano Roma l. Ma quella congiurazione fu discoverta , per lo grande savio Marco Tullio lo meglio parlante uomo del mondo, e mastro di retorica. E allora era egli consolo di Roma quando quella giura si fece 2. E egli per lo suo grande senno sì li vinse, e prese, e feceli tutti guastare e distruggere delle persone 3, per lo consiglio del buono Catone che li giudicò alla morte. Ma non furono presi tutti , che molti ne camparo 4. E Giulio Cesare non li volle giu- dicare a morte, ma consigliò che fossero messi in forti prigioni di fuori 5 di Roma. E però dis- sero molti che egli fu compagno di quella giura. E al vero dire , egli non amò mai ne senatori. né gli altri ufficiali di Roma, né ellino amavano
1) Il t ha di più par le muement des dìgnitez. Il ras. Vis. per la invidia della dignitade che delli (che etti) areano.
2) Quando quella giura si fece. Inutile aggiunta del Giamboni.
3) Il t col ras. Vis., et en priât , et fisi de s fruire une grant partie.
4) Manca al t ed al ras. Vis: Ma non furono presi tutti, che molti ne camparo.
5) Fuori di Roma, è precauzione politica aggiunta da Bono.
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lui, però che egli era stratto del lignaggio ' di Enea. E appresso di ciò, si eia egli di sì grande coraggio e sì forte 2, che egli aveva grande parte della signoria di Roma, siccome li suoi anteces- sori aveano avuto.
Capitolo XXXVII.
Qui dice della congiurazione di Catenina.
Quando la congiurazione fu scoperta , il po- dere di Catellina fu indebilito. Egli si fuggì in Toscana a una città che aveva nome Fiesole, e fecela ribellare contra Roma. Ma li Romani vi mandaro grandissimo oste, e trovare Catellina a piedi di una montagna , con tutta la sua oste e con tutta la sua gente. E ciò fu in quella parte ov' è la città di Pistoia. E ivi fu Catellina vinto in battaglia, e morti molti di suo' 3, e anche una grande parte di Romani. E per quella grande pesta di quella grande uccisione fu appellata la città di Pistoia.
1) Il t estraiz de la lignie le Jil Enee. Il ms. Far. legge